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07:10 · 2 marzo 2026

Iran-Usa, le conseguenze sui Mercati

Punti chiave
Punti chiave
  • Petrolio supera i 70 dollari
  • Salgono Oro e Argento di circa un 2%
  • Azionario negativo, ribassi al momento intorno al -1% su tutti i mercati 
  • Dollaro poco mosso 

Conflitto in Medio Oriente, i mercati aprono molto tesi anche se la reazione piú eclatante é quella del petrolio che supera di netto i 70 dollari al barile mentre sugli altri mercati si inizia a delineare uno scenario di risk-off, ossia di vendita del rischio a favore della sicurezza. 

Petrolio sopra i 70 dollari 

Il petrolio ritorna sopra i 70 dollari al barile all'apertura delle contrattazioni e tocca un massimo a 75,33 dollari andando a confermare quanto era paventato ad inizio weekend sull'attacco all'Iran. Presto per parlare di inversione definitiva, ma il livello dei 70 dollari é cruciale per il trend di lungo periodo, pertanto ora il petrolio diventa uno degli asset da monitorare con forte attenzione per via anche della sua forte influenza sull'inflazione globale. Un suo rialzo potrebbe portare ad un nuovo aumento dei prezzi che avrebbe un'influenza molto importante su tutta l'economia globale. Un rialzo del prezzo del petrolio porta infatti ad un aumento delle transazioni commerciali, dei prezzi dei beni e dei prodotti finali e infine si scarica sui consumatori con un aumento generalizzato dei prezzi, una condizione che metterebbe pressione ad un consumatore giá alle prese con prezzi alti dal post-covid. La dinamica tecnica del petrolio era giá sulla via del rialzo, ma servono tuttora conferme dal punto di vista tecnico in quanto abbiamo un trend ribassista in atto dal 2022 e una salita del genere come quella di oggi non basta da sola a confermare un rialzo di lungo termine. Inoltre gli aggiornamenti della situazione bellica potrebbero essere determinanti sui movimenti di breve, pertanto la volatilitá attesa é molto alta e questo mercato potrebbe essere soggetto a forti oscillazioni. Ricordiamo inoltre che il petrolio é salito dai minimi del 2025 di oltre il 30%, il pericolo maggiore di questo rialzo dei prezzi é la sua influenza futura sull'inflazione globale. 

 

Grafico del Petrolio su base settimanale e la rottura al rialzo della trendline ribassista di lungo periodo - Fonte: XStation 

Gli Usa possono permettersi una guerra? 

Riflessione importante é quella relativa alla possibilitá degli Usa di proseguire un conflitto internazionale per lungo tempo. Gli Usa possiedono il debito pubblico piú alto al mondo, il rapporto debito/Pil é salito dal post-covid di oltre il 60% portandosi dai 22,4 trilioni di dollari agli attuali 37,6, lo stesso aumento che sta costringendo gli Usa a trovarsi nella condizione di affrontare sempre dei potenziali shutdown cosí come é successo sul finire del 2025 con lo shutdown piú lungo della storia americana. Una guerra comporta automaticamente un aumento del debito, condizione che gli Usa non possono affrontare neanche di fronte ad un Pil che in ottima salute. Il rapporto debito/Pil Usa é al 121%, altissimo considerando il fatto che solamente nel 2019 era poco sopra 103, l'incremento é enorme visto anche il Pil Usa sostanzialmente altissimo. Un eventuale aumento della disoccupazione in Usa, scenario che aprireebbe le porte ad una recessione, porterebbe gli Usa ad affrontare una situazione debitoria molto pericolosa per il lungo termine con conseguenze molto pericolose per la stabilitá del sistema finanziario. Unica soluzione, qualora si dovesse affrontare uno scenario di guerra a lungo termine é il forte abbassamento dei tassi da parte della Fed, ma questo dovrá essere accompagnato da un forte aumento del tasso di disoccupazione e una diminuzione importante dell'inflazione che risulterebbe difficile in un periodo dove il petrolio é visto in salita. 

Oro e Argento 

Oro e Argento salgono di circa un 2% ciascuno, un rialzo che prosegue la tendenza di recupero vista a febbraio ma che a livello tecnico potrebbe vedere uno stop dovuto ai massimi di gennaio che non sono stati violati e che fanno da tetto tecnico alle quotazioni. Oro a ridosso dei 5400 dollari l'oncia, sale senza interruzione da gennaio 2025 su base mensile, difficile replicare un movimento del genere a livello storico. L' argento si trova ancora ben al di sotto dei massimi di gennaio, febbraio ha provato ad allungare al rialzo ma non ha espresso forza. Sui metalli per questo mese ci potremmo aspettare dei movimenti interessanti soprattutto verso il basso anche se le dinamiche tecniche ancora non fanno parlare di debolezza a lungo termine. Ricordiamo inoltre che le materie prime sono quotate in dollari e il dollaro potrebbe essere messo sotto pressione in questo scenario. 

Il dollaro e il driver dello Yen 

Sul forex in questo momento comanda lo Yen, cosí come da qualche mese a questa parte. Per vedere un deprezzamento del dollaro dobbiamo assolutamente monitorare il cambio UsdJpy che di fatto si trova ancora in zona massimi. L'area dei 158 é cruciale ed é proprio da quell'area che la BoJ potrebbe intervenire per riportare lo Yen su livelli piú sostenibili per il Giappone, magari intervenendo direttamente sul cambio UsdJpy come é successo dal 2022 ad oggi, oppure agendo sui tassi in una situazione che si fa scottante in quanto l'inflazione é di recente in forte calo. Ricordiamo che ora ci troviamo a 1,5% di inflazione mentre a novembre 2025 eravamo a ridosso del 3%, un calo molto forte ed indicativo della situazione delicata che sta affrontando l'economia giapponese. In ogni caso, un calo di UsdJpy potrebbe essere accompagnato da un rialzo di EurUsd e GbpUsd, confermando la debolezza del dollaro a lungo termine e "aiutando" anche la situazione del Tesoro Usa relativa al pagamento delle cedole sui titoli emessi negli scorsi anni. 

Azionario sulle spine 

Dinamiche di prezzo ancora rialziste per alcuni mercati, in questo caso é il Nikkei a comandare le dinamiche dei mercati azionari che al momento sono divisi tra Usa e il resto del mondo. A febbraio i mercati Usa non hanno chiuso bene, sono i piú deboli a livello tecnico a differenza di Europa e Giappone che invece sembrano non voler cedere assolutamente. La situazione tecnica é ancora in divenire, i mercati da osservare sono sempre gli stessi da inizio anno, ossia Nikkei, Dow Jones e Ftse Mib dal lato dei forti mentre dal lato dei deboli abbiamo Nasdaq e Dax. Il conflitto attuale apre le porte per potenziali scenari ribassisti ma domanda e offerta comandano: una guerra puó portare volatiltiá ma non necessariamente dei movimenti direzionali negativi qualora non ci siano le condizioni tecniche. Per avere conferme di ribassi a lungo termine, dovremmo attendere almeno la chiusura di questa settimana, altrimenti il rischio é quello di vedere solamente l'aumento della volatilitá e il proseguimento dei trend visto fino ad oggi. 

 

 

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