06:53 · 1 giugno 2026

Mercato del Lavoro USA e Tassi

Punti chiave
Punti chiave
  • Nikkei a +118% dai minimi del 2025. Rendimenti cosí alti non si vedevano dal 1971 
  • Nuovi massimi e nessun segnale ribassista 
  • Tassi al Rialzo in Europa? 
  • Dati del lavoro Usa fondamentali nel fine settimana

Nikkei che tocca un nuovo massimo e segna un +118% dai minimi del 2025, mercati americani su nuovi massimi e entusiasmo alle stelle. Nel frattempo il petrolio Wti chiude il mese di maggio in negativo sotto i 90 dollari al barile, i titoli di Stato sembrano in procinto di invertire i rendimenti al ribasso, si prospetta un'estate interessante dal punto di vista tecnico. Per la settimana si attendono i dati del mercato del lavoro in Usa. 

Nikkei fa +118% dai minimi del 2025

Rendimenti cosí non si vedevano dal biennio 1971-1972 dove il Nikkei conseguí un rendimento intorno al 140% tra novembre 1971 e gennaio 1973, rendimenti incredibili che rivediamo ora dopo circa 55 anni. Un Nikkei cosí gli investitori retail non lo hanno mai visto e questo rappresenta una vera e propria eccezione dal punto di vista della lettura generale dei mercati. Sicuramente incide il fatto che dopo 35 anni, il Giappone sembra uscito dalla spirale inflazione-deflazione che ha caratterizzato l'economia nipponica dalla fine degli anni 80, pertanto questo potrebbe essere uno dei motivi insieme al fatto che la BoJ ha alzato i tassi mentre l'inflazione si trovava sui massimi, evento mai avvenuto in precedenza. Ora l'inflazione in Giappone é calata drasticamente a 1,4%, strano considerando il fatto che sono importatori di petrolio proprio dalla zona di Hormuz, il tutto con uno yen che si trova sui minimi con il dollaro seppur supportato dagli interventi della BoJ. Situazione molto particolare, molto "tirata" e che potrebbe vedere uno stop a breve dovuto alla forte discrepanza con i fondamentali. 

Nuovi Massimi Azionario e assenza di segnali ribassisti 

Nasdaq e S&P500 sembrano inarrestabili, segue il Dow Jones che sembrava essere propenso a vendere massimi fino a qualche mese fa. Per il momento vediamo anche un Dax che prova a salire verso i massimi visti a gennaio 2026, in sostanza mercati che non presentano alcun segnale di inversione. Nel breve questa salita potrebbe essere attribuibile ad una normale dinamica di mercato dove i market maker continuano a negoziare in presenza di controparti, una salita per inerzia e non perché i fondamentali sono di fatto appetibili. Infatti troviamo indicatori molto affidabili a lungo termine come il Buffett Indicator che si trovano su livelli mai visti, in questo momento al 237,8%, bruciando completamente ogni barriera al rialzo. Buoni i fondamentali delle aziende, dubbi vengono dal lato delle capitalizzazioni che risultano assolutamente esagerate rispetto al resto del mercato, soprattutto quelle delle Mag7. Per il momento abbiamo anche la forte attesa per l'IPO di SpaceX che si presume possa essere la piú grande IPO della storia che puntai 2000 miliardi di dollari di market cap e punta a raccogliere 75 miliardi di dollari superando il record di Saudi Aramco nel 2019. 

Tassi al rialzo in Europa? 

Secondo l'Ecb Watch Tool c'é una probabilitá del 92% di vedere un rialzo dei tassi da parte della Bce il prossimo 11 giugno, ma é possibile? Osservando gli ultimi dati preliminari relativi alle varie inflazioni in Europa, possiamo parlare di rialzi dovuti solo ed esclusivamente dal prezzo del petrolio, un'inflazione petrolio-dipendente. In pratica se il petrolio tornasse a scendere, vedremo anche l'inflazione tornare a scendere senza molti problemi e considerando la dinamica dei prezzi attuale, la probabilitá di un ribasso é alta. Per il momento le varie inflazioni europee non hanno visto forti accelerazioni al rialzo, ad esempio la Spagna conferma il 3,2% dello scorso mese, la Francia sale solo al 2,4% contro il 2,6% delle stime, la Germania vede addirittura un'inflazione in calo dal 2,9% al 2,6%, l'Italia al 3,2% dal 2,7% l'unica che sale secondo le stime. La situazione attuale vede sí delle inflazioni oltre il target, ma non al punto tale da allarmare una Bce per alzare i tassi di interesse in fretta e furia, non siamo nella stessa condizione del 2022. Per il momento, stando a quanto vediamo, la Bce potrebbe anche tenere i tassi fermi e attendere i prossimi dati soprattutto in relazione all'andamento del prezzo del petrolio che non sta vedendo forti rialzi come si pronosticava all'inizio del conflitto a fine febbraio. 

Petrolio al ribasso? 

Il Petrolio WTI chiude il mese in negativo, si conferma al momento la dinamica del 2022 dove si osservó un forte rialzo del petrolio durante lo scoppio del conflitto per poi vedere dei forti ribassi nel corso dei mesi successivi. La stessa dinamica la vediamo ora, massimi raggiunti a 120 dollari e ora siamo sotto i 90 dollari, un ribasso considerevole che potrebbe essere confermato nel corso delle prossime settimane. Qualora dovessimo vedere un ribasso del petrolio, ci possiamo attendere un ribasso dell'inflazione e la fine dei timori circa aumenti assurdi dei tassi di interesse. 

Dati del lavoro Usa

Si attendono i dati del mercato del lavoro in Usa con i tagli di posti di lavoro di Challenger, gli Adp, i Jolts e ovviamente i Nonfarm Payrolls e il Tasso di Disoccupazione. Per il momento la situazione appare resiliente, ma nel lungo termine il sentiero é negativo, ossia i dati a lungo termine vedono un ribasso soprattutto se dovessimo vedere un ritorno al ribasso dell'inflazione generale. I dati attuali ancora vedono una disoccupazione stabile al 4,3% e Nonfarm Payrolls positivi seppur con forti revisioni. L'inflazione alta sta frenando il peggioramento della disoccupazione in Usa.  

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