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12:45 · 5 gennaio 2026

OIL.WTI, come influirà l'intervento degli Stati Uniti in Venezuela sul mercato petrolifero? 🔎

OIL.WTI
Commodities
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Gli eventi del fine settimana in Venezuela hanno scosso il ciclo delle notizie globali, ma finora hanno avuto un impatto limitato sui mercati finanziari. Al momento della stesura, petrolio, metalli preziosi e dollaro statunitense registrano rialzi contenuti.

Maduro è stato arrestato nel corso di un’operazione militare guidata dagli Stati Uniti.
Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno ora “pieno accesso” alle risorse del Venezuela e intendono favorire il ritorno delle compagnie petrolifere statunitensi nel Paese.
Al porto di La Guaira sono stati segnalati solo danni infrastrutturali minori, mentre la produzione di PDVSA è rimasta intatta.

Il petrolio è inizialmente sceso di circa lo 0,73% verso i 56,30 dollari al barile, per poi rimbalzare e scambiare ora intorno ai 57,45 dollari. Il mercato sta cercando di incorporare nei prezzi la probabilità di afflussi di capitale estero in Venezuela e la potenziale ricostruzione, da parte degli Stati Uniti, del settore petrolifero del Paese, fortemente deteriorato. Attualmente il Venezuela rappresenta solo circa l’1% della produzione globale dopo anni di sanzioni e sottoinvestimenti, pur detenendo circa il 17% delle riserve mondiali di petrolio. Le notizie relative a iniziative di capitale — tra cui un fondo di investimento da 2 miliardi di dollari guidato dall’ex dirigente di Chevron Ali Moshiri — hanno rafforzato le aspettative di un graduale aumento della produzione su un orizzonte temporale più lungo. Anche le principali compagnie petrolifere statunitensi stanno registrando forti rialzi, tra cui Chevron (+7,70%) ed Exxon Mobil (+4,45%), sulla base di speculazioni circa un loro possibile coinvolgimento nella ricostruzione delle infrastrutture venezuelane. Tuttavia, in una valutazione realistica, il ripristino dell’output richiederebbe anni di investimenti onerosi in pozzi, raffinerie e infrastrutture di trasporto, e alcune stime suggeriscono che un aumento significativo dell’offerta potrebbe non concretizzarsi prima del 2030 o oltre.

Alla luce di questo orizzonte di lungo periodo, i mercati hanno valutato l’impatto sull’offerta nel breve termine come limitato. I commenti del settore indicano che la ricostruzione del comparto petrolifero venezuelano è un “progetto di lunghissimo periodo” che potrebbe incontrare ostacoli prima di produrre risultati concreti, contribuendo ad attenuare i timori di un eccesso immediato di offerta. Parallelamente, nel fine settimana l’OPEC+ ha deciso di mantenere invariati i livelli di produzione, stabilizzando ulteriormente le prospettive dell’offerta per il primo trimestre del 2026.

In sintesi, gli sviluppi del fine settimana stanno avendo al momento un impatto più politico che fondamentale sui mercati. La principale reazione osservabile finora è stata un aumento della volatilità del petrolio, un moderato rafforzamento del dollaro statunitense e rialzi dei metalli preziosi, ancora una volta sostenuti dall’aumento dell’incertezza geopolitica.

 

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