La seduta di venerdì sul cambio EUR/USD è caratterizzata dall'attesa per la pubblicazione dei dati statunitensi sui Nonfarm Payrolls (NFP). Il dato potrebbe influenzare in modo significativo l'andamento della coppia valutaria nel breve termine, soprattutto perché i mercati stanno attribuendo una probabilità sempre maggiore a un nuovo rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve nella riunione di dicembre.
Le aspettative sulla politica monetaria statunitense si sono rafforzate dopo le recenti dichiarazioni di alcuni esponenti della Fed, orientate verso una linea più restrittiva. Secondo alcuni responsabili della politica monetaria, l'inflazione rimane troppo elevata e potrebbe rendersi necessario un ulteriore inasprimento delle condizioni monetarie. Attualmente, i mercati stimano intorno al 70% la probabilità di un rialzo dei tassi a dicembre. Aspettative simili stanno emergendo anche in Europa, dove l'accelerazione dell'inflazione e l'aumento dei costi energetici stanno esercitando ulteriori pressioni sulla Banca centrale europea (BCE).
Anche le recenti dichiarazioni dei rappresentanti della BCE stanno influenzando l'andamento dell'euro. Alcuni esponenti dell'istituto hanno sottolineato la necessità di ulteriori rialzi dei tassi, ritenendo che i mercati potrebbero sottovalutare l'entità della stretta monetaria necessaria per riportare l'inflazione sotto controllo in modo duraturo. Il dollaro, invece, risente anche dell'esito delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, che hanno portato i Democratici a conquistare il controllo di entrambe le Camere del Congresso, aumentando il rischio di una situazione di stallo politico a Washington.
EUR/USD viene scambiato intorno a quota 1,1200 e i dati sul mercato del lavoro in uscita oggi potrebbero determinare se il dollaro riuscirà a mantenere il vantaggio accumulato di recente. L'attenzione degli investitori resta concentrata sui Nonfarm Payrolls, sulle aspettative di inflazione e sulle differenze tra gli orientamenti di politica monetaria della Fed e della BCE.

Fonte: Team di ricerca di XTB
I principali fattori che influenzano attualmente EUR/USD
Nonfarm Payrolls: i dati sul lavoro potrebbero influenzare la decisione della Fed a dicembre
L'evento principale della seduta di oggi sarà la pubblicazione del rapporto sul mercato del lavoro statunitense. Gli economisti prevedono che a ottobre siano stati creati circa 65.000 nuovi posti di lavoro nel settore non agricolo, dopo l'aumento di 29.000 unità registrato a settembre. Il tasso di disoccupazione dovrebbe rimanere stabile al 4,2%. Anche l'andamento dei salari sarà importante: una crescita sostenuta delle retribuzioni potrebbe continuare ad alimentare le pressioni inflazionistiche, soprattutto nel settore dei servizi.
La Fed deve ancora fare i conti con un'inflazione persistente, mentre le recenti dichiarazioni dei suoi esponenti indicano che un ulteriore inasprimento della politica monetaria resta una possibilità concreta. Alcuni responsabili della politica monetaria sono favorevoli a graduali rialzi dei tassi, sottolineando che le pressioni sui prezzi non si sono ancora attenuate abbastanza da consentire alla banca centrale di considerare conclusa la lotta all'inflazione.
Se i dati NFP di oggi dovessero superare nettamente le aspettative e la crescita dei salari si confermasse sostenuta, il dollaro potrebbe ricevere un ulteriore impulso. Un risultato di questo tipo rafforzerebbe le aspettative di un rialzo dei tassi a dicembre. Al contrario, una crescita più debole dell'occupazione, accompagnata da un rallentamento dei salari, potrebbe ridimensionare le prospettive di un'ulteriore stretta monetaria e spingere al ribasso i rendimenti dei Treasury statunitensi. In questo scenario, EUR/USD potrebbe trovare spazio per recuperare terreno.
L'inflazione mette sotto pressione sia la Fed sia la BCE
Le aspettative sull'inflazione rappresentano un altro fattore determinante. Nell'Eurozona, l'inflazione complessiva misurata dall'indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) è salita al 4,0% su base annua a ottobre, raggiungendo il livello più alto degli ultimi tre anni. L'inflazione core è rimasta al 2,5%, a indicare che le pressioni sui prezzi non riguardano soltanto un singolo comparto dell'economia.
L'aumento dei costi energetici assume particolare importanza, poiché nei prossimi mesi potrebbe riflettersi sui prezzi di altri beni e servizi. I rappresentanti della BCE hanno avvertito che questo scenario aumenta il rischio che l'inflazione diventi persistente e potrebbe rendere necessario un ulteriore inasprimento della politica monetaria. Secondo le loro valutazioni, i mercati potrebbero sottostimare l'entità dei futuri rialzi dei tassi. La questione, infatti, non riguarda soltanto la prossima decisione di politica monetaria, ma anche il percorso dei tassi necessario per riportare l'inflazione al livello obiettivo. Attualmente, le aspettative dei mercati indicano due o tre rialzi dei tassi nei prossimi dodici mesi.
Si tratta di un elemento importante per l'euro, perché suggerisce che la BCE potrebbe mantenere una politica monetaria restrittiva ancora a lungo. Tuttavia, la banca centrale dovrà anche valutare gli effetti dell'aumento del costo del credito sull'economia europea. Negli Stati Uniti, invece, l'attenzione è concentrata sul rapporto tra mercato del lavoro e inflazione. Se i salari continueranno a crescere rapidamente, la Fed potrebbe ritenere necessari ulteriori rialzi dei tassi.
Fed e BCE: possibili rialzi dei tassi a dicembre per entrambe le banche centrali
Uno degli sviluppi più rilevanti è la possibilità che entrambe le banche centrali aumentino i tassi di interesse nelle rispettive riunioni di dicembre. Per la Fed, i principali fattori a sostegno di questa ipotesi sono la persistenza dell'inflazione e l'orientamento restrittivo di alcuni esponenti dell'istituto. Nell'Eurozona, invece, le pressioni derivano soprattutto dall'aumento dei prezzi dell'energia e dai timori legati agli effetti di secondo impatto, ovvero alla trasmissione dei maggiori costi agli altri settori dell'economia.
Per EUR/USD, non saranno determinanti soltanto le decisioni annunciate a dicembre, ma anche le indicazioni fornite dalle due istituzioni sul possibile andamento dei tassi nei mesi successivi. I rappresentanti della BCE hanno sottolineato che riportare l'inflazione al livello obiettivo potrebbe richiedere più di un rialzo. Se questa posizione dovesse trovare un consenso più ampio all'interno del Consiglio direttivo, gli investitori potrebbero iniziare a scontare un percorso di politica monetaria più restrittivo per l'Eurozona.
Anche la Fed potrebbe proseguire con i rialzi dei tassi oltre dicembre. Le persistenti pressioni inflazionistiche e la resilienza dell'economia statunitense lascerebbero infatti aperta la possibilità di ulteriori interventi restrittivi. L'andamento di EUR/USD dipenderà quindi dalle differenze nell'entità e nella velocità degli interventi delle due banche centrali. Una stretta monetaria più aggressiva da parte della Fed favorirebbe il dollaro, mentre aspettative più solide di ulteriori rialzi da parte della BCE potrebbero sostenere l'euro.
La vittoria dei Democratici pesa sul dollaro
La valuta statunitense ha risentito anche dell'esito delle elezioni di metà mandato. I Democratici hanno ottenuto una vittoria netta, conquistando il controllo sia della Camera dei Rappresentanti sia del Senato. Questo nuovo equilibrio politico aumenta il rischio di uno stallo a Washington e potrebbe limitare la capacità dell'amministrazione Trump di portare avanti alcune parti del proprio programma economico.
La prima reazione dei mercati è stata negativa per il dollaro. Gli investitori hanno iniziato a considerare la possibilità di una minore spesa pubblica e di un contributo più contenuto alla crescita dell'economia statunitense. Anche i rendimenti dei Treasury sono scesi, favorendo un recupero di EUR/USD.
Gli sviluppi politici, tuttavia, non hanno monopolizzato a lungo l'attenzione dei mercati. I successivi dati economici statunitensi e le dichiarazioni restrittive dei rappresentanti della Fed hanno nuovamente riportato al centro la politica monetaria. Questo suggerisce che gli effetti delle elezioni potrebbero emergere soprattutto nel medio periodo, mentre nei prossimi giorni i dati NFP e quelli sull'inflazione resteranno i principali fattori in grado di influenzare il dollaro.
EUR/USD attende indicazioni più chiare
EUR/USD continua a muoversi intorno a quota 1,1200, in attesa di un catalizzatore che possa determinarne la direzione nelle prossime sedute. Il dollaro beneficia delle aspettative di un rialzo dei tassi da parte della Fed a dicembre, mentre l'euro trova sostegno nell'accelerazione dell'inflazione e nelle dichiarazioni sempre più ferme dei rappresentanti della BCE.
Il rapporto NFP in uscita oggi potrebbe spostare gli equilibri. Dati sull'occupazione solidi e una crescita sostenuta dei salari aumenterebbero la probabilità di un rialzo dei tassi da parte della Fed a dicembre, esercitando potenzialmente nuove pressioni al ribasso su EUR/USD. Al contrario, un rapporto deludente indebolirebbe le ragioni a favore di un ulteriore inasprimento della politica monetaria statunitense e potrebbe favorire un ritorno dell'euro sopra quota 1,1200.
Nei prossimi giorni saranno importanti anche i dati sull'inflazione statunitense. Solo analizzando congiuntamente le condizioni del mercato del lavoro e l'andamento dei prezzi, gli investitori potranno valutare con maggiore chiarezza la possibilità che la Fed intervenga nuovamente sui tassi. Per quanto riguarda l'euro, l'attenzione resterà concentrata sulle indicazioni della BCE, soprattutto in merito all'entità dei rialzi che potrebbero rendersi necessari il prossimo anno.
I punti chiave
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Dati NFP sotto i riflettori: il rapporto sul mercato del lavoro statunitense sarà il principale appuntamento della giornata per EUR/USD. I mercati prevedono circa 65.000 nuovi posti di lavoro e un tasso di disoccupazione stabile al 4,2%.
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Dati solidi a sostegno del dollaro: una crescita sostenuta dell'occupazione e dei salari potrebbe aumentare la probabilità di un rialzo dei tassi da parte della Fed a dicembre, favorendo il dollaro.
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Inflazione in aumento nell'Eurozona: a ottobre l'IPCA è salito al 4,0% su base annua, aumentando le pressioni sulla BCE.
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Possibili rialzi per entrambe le banche centrali: sia la Fed sia la BCE potrebbero aumentare i tassi a dicembre. Sarà però soprattutto il percorso di politica monetaria previsto per i mesi successivi a influenzare EUR/USD.
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La vittoria dei Democratici pesa sul dollaro: l'esito delle elezioni di metà mandato ha aumentato l'incertezza politica negli Stati Uniti, penalizzando inizialmente la valuta americana.
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I prossimi movimenti di EUR/USD: dipenderanno soprattutto dai dati NFP di oggi, dai prossimi indicatori sull'inflazione e dalle prospettive di una stretta monetaria più aggressiva da parte della Fed o della BCE.
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