10:22 · 15 ottobre 2026

Notizie del mattino: dollaro più debole, oro in forte rialzo e settore tecnologico in caduta libera: cosa sta muovendo il mercato❓

Le tensioni nello Stretto di Hormuz stanno aumentando rapidamente: la nave portacontainer GFS Pride, registrata a Singapore, è affondata dopo essere stata colpita da un proiettile di origine non identificata, mentre una seconda imbarcazione, la GFS Giselle, ha riportato danni allo scafo. Le autorità marittime di Singapore hanno definito gli attacchi «ingiustificati e in violazione del diritto internazionale». Anche l’Iran sta alzando i toni: secondo quanto riportato, il comandante dell’IRGC Ali Ozmaei avrebbe dichiarato che Teheran sta «contando i momenti» che la separano dalla possibilità di affondare navi da guerra statunitensi.

Gli Stati Uniti sostengono di avere il controllo dello stretto: il CENTCOM ha risposto affermando che «le forze statunitensi e i partner regionali controllano chiaramente lo Stretto di Hormuz». Inoltre, secondo alcune fonti, l’IRGC avrebbe ordinato l’evacuazione delle basi militari, nel timore crescente di un attacco statunitense. Un segnale che potrebbe indicare un’ulteriore accelerazione dell’escalation. Nel frattempo, sullo sfondo continuano gli attacchi degli Houthi contro gli impianti di Saudi Aramco, che alimentano il premio per il rischio sul mercato petrolifero.

Sul fronte Russia-Ucraina è scoppiata una controversia su Starlink: l’Ucraina ha accusato SpaceX di aver imposto senza preavviso limiti di velocità ai terminali attivi, compromettendo le operazioni con i droni. Elon Musk ha risposto che i sistemi Starshield sono di proprietà del governo statunitense e che eventuali restrizioni «dipendono in ultima analisi dal presidente». Alcune limitazioni sono già state parzialmente revocate, ma Kyiv chiede che vengano eliminate del tutto. Crescono inoltre le tensioni sulla «tregua energetica» annunciata da Trump, che Zelenskyy accusa la Russia di aver violato.

Il principale dato macroeconomico resta l’inflazione statunitense di settembre, risultata superiore alle attese. L’inflazione core è salita al 2,6% su base annua (previsioni: 2,5%), mentre l’indice generale ha raggiunto il 3,7%, spinto dall’aumento del 5,2% dei prezzi dell’energia. Si tratta di una conseguenza diretta dei rincari dei carburanti legati alla guerra con l’Iran: la benzina costa in media 4,33 dollari al gallone, contro i 3,08 dollari di un anno fa. Questi dati hanno alimentato i timori che la Fed possa inasprire la politica monetaria entro la fine dell’anno.

La reazione del mercato obbligazionario è stata tuttavia controintuitiva: nonostante il dato sull’inflazione superiore alle attese, i rendimenti obbligazionari sono inizialmente saliti, per poi perdere rapidamente tutti i guadagni e continuare a scendere. Il rendimento del Treasury decennale statunitense è calato a circa il 5,10%, il livello più basso delle ultime tre settimane e oltre 20 punti base al di sotto del picco raggiunto dopo la pubblicazione del CPI. L’interpretazione più semplice è che le vendite legate al settore dell’intelligenza artificiale stiano riducendo le aspettative di crescita, riportando le obbligazioni a svolgere il ruolo di copertura contro il rischio azionario. Il mercato stima intorno al 29% la probabilità di un rialzo dei tassi Fed a ottobre, rispetto al 22% precedente, ma attribuisce circa il 75% di probabilità a una conferma dei tassi sui livelli attuali.

La retorica della Fed rimane restrittiva, ma senza fretta di intervenire. Mary Daly, presidente della Fed di San Francisco, ha dichiarato che ulteriori rialzi dei tassi sono «più probabili che improbabili», pur non ritenendo necessario intervenire a ottobre. Goolsbee ha definito il dato sul CPI «scoraggiante», mentre il Beige Book ha segnalato pressioni sui prezzi legate al diesel. Citi ha già posticipato le proprie aspettative su un rialzo dei tassi a dicembre. Oggi l'attenzione dei mercati sarà rivolta agli interventi dei funzionari della Fed a Bangkok, compreso quello del presidente della Fed Kevin Warsh.

Wall Street ha registrato la terza seduta consecutiva in ribasso: l’S&P 500 ha perso l’1,11%, scendendo a 7.718,94 punti, mentre il Nasdaq Composite è arretrato dell’1,88%, segnando la giornata peggiore dal 23 luglio. L’indice dei semiconduttori SOX ha prolungato la discesa per la sesta seduta consecutiva. Il Dow Jones ha mostrato una maggiore tenuta, perdendo appena lo 0,09%. Le maggiori pressioni hanno colpito le società legate all’intelligenza artificiale e particolarmente sensibili ai costi di finanziamento, tra cui Oracle, CoreWeave e Nvidia.

Il problema del mercato, tuttavia, potrebbe andare oltre l’inflazione: osservando la composizione degli indici, emerge un netto deterioramento dell’ampiezza del mercato. Solo circa il 18% delle società dell’S&P 500 quota sopra la media mobile a 50 sedute e circa il 27% sopra quella a 200 sedute. Ciò significa che oltre l’80% dei titoli scambia al di sotto del proprio trend di breve periodo. Inoltre, la correlazione a 52 settimane tra l’indice equiponderato e quello ponderato per capitalizzazione di mercato è scesa a circa 0,67, il livello più basso mai registrato. Nei quasi 15 anni precedenti alla pandemia si era mantenuta tra 0,95 e 0,99. È un segnale che evidenzia come le mega-capitalizzazioni stiano sostenendo l’indice, nascondendo la debolezza del resto del mercato.

In Asia si è verificata una vera e propria ondata di vendite nel settore tecnologico: il KOSPI sudcoreano è crollato di quasi l’8% e il KOSDAQ ha perso l’8%, provocando una sospensione delle contrattazioni di 20 minuti. In Giappone, il Nikkei 225 è arrivato a perdere oltre il 5% durante la seduta, scendendo a circa 64.300 punti, mentre il più ampio indice Topix ha registrato una flessione più contenuta, pari al 2,5%. Le vendite hanno rispecchiato i ribassi di Wall Street, aggravati dai timori legati al finanziamento degli investimenti nell’intelligenza artificiale.

L’epicentro delle vendite è rappresentato dal settore delle memorie e delle apparecchiature per semiconduttori: SK Hynix e Kioxia sono crollate di oltre l’11%, Samsung Electronics ha perso circa il 9,3% e la giapponese Advantest è precipitata di quasi il 14%. SoftBank, principale investitore di OpenAI, ha ceduto circa il 9,4%, mentre Tokyo Electron ha perso oltre il 7%. Sul sentiment pesano i timori di un eccesso di offerta di memorie già a partire dal 2029 e i progressi compiuti dalla cinese CXMT nell’architettura 4F², che segnalano un’intensificazione della concorrenza. Musk ha inoltre dichiarato che la Cina produrrà «MOLTISSIMA RAM nel 2028».

Aumentano anche le tensioni sul credito legate all’intelligenza artificiale: il costo dei credit default swap (CDS) delle società tecnologiche sta raggiungendo livelli record. Gli spread dei CDS a 5 anni di Oracle si sono ampliati di 26 punti base, raggiungendo il record di 288 punti base. Quelli di SoftBank sono saliti a 424 punti base, mentre quelli di CoreWeave hanno superato i 1.000 punti base, livelli generalmente associati a debito in difficoltà. Il mercato sta quindi mettendo sempre più in discussione non tanto la domanda di intelligenza artificiale, quanto il costo necessario per finanziarne l’espansione.

Sul mercato valutario prevale un dollaro più debole, in calo dopo aver raggiunto il massimo degli ultimi 18 mesi, sulla scia della discesa dei rendimenti. L’euro si è rafforzato di circa lo 0,6%, raggiungendo quota 1,1225, mentre lo yen ha guadagnato terreno: il cambio USD/JPY è sceso dello 0,4%, a circa 157,7. A sostenere la valuta giapponese contribuisce anche la retorica restrittiva della Bank of Japan. Junko Koeda ha dichiarato che la banca centrale «non dovrebbe essere eccessivamente prudente» sui rialzi dei tassi, stimando un tasso neutrale ben superiore all’1%, rispetto all’attuale 1,25%.

Il dollaro australiano rappresenta un’eccezione tra le principali valute, indebolendosi dopo la pubblicazione di dati deludenti sul mercato del lavoro. A settembre l’occupazione è diminuita di 39.300 unità, contro una previsione di aumento di 20.000, mentre il tasso di disoccupazione è rimasto al massimo degli ultimi cinque anni, pari al 4,7%. Il mercato ha ridotto al 15% circa la probabilità di un rialzo dei tassi da parte della RBA a novembre, rispetto a quasi il 50% all’inizio del mese, spingendo il cambio AUD/USD verso quota 0,6956.

Sul mercato delle materie prime, i prezzi del petrolio sono in calo nonostante le tensioni geopolitiche. Il Brent ha perso circa l’1,7%, scendendo a circa 104,2 dollari al barile, mentre il WTI è sceso a circa 94 dollari. A pesare è una notizia di Reuters secondo cui l’amministrazione Trump starebbe valutando un allentamento delle sanzioni sulla cosiddetta «flotta ombra», con l’obiettivo di ridurre i costi di trasporto, ai massimi storici, e aumentare i flussi di petrolio dal Golfo. I prezzi elevati dei carburanti rappresentano un rischio politico in vista delle elezioni suppletive di novembre.

Nel rapporto di ottobre, l’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) avverte che le difficoltà di approvvigionamento sul mercato del diesel potrebbero persistere per buona parte del prossimo anno e che i nuovi attacchi contro l’Arabia Saudita rischiano di compromettere la ripresa dell’offerta. Gli analisti sottolineano che la mancanza di progressi nei negoziati tra Stati Uniti e Iran «lascia poche possibilità che lo stretto venga completamente riaperto». Tuttavia, il petrolio saudita continua a raggiungere i clienti attraverso rotte alternative e il rilascio delle riserve dell’IEA contribuisce a contenere i prezzi.

L’oro sta recuperando terreno dopo aver raggiunto il minimo settimanale: il metallo prezioso ha guadagnato circa l’1%, salendo a circa 4.146 dollari l’oncia. A sostenerlo sono il dollaro più debole e la discesa dei rendimenti, che riducono il costo opportunità di detenere un’attività che non offre interessi. Un ulteriore supporto arriva da una notizia di Bloomberg secondo cui la Cina potrebbe detenere una quantità di debito statunitense superiore a quella indicata dai dati ufficiali. Si sospetta che una parte delle posizioni transiti attraverso il Canada, le cui detenzioni sono salite a quasi 600 miliardi di dollari. L’argento è aumentato dello 0,7%, raggiungendo circa 56 dollari l’oncia, mentre anche platino e palladio hanno registrato rialzi.

Tra le singole società emergono diverse notizie. Anthropic, la società che ha sviluppato Claude, ha comunicato ricavi per il terzo trimestre pari a 16,8 miliardi di dollari, in aumento rispetto agli 11,6 miliardi del secondo trimestre e ai 4,7 miliardi del primo. In vista della possibile IPO di novembre, la società ha inoltre segnalato una redditività rettificata e un flusso di cassa positivo. Gli investitori si aspettano che i ricavi annualizzati raggiungano i 110 miliardi di dollari entro la fine dell’anno. Barclays ha inoltre osservato che un annuncio sulla fusione tra Tesla e SpaceX potrebbe arrivare già a dicembre.

Tra le altre società, Netflix ha annunciato il taglio di circa il 6% della propria forza lavoro, pari a circa 1.000 persone, soprattutto nei reparti prodotto, tecnologia, legale e risorse umane. OpenAI deve affrontare le cause legali intentate da otto Stati americani, secondo cui ChatGPT danneggerebbe i minori e fornirebbe informazioni fuorvianti ai genitori. Rocket Lab ha rinviato al 2027 il debutto del razzo Neutron, con il titolo in calo del 7% nelle contrattazioni successive alla chiusura. CoreWeave ha invece perso oltre il 15% a causa dei timori legati all’eccessivo indebitamento connesso agli investimenti nell’intelligenza artificiale.

Il mercato delle criptovalute sta registrando vendite sulla scia della generale avversione al rischio. Bitcoin è sceso brevemente sotto gli 81.000 dollari e sono state liquidate posizioni per un valore di circa 485 milioni di dollari. Attualmente quota intorno agli 80.900 dollari, in calo dello 0,8%, risentendo della generale fuga dagli asset rischiosi alimentata dai timori sui tassi di interesse e sul settore dell’intelligenza artificiale.

Cosa aspettarsi dalla seduta di oggi

Il principale appuntamento del pomeriggio sarà la pubblicazione dei dati statunitensi di settembre sui prezzi alla produzione (PPI) e sulle vendite al dettaglio, insieme alle richieste settimanali di sussidi di disoccupazione, attesi alle 14:30 ora italiana. Questi dati potrebbero influenzare ulteriormente le aspettative sulle prossime mosse della Fed.

Gli operatori seguiranno anche gli interventi dei funzionari della Fed a Bangkok, compreso quello del presidente Kevin Warsh, e i risultati trimestrali di TSMC. Per il gruppo è atteso il sesto trimestre consecutivo con ricavi record, con un utile netto in aumento del 65%, a circa 23,4 miliardi di dollari. La conference call è prevista alle 8:00 ora italiana. Nel corso della stagione delle trimestrali pubblicheranno i risultati anche alcune banche regionali statunitensi, tra cui U.S. Bancorp, PNC e Charles Schwab.

Sullo sfondo, sarà importante osservare se le vendite del settore tecnologico asiatico si estenderanno all’apertura dei mercati europei e se l’ulteriore calo dei rendimenti riuscirà ad allentare la pressione sui mercati azionari.

I principali mercati questa mattina. I futures sugli indici statunitensi e giapponesi registrano forti ribassi. Anche il dollaro è in calo. Al contrario, l’oro (GOLD) guadagna terreno, con prezzi in aumento di oltre lo 0,8%.

Fonte: xStation

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