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I Democratici hanno conquistato il controllo sia del Senato sia della Camera dei Rappresentanti, confermando i precedenti segnali di una possibile «ondata blu». Il partito ha ottenuto risultati particolarmente significativi anche in Stati tradizionalmente repubblicani, conquistando seggi al Senato in Texas, South Carolina, Kansas e Iowa e mantenendo importanti seggi in Georgia e New Hampshire.
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La portata esatta della vittoria democratica in entrambe le Camere resta da definire, ma le stime più recenti sono le seguenti:
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Senato: 53-43 a favore dei Democratici. Considerando anche i senatori indipendenti alleati, i Democratici controllano attualmente 53 seggi, contro i 43 dei Repubblicani. Quattro seggi restano ancora da assegnare.
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I Repubblicani hanno subito perdite significative al Senato. I Democratici hanno conquistato almeno sette seggi precedentemente repubblicani, tra cui quelli in Texas, Kansas, Iowa, Ohio e nelle due Caroline, riuscendo al contempo a difendere importanti seggi in Georgia e New Hampshire.
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Camera dei Rappresentanti: 223-132 a favore dei Democratici. Il partito ha superato la soglia di 218 seggi necessaria per ottenere la maggioranza. Con i risultati di circa 80 distretti ancora in sospeso, la distribuzione finale dei seggi potrebbe comunque cambiare in misura significativa.
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Trump si troverà a governare con un Congresso controllato dall'opposizione. A partire da gennaio 2027, il controllo di entrambe le Camere da parte dei Democratici limiterà le possibilità di attuare il programma repubblicano.
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Con il Congresso a maggioranza democratica e Donald Trump alla Casa Bianca, i prossimi due anni saranno caratterizzati da un governo diviso. Sarà molto più difficile introdurre ulteriori tagli fiscali, deregolamentare i mercati e portare avanti importanti iniziative legislative, mentre è probabile un rafforzamento dell'attività di controllo del Congresso sull'amministrazione.
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Trump conserva tuttavia ampi poteri esecutivi, soprattutto in materia di commercio e politica estera. I risultati elettorali non implicano quindi automaticamente un'inversione delle politiche sui dazi o un cambiamento dell'approccio di Washington nei confronti dell'Iran.
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Dopo la pubblicazione dei risultati elettorali, il rendimento dei Treasury statunitensi a 10 anni è sceso intorno al 4,90%. Anche il dollaro si è indebolito (USDIDX -0,36%), mentre gli investitori hanno ridimensionato le aspettative di ulteriori tagli fiscali e di un'espansione della spesa pubblica. La reazione dei mercati riflette quindi sia il cambiamento del quadro politico sia le minori aspettative di crescita economica e stimoli fiscali negli Stati Uniti.
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I titoli tecnologici hanno subito pressioni, mentre i mercati hanno iniziato a scontare la possibilità di restrizioni più severe sull'espansione delle infrastrutture per l'intelligenza artificiale. L'opposizione alla costruzione di data center è in aumento, soprattutto per le preoccupazioni legate ai costi energetici, al consumo di acqua e alla pressione sulle infrastrutture locali. Questi rischi riguardano tuttavia principalmente le amministrazioni statali e locali, piuttosto che una politica federale democratica coordinata.
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La democratica Gina Hinojosa ha sconfitto Greg Abbott nelle elezioni per il governatore del Texas, mentre James Talarico ha vinto la corsa al Senato. Durante la campagna elettorale, Hinojosa ha sostenuto la necessità di rafforzare i controlli sullo sviluppo dei data center, un tema particolarmente rilevante per il Texas, uno dei principali mercati statunitensi per i progetti di infrastrutture dedicate all'intelligenza artificiale.
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L'indice US100 (Nasdaq 100) è arrivato a perdere oltre il 2%, prima di recuperare parte delle perdite. In Giappone, il JP225 (Nikkei) cede l'1,33%, con SoftBank e i titoli dei semiconduttori tra i principali ribassi. Anche i produttori di chip sudcoreani e taiwanesi hanno registrato perdite. Il movimento sembra essere determinato soprattutto da una nuova valutazione dei rischi normativi e delle prospettive di spesa per gli investimenti nelle infrastrutture AI.
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Il conflitto con l'Iran ha probabilmente penalizzato i Repubblicani a causa dell'aumento dei prezzi dell'energia e del costo della vita. Tuttavia, i sondaggi tra gli elettori indicano che anche le preoccupazioni economiche più generali, la corruzione e l'estensione dei poteri presidenziali hanno avuto un ruolo importante. La guerra va quindi considerata uno dei diversi fattori che hanno influenzato il risultato elettorale.
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Un Congresso a maggioranza democratica potrebbe aumentare la pressione politica sull'amministrazione e intensificare i controlli sul suo operato, ma Trump conserva ampi poteri in materia di sicurezza nazionale. I mercati non dovrebbero quindi scontare automaticamente la fine del conflitto con l'Iran. Le pressioni per una de-escalation potrebbero aumentare, ma le decisioni principali restano nelle mani della Casa Bianca.
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Il conflitto con l'Iran è ancora in corso. Le dichiarazioni dei Guardiani della Rivoluzione (IRGC) sulla distruzione di quattro petroliere tramite mine non hanno ancora trovato conferme indipendenti. Teheran subordina la riapertura dello Stretto di Hormuz alla revoca delle sanzioni, allo sblocco dei beni congelati e alla fine del blocco navale statunitense.
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Il tasso di disoccupazione in Nuova Zelanda è salito al 5,7%, raggiungendo il livello più alto degli ultimi 11 anni. L'occupazione è diminuita e la crescita dei salari ha rallentato. Questi dati rafforzano le aspettative che la RBNZ mantenga invariati i tassi di interesse, dopo la pausa annunciata la scorsa settimana.
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