10:09 · 18 agosto 2026

🏯Grafico del giorno: Fine dell'idillio in Giappone? L'indice JP225 perde oltre il 2%.

Dopo una fase di forti rialzi nella prima metà di agosto, oggi l'indice giapponese Nikkei 225 ha registrato un brusco calo di oltre il 2%. Il contratto sull'indice si attesta attualmente a 67.400 punti, accentuando le perdite insieme ai contratti sugli indici statunitensi. Se l'attuale pressione ribassista dovesse proseguire fino alla fine della sessione asiatica, potrebbe trattarsi della correzione giornaliera più marcata dalla fine di luglio.

L'ottimismo degli investitori ha subito una battuta d'arresto e l'avversione al rischio ha prevalso sui mercati dell'intera regione Asia-Pacifico. Alla base del netto deterioramento del sentiment in Giappone vi è una combinazione di diversi fattori chiave: dall'escalation delle tensioni geopolitiche, passando per l'aumento dei rendimenti obbligazionari, fino ai deludenti dati economici pubblicati ieri.

JP225 potrebbe essere in procinto di uscire dall'attuale trend rialzista di breve periodo.
Fonte: xStation5

Perché i titoli giapponesi stanno scendendo

1. Il rialzo del petrolio e il rischio di un'escalation in Medio Oriente

La geopolitica è stata il catalizzatore delle vendite. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha escluso categoricamente un'estensione del cessate il fuoco temporaneo con l'Iran, mentre i suoi toni duri, comprese le minacce nei confronti dell'Oman, hanno alimentato i timori sulla sicurezza degli approvvigionamenti di materie prime.

La reazione del mercato è stata immediata: il prezzo del petrolio Brent ha superato i 91 dollari al barile, mentre il WTI statunitense è salito oltre gli 84 dollari. Per il Giappone, un'economia quasi interamente dipendente dalle importazioni di energia, si tratta di una notizia negativa. Un forte aumento dei prezzi del petrolio comporta maggiori costi per le aziende e comprime i margini, spingendo naturalmente gli investitori a vendere azioni sulla Borsa di Tokyo.

2. I rendimenti dei titoli di Stato giapponesi ai livelli del 1996

Un altro importante fattore di pressione per il mercato azionario è rappresentato dal mercato obbligazionario. I rendimenti dei titoli di Stato giapponesi a 10 anni (JGB) sono saliti a circa il 2,95%, il livello più alto da settembre 1996.

L'aumento dei rendimenti dei titoli di Stato, considerati più sicuri, li rende un'alternativa sempre più interessante rispetto al mercato azionario, caratterizzato da un rischio maggiore. In un contesto di rendimenti in aumento, a soffrire maggiormente sono soprattutto le valutazioni delle società tecnologiche, con i capitali che si spostano verso i cosiddetti "beni rifugio".

3. Lo yen debole aumenta ulteriormente la pressione (USD/JPY in rialzo)

Sul mercato valutario si osserva un indebolimento della valuta giapponese. Il cambio USD/JPY è in rialzo e si avvicina a quota 159,7.

In genere, uno yen debole veniva accolto con entusiasmo dalla Borsa di Tokyo, poiché sosteneva la competitività dei grandi esportatori giapponesi. Nella situazione attuale, tuttavia, questo fenomeno rappresenta un'arma a doppio taglio. Con il prezzo del Brent oltre i 91 dollari, il deprezzamento dello yen fa aumentare drasticamente i costi dell'energia importata, colpendo direttamente l'economia domestica e il potere d'acquisto dei consumatori.

4. PIL debole e attesa per l'inflazione di venerdì

Anche i fondamentali macroeconomici interni non offrono particolari motivi di ottimismo. I dati pubblicati ieri sul PIL giapponese sono risultati piuttosto deboli: la crescita annualizzata del secondo trimestre si è attestata all'1,1%, contro il 2,1% atteso e l'1,9% precedente. Il dato ha ridimensionato l'entusiasmo per gli acquisti azionari e alimentato i timori sulla velocità di crescita dell'economia.

Inoltre, gli investitori stanno adottando un atteggiamento attendista in vista dell'importante dato sull'inflazione giapponese atteso venerdì. Il dato potrebbe determinare i prossimi passi della banca centrale in materia di politica monetaria, soprattutto alla luce della cosiddetta "inflazione importata" e dell'aumento dei rendimenti.

Sebbene un rialzo dei tassi sia generalmente negativo per il mercato azionario, un aumento del costo del denaro in questo momento potrebbe contribuire a porre fine alla debolezza dello yen.

5. Cosa aspettarsi ora?

Il calo odierno del Nikkei 225 rappresenta un classico esempio di fuga dal rischio di fronte all'accumularsi di diversi fattori di pressione. Dopo una prima metà di agosto positiva, il mercato era vulnerabile a una correzione e il catalizzatore è arrivato dalla geopolitica e dal petrolio, che hanno messo in evidenza le vulnerabilità dell'economia giapponese: la dipendenza dalle importazioni di materie prime e la pressione legata all'aumento del costo di finanziamento, con i rendimenti dei JGB ai livelli più elevati degli ultimi quasi tre decenni.

La volatilità potrebbe rimanere elevata sulla Borsa di Tokyo fino alla pubblicazione dei dati sull'inflazione di venerdì.

 

Il contratto sul Nikkei 225 è oggi lo strumento basato su un indice con la performance peggiore. Sebbene, dal punto di vista tecnico, l'indice mantenga un'impostazione positiva nel medio periodo, risulta al contempo fortemente ipercomprato rispetto alle medie degli ultimi 2 e 5 anni. L'indicatore RSI si trova in zona di ipercomprato.

Fonte: XTB

 


 
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