RECORD SUSSIDI E TAGLIO TASSI FED
Oramai l'inflazione sembra quasi essere passata in secondo piano di fronte ai dati del mercato del lavoro in Usa, dati assolutamente fondamentali e che hanno confermato la loro importanza nella giornata di giovedí quando sono usciti simultaneamente i dati sull'inflazione e i dati sulle richieste di sussidi. Aumento dell'inflazione, elemento che frenerebbe qualunque banchiere centrale, e aumento record delle richieste iniziali di sussidi che raggiungono le 263k unitá, il massimo da settembre 2017 ad esclusione della pandemia. L'aumento dei sussidi suggerisce il peggioramento del mercato del lavoro, quest'ultimo fondamentale per la Fed in merito alle decisioni sui tassi, infatti le aspettative degli operatori sono ancor piú a favore di un taglio dei tassi anche di fronte ad un aumento dell'inflazione dal 2,7% al 2,9%. Per la giornata di mercoledi infatti é atteso un taglio e ulteriori peggioramenti dei dati del mercato del lavoro che usciranno ormai ogni giovedi, potrebbero essere molto incidenti sulle aspettative dei prossimi tagli di fine ottobre e inizio dicembre. Ricordiamo che da poco vediamo che una piccola percentuale di operatori si attende 4 tagli per dicembre, mentre la stragrande maggioranza ne attende 3, ipotesi oramai quasi certa a queste condizioni. Eventuali ribassi dell'inflazione, accompagnati da un peggioramento dei dati del mercato del lavoro potrebbero portare gli operatori ad aspettarsi piú du 3 tagli.
TASSI IN UK E GIAPPONE FERMI?
Questa settimana vedremo la decisione sui tassi da parte della BoE e della BoJ, entrambi dovrebbero lasciare i tassi fermi secondo le stime degli operatori. La BoE é incastrata da un'inflazione relativamente alta che dovrebbe salire dal 3,8% al 3,9% mentre la disoccupazione é attesa stabile al 4,7%, entrambi dati che usciranno tra martedí e mercoledí e che di fatto bloccano un eventuale taglio da parte della banca centrale degli Uk. La situazione in Uk quindi sembra non sbloccarsi, cosí come in Giappone dove la situazione é opposta in termini di direzione della politica monetaria, infatti la BoJ ha tutte le carte per alzare i tassi ma le aspettative parlano di tassi fermi allo 0,5%. Con un'inflazione piú alta rispetto al target, anch' essa in via di aggiornamento venerdí notte e prevista passare dal 3,1% al 2,8%, e una disoccupazione relativamente bassa, la BoJ ha tutte le carte per alzare i tassi e cercare di avvicinare il costo del denaro al target di inflazione ma a quanto pare non si vuole compiere questo passo, una paura derivante da un eventuale peggioramento della situazione economica che vede un mercato immobiliare che si regge fondamentalmente sui tassi bassi. Al momento quindi la situazione rimane in stallo per queste banche centrali che potrebbero muoversi nel corso dei prossimi mesi, dopo il prossimo taglio Fed che potrebbe di fatto influire in modo impattante sul dollaro da qui a fine anno.
OBBLIGAZIONI NEL MIRINO DEGLI OPERATORI
Il taglio dei tassi Fed é molto importante in quanto impatta direttamente il dollaro e di conseguenza il mercato obbligazionario. I rendimenti in Europa rimangono relativamente alti per via della concorrenza sul mercato con i titoli Usa che al momento quotano tra il 3,5% e il 4% tra le scadenze a 2 e 10 anni, livelli alti rispetto all'Europa, pertanto anche in Europa si attende il taglio dei tassi della Fed per vedere eventualmente dei rendimenti in discesa. Inoltre dobbiamo considerare il declassamento della Francia sul rating sovrano che potrebbe portare tensione a tutto il mercato europeo, evento non del tutto scontato. Al momento il mercato obbligazionario, insieme al mercato valutario, rappresenta il mercato da osservare per i prossimi mesi.
AZIONARIO SENZA FRENI
Oramai il laterale sui massimi con tendenza strutturalmente rialzista sembra essere una condizione perenne, soprattutto sui mercati americani, forti di un dollaro che si é deprezzato a differenza dei mercati europei che sembrano essere relativamente piú deboli a livello tecnico. La situazione sui fondamentali sembra essere fuori controllo, ultima la salita incredibile di Oracle che si é avvicinata ai 1000 miliardi di capitalizzazione per poi tornare a 850 miliardi nella giornata venerdí. Il Buffett Indicator é sulla soglia del 217%, livelli visti solamente nella crisi della bolla delle dotcom, una condizione oramai di normalitá che suona come un campanello di allarme per il lungo periodo. Multipli esagerati, capitalizzazioni pari a debiti pubblici di paesi del G7, la situazione é poso sostenibile se si guardano i fondamentali, ma a livello tecnico non abbiamo alcun segnale di debolezza. Attenzione al taglio dei tassi Fed perché si potrebbe innescare una situazione non proprio positiva per i mercati in quanto storicamente, a paritá di condizioni macro, un ciclo di tagli dei tassi ha sempre coinciso con ribassi importanti per i mercati azionari.
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