- Le prospettive di un accordo duraturo tra gli Stati Uniti e l’Iran si stanno indebolendo.
- I prezzi di petrolio e gas sono in aumento.
- I mercati azionari europei non mostrano una direzione chiara.
- Le società dei settori bancario, energetico e delle materie prime guidano il mercato.
- Le prospettive di un accordo duraturo tra gli Stati Uniti e l’Iran si stanno indebolendo.
- I prezzi di petrolio e gas sono in aumento.
- I mercati azionari europei non mostrano una direzione chiara.
- Le società dei settori bancario, energetico e delle materie prime guidano il mercato.
La mattina di lunedì ha portato un aumento dei prezzi del petrolio greggio e del gas naturale, principalmente a causa della mancanza di progressi nei negoziati tra Stati Uniti e Iran. La probabilità di un accordo duraturo tra i due Paesi, secondo il portale Polymarket, è in calo: attualmente la piattaforma stima circa un 40% di possibilità che ciò avvenga prima della fine di giugno.
Attualmente, un barile di Brent costa poco meno di 104 dollari, mentre un MWh di gas sulla borsa olandese TTF si aggira intorno ai 45 euro.
Questo pesa sugli indici europei, con il CAC 40 francese (-1,2%) che si distingue come il peggiore della giornata. Anche lo STOXX 600 paneuropeo (-0,2%) e il DAX tedesco (-0,4%) sono in territorio negativo, mentre il WIG20 polacco (+1%) è l’unico chiaro vincitore.
In cima ai listini troviamo società dei settori bancario, energetico e delle materie prime, che stanno beneficiando della riduzione delle prospettive di una fine imminente della guerra.
Figura 1: Dashboard della performance del settore bancario europeo [variazione % giornaliera] (11/05/2026)

Fonte: xStation, 11/05/2026 (14:05)
Figura 2: Dashboard della performance del settore energetico europeo [variazione % giornaliera] (11/05/2026)

Fonte: xStation, 11/05/2026 (14:07)
Figura 3: Dashboard della performance del settore europeo dei metalli e dell’industria mineraria [variazione % giornaliera] (11/05/2026)

Fonte: xStation, 11/05/2026 (14:06)
Dal punto di vista macroeconomico, l’attenzione principale è rivolta ai dati sull’inflazione provenienti dalla Cina. Sia l’inflazione CPI (dei consumatori) sia quella PPI (dei produttori) sono risultate ben superiori alle aspettative. Quest’ultima è particolarmente preoccupante, avendo raggiunto ad aprile il massimo degli ultimi 45 mesi (2,8%). Questo dato è coerente con le informazioni dettagliate emerse nei recenti report PMI, che mostravano un aumento dei prezzi degli input già prima dello scoppio della guerra in Medio Oriente.
Nel contesto descritto, lo yuan sta registrando una buona performance: il cambio USD/CNY ha superato negli ultimi giorni il livello di 6,80, un valore che non si vedeva da oltre tre anni.
Anche in Norvegia l’inflazione è leggermente aumentata. L’indice core è salito al 3,2%, suggerendo la necessità di un ulteriore inasprimento della politica monetaria. La scorsa settimana la Norges Bank ha aumentato il tasso di interesse di riferimento al 4,25%. I mercati stanno già scontando un ulteriore rialzo dei tassi entro la fine dell’anno, attribuendo circa il 40% di probabilità a due aumenti nel periodo considerato.
US OPEN: I semiconduttori mantengono il mercato a livelli record
Grafico del giorno: GBPUSD (11.05.2026)
Cosa aspettarsi questa settimana❓
Notizie del mattino: la proposta di pace dell'Iran è "INACCETTABILE"; i mercati subiscono un duro colpo ❗💥
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