Nonostante gli sforzi determinati di Jensen Huang, incluso il viaggio in Cina insieme a Donald Trump per negoziare un allentamento delle restrizioni sull’export di chip AI americani, sembra sempre più evidente che la missione si sia conclusa senza successo. Huang non sarebbe riuscito a ottenere alcuna concessione, mentre Pechino sta ora inviando uno dei suoi segnali più chiari degli ultimi mesi. Il settore tecnologico cinese dovrebbe fare sempre più affidamento su soluzioni domestiche invece che su semiconduttori americani.
Secondo le ultime notizie dei media, le autorità cinesi hanno inserito la GPU da gaming Nvidia RTX 5090D V2 in una lista di prodotti vietati. A prima vista potrebbe sembrare una misura limitata al mercato del gaming, ma le implicazioni sono molto più ampie. Il chip non era utilizzato solo dai videogiocatori, ma anche da alcuni ingegneri e aziende che sviluppano sistemi di intelligenza artificiale. La scheda dava accesso all’architettura Blackwell di Nvidia ed era considerata da parte del mercato una soluzione alternativa alle restrizioni USA sulle esportazioni.
Qui emerge la più grande ironia dell’intera situazione. Washington ha trascorso mesi cercando di limitare l’accesso della Cina ai chip AI più avanzati al mondo, mentre Nvidia ha tentato di trovare un compromesso creando versioni depotenziate dei propri prodotti esclusivamente per il mercato cinese. Il problema, però, è che anche questi chip limitati si sono rivelati sufficientemente potenti da supportare lo sviluppo dell’AI in Cina. Ora Pechino sembra pronta a rispondere con proprie misure, limitando ufficialmente l’accesso delle aziende cinesi alle ultime tecnologie Nvidia e promuovendo allo stesso tempo alternative domestiche prodotte da aziende locali.
La tempistica della decisione è anche altamente simbolica. Le notizie sull’inserimento della RTX 5090D V2 nella lista dei prodotti vietati sono emerse durante la visita di Donald Trump e Jensen Huang in Cina. È difficile non interpretarlo come una dichiarazione politica e una dimostrazione di forza da parte di Pechino. La Cina sta segnalando che non intende più dipendere dai fornitori tecnologici americani ed è pronta ad accelerare lo sviluppo del proprio ecosistema di intelligenza artificiale.
Per Nvidia la questione è molto rilevante, poiché la Cina è da tempo una delle principali fonti di domanda per hardware AI avanzato. Se Pechino dovesse davvero iniziare a limitare amministrativamente i chip Nvidia privilegiando soluzioni domestiche, ciò potrebbe portare nel tempo a una perdita permanente di una parte del mercato cinese per il colosso americano.
È proprio per questo che il mercato oggi guarderà con ancora più attenzione del solito i risultati trimestrali di NVIDIA. Le aspettative restano enormi, la valutazione dell’azienda è estremamente elevata e gli investitori hanno per mesi prezzato uno scenario di crescita quasi perfetto. Il problema è che, alle attuali dimensioni di Nvidia, anche la più piccola crepa nella narrativa di una domanda AI illimitata potrebbe essere rapidamente notata dal mercato.

Fonte: xStation5
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