Sul fronte geopolitico, si intravede uno spiraglio diplomatico: secondo il Wall Street Journal, il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance ha inviato una lettera al capo del Consiglio di sicurezza iraniano, Mohsen Rezaei, nel tentativo di riavviare i negoziati di pace. I mediatori qatarioti hanno presentato all’Iran una nuova bozza di accordo per porre fine alla guerra con Stati Uniti e Israele, ma un alto funzionario iraniano l’ha respinta, definendola «idee inaccettabili che non costituiscono un’offerta». Il ministro degli Esteri iraniano ha tuttavia segnalato che Teheran è ancora disposta a dare una possibilità alla diplomazia e potrebbe completare il proprio piano in sette giorni in meno di una settimana.
Nonostante i segnali diplomatici, le tensioni militari non accennano a diminuire. Giovedì mattina, la coalizione guidata dall’Arabia Saudita ha abbattuto un missile balistico lanciato dagli Houthi verso la regione orientale del regno. Secondo quanto riportato, il giorno precedente i ribelli avevano colpito la più grande raffineria saudita, con una capacità di 550.000 barili al giorno. Sullo sfondo resta il rischio di un attacco statunitense contro l’Iran dopo le elezioni di metà mandato del 3 novembre, come già riportato dal New York Times. Inoltre, il Wall Street Journal riferisce che gli Stati Uniti hanno chiesto ai Paesi del Golfo di prepararsi a una campagna militare breve ma intensa dopo le elezioni.
L’evento economico più importante delle ultime 24 ore è stata la decisione della Fed. Come previsto, la banca centrale ha mantenuto i tassi sui federal funds nell’intervallo tra il 3,75% e il 4,00%, dopo il rialzo di 25 punti base deciso a settembre. Nel comunicato, la Fed ha sottolineato che l’inflazione «rimane elevata» e che il Comitato attende «ulteriori informazioni» prima di intervenire nuovamente. A sorprendere è stato il voto contrario di due membri, favorevoli a un rialzo dei tassi, tra cui la governatrice Lisa Cook, che dal suo insediamento nel 2022 non aveva mai votato contro una decisione.
Il governatore della Fed Kevin Warsh ha mostrato maggiore fiducia sul fronte dell’inflazione durante la conferenza, innescando un rialzo dei prezzi obbligazionari. Le aspettative di un aumento dei tassi a dicembre sono tuttavia rimaste pressoché invariate: il mercato continua ad attribuire una probabilità dell’80-84% a un rialzo. I due voti contrari confermano una tendenza favorevole a una politica monetaria più restrittiva. Un aumento dei tassi a dicembre, seguito eventualmente da un altro all’inizio del 2027, è ormai considerato lo scenario di riferimento. Warsh ha inoltre annunciato una modifica procedurale: dal 2027, alcune riunioni del FOMC non prevederanno una votazione sui tassi, riducendo così le occasioni in cui sarà possibile modificarli.
I risultati delle Big Tech si sono rivelati il vero banco di prova per il mercato, con esiti molto contrastanti. Gli investitori premiano gli investimenti nell’intelligenza artificiale che generano liquidità e penalizzano quelli che la assorbono. Lo dimostra il divario tra Microsoft, le cui azioni sono salite del 3-5% nelle contrattazioni after-hours grazie a un flusso di cassa superiore alle attese e a una crescita annua del 48% dei ricavi di Azure, e Alphabet, in calo di circa il 10%.
Alphabet ha perso quasi il 10% nelle contrattazioni after-hours, bruciando circa 400 miliardi di dollari di capitalizzazione. Per la prima volta in quasi quattro anni, la società ha mancato le stime sui ricavi e sugli utili, con un EPS rettificato di 2,67 dollari contro i 3,02 attesi. Soprattutto, ha registrato un free cash flow negativo per 9,07 miliardi di dollari, segnando il secondo trimestre consecutivo con un flusso di cassa in uscita. La preoccupazione più persistente riguarda tuttavia la crescita dei ricavi pubblicitari legati alla ricerca, inferiore alle attese. Google ha riconosciuto che il fenomeno è legato al crescente utilizzo di AI Mode, fornendo la prima prova concreta dei timori, presenti da tempo, che le risposte generate dall’intelligenza artificiale possano erodere il suo principale business pubblicitario. Il cloud è stato invece un punto di forza, con ricavi in crescita del 103% su base annua a 30,7 miliardi di dollari e un portafoglio ordini di circa 560 miliardi. Il direttore finanziario ha però annunciato che gli investimenti in conto capitale nel 2027 aumenteranno significativamente rispetto alla fascia prevista per quest’anno, pari a 195-205 miliardi di dollari.
Questa mattina, i futures sugli indici statunitensi sono in lieve calo: quelli sul Nasdaq-100 cedono circa lo 0,4%, mentre quelli sull’S&P 500 perdono circa lo 0,05%. Si osserva però una chiara rotazione: i futures sul Dow Jones guadagnano lo 0,3-0,4%, segnalando uno spostamento dai titoli tecnologici più costosi verso settori più tradizionali. I CFD sul US100 sono pressoché invariati (-0,05%), mentre quelli sul US500 registrano un lieve rialzo (+0,11%). La pressione sembra quindi concentrata soprattutto su Alphabet, senza tradursi in un’uscita generalizzata dal settore tecnologico. Nella precedente seduta ordinaria, infatti, l’S&P 500 aveva registrato il terzo rialzo consecutivo, sostenuto dai semiconduttori.
Anche le società software di dimensioni più contenute hanno subito forti ribassi. ServiceNow è crollata di circa il 18-19% dopo aver pubblicato risultati e previsioni deludenti, mentre Fortinet ha perso fino al 25% nonostante ricavi superiori alle attese, a causa di un margine lordo inferiore alle previsioni. Questi movimenti aumentano la pressione sul settore tecnologico e mostrano come gli investitori siano sempre meno indulgenti verso le aziende che spendono miliardi senza generare rendimenti sufficienti.
In Asia, le contrattazioni sono state volatili e disomogenee. Il Nikkei 225 giapponese ha alternato rialzi e ribassi, chiudendo infine in crescita di circa l’1%, soprattutto grazie ad Advantest, le cui azioni sono salite del 5-8% dopo una revisione al rialzo del 14% delle stime sugli utili. Il titolo ha contribuito per oltre 400 punti al rialzo dell’indice. Il Kospi sudcoreano ha perso circa l’1,2%, restituendo parte del balzo di quasi il 7% registrato il giorno precedente. Il CSI 300 cinese ha ceduto circa lo 0,8%, mentre l’Hang Seng ha guadagnato circa lo 0,5%. L’indice MSCI Asia-Pacifico escluso il Giappone è sceso dello 0,7% circa.
Samsung è stata al tempo stesso protagonista e delusione della seduta asiatica: nonostante risultati record, le sue azioni hanno perso circa il 4-6,6%. La società ha registrato un aumento di quasi nove volte dell’utile operativo, che ha raggiunto il record di 107.000 miliardi di won, con ricavi pari a circa 124 miliardi di dollari. È la prima azienda tecnologica a superare i 100.000 miliardi di won di utile operativo trimestrale. Gli investitori sono però rimasti delusi dal rinvio a fine gennaio 2027 dei dettagli sul piano di restituzione del capitale agli azionisti, soprattutto in confronto a SK Hynix, che il giorno precedente aveva annunciato ulteriori distribuzioni agli azionisti per circa 45 miliardi di dollari. Nel settore delle memorie, quindi, gli investitori non valutano più soltanto la redditività, ma anche la capacità delle aziende di restituire capitale agli azionisti.
Vale la pena soffermarsi su SK Hynix, i cui risultati del giorno precedente hanno mostrato come un’azienda legata all’intelligenza artificiale possa conquistare anche un mercato scettico: le sue azioni a New York sono balzate di oltre il 13%. Jim Cramer ha evidenziato diversi fattori alla base del rialzo: una valutazione contenuta, pari ad appena quattro volte gli utili previsti per il 2027; ricavi superiori alle attese di circa il 6%, con un margine lordo dell’85,7%; una crescita accelerata delle spedizioni; e una produzione praticamente interamente venduta fino al 2029 grazie a contratti a lungo termine. La società ha annunciato ulteriori investimenti nella capacità produttiva, sottolineando che la domanda è così elevata da poter assorbire la nuova offerta senza saturare il mercato. Un quadro che offre prospettive positive anche per Micron.
Nel mercato valutario, il dollaro è stabile rispetto alle principali valute. L’indice si attesta intorno a 102,2, dopo aver perso lo 0,2% il giorno precedente. I CFD sul USDIDX guadagnano circa lo 0,11%, raggiungendo quota 102,1. EUR/USD è in lieve calo, con i CFD in discesa dello 0,12% a circa 1,1137, mentre USD/JPY è pressoché invariato intorno a 157,9. Spicca il dollaro neozelandese, che perde un ulteriore 0,2% e scende a circa 0,5615, dopo il crollo dell’1% del giorno precedente. La Reserve Bank of New Zealand ha infatti sorpreso il mercato lasciando invariati i tassi. La Bank of Canada, invece, ha aumentato i tassi per la prima volta in oltre tre anni, avvertendo che potrebbero seguire altri rialzi.
Nel mercato delle materie prime, il petrolio è in calo e restituisce parte dei guadagni della seduta precedente: le speranze di una ripresa dei negoziati di pace hanno prevalso sui timori di interruzioni dell’offerta. Il Brent scende a circa 110 dollari al barile, mentre il WTI si attesta intorno a 101,50 dollari. I CFD sul petrolio sono lievemente negativi nella seduta odierna (OIL -0,38%, OIL.WTI -0,45%). I prezzi restano sostenuti dall’intensificazione degli attacchi degli Houthi e dal rischio di un attacco statunitense contro l’Iran dopo le elezioni di metà mandato, ma risentono delle notizie su una ripresa della produzione russa. Dal 15 ottobre, data dell’attacco alla raffineria di Ryazan, non sono stati confermati altri attacchi, consentendo alla capacità di raffinazione russa di aumentare di 350.000 barili al giorno. Le scorte di petrolio greggio statunitensi sono diminuite di 1,9 milioni di barili, contrariamente alle attese di un aumento.
Anche i metalli preziosi sono sotto pressione. L’oro perde circa lo 0,58% e scende a circa 4.028 dollari l’oncia (CFD GOLD), proseguendo la discesa sotto il livello di supporto chiave dei 4.100 dollari osservata negli ultimi giorni. A pesare sono i rendimenti dei titoli decennali, ancora intorno al 5%, e le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi da parte della Fed. L’argento registra una flessione ancora più marcata, con i CFD in calo di circa il 2,05% a 52,7 dollari.
Oltre alle Big Tech, la stagione delle trimestrali ha provocato diversi movimenti significativi. Chipotle ha guadagnato circa il 5-7% nelle contrattazioni after-hours grazie a vendite comparabili superiori alle attese, mentre Carvana è salita di circa il 10% dopo aver superato le stime sui ricavi e dopo la chiusura senza provvedimenti dell’indagine della SEC. Al contrario, Sprouts Farmers Market è crollata di circa il 18% dopo risultati deludenti su più fronti. Sul fronte delle fusioni e acquisizioni, Lumentum è balzata di circa il 9-11% dopo le indiscrezioni di Bloomberg secondo cui Marvell, il cui titolo ha perso l’8%, starebbe negoziando l’acquisizione della società. DoorDash potrebbe invece annunciare già giovedì l’acquisto di Instacart, con Maplebear in rialzo del 3%.
Un’altra notizia riguarda le società neo-cloud, in calo dopo che gli investimenti in conto capitale di Microsoft si sono attestati a 45,2 miliardi di dollari, al di sotto dei 50,7 miliardi attesi. La minore spesa suggerisce che i partner infrastrutturali continuano a fornire capacità. CoreWeave e Nebius hanno perso entrambe circa il 5%, mentre IREN è scesa di circa il 3%. Sullo sfondo, Elon Musk prevede il collasso di oltre 200 società neo-cloud, sostenendo che «i mercati del debito hanno quasi completamente chiuso l’accesso ai finanziamenti» per le aziende che non generano ricavi significativi al di fuori dei data center dedicati all’intelligenza artificiale. Gartner prevede inoltre che entro il 2030 l’80% delle società neo-cloud verrà acquisito o scomparirà.
Il mercato delle criptovalute è interessato da vendite diffuse, in un contesto di generale avversione al rischio legata all’intelligenza artificiale. Bitcoin perde circa l’1,5% e scende intorno a 79.900 dollari, al di sotto della soglia psicologica degli 80.000 dollari.
Cosa aspettarsi dalla seduta odierna
L’attenzione sarà rivolta ai dati sull’inflazione PCE di settembre, l’indicatore preferito dalla Fed, in pubblicazione nel pomeriggio, insieme alla prima stima del PIL del terzo trimestre e alle richieste settimanali di sussidi di disoccupazione. Le stime di consenso prevedono un aumento mensile dello 0,3% e annuo del 3,1% per il PCE core, mentre i consumi dovrebbero crescere dello 0,5% su base mensile.
Con il rialzo dei tassi a dicembre ormai quasi interamente scontato dal mercato, i rischi sembrano orientati verso una possibile reazione a dati più deboli. Un dato sull’inflazione superiore alle attese difficilmente cambierebbe lo scenario, mentre una lettura più contenuta potrebbe indurre gli operatori a riconsiderare l’ipotesi di una politica monetaria più restrittiva.
Sul fronte delle trimestrali, questa mattina pubblicheranno i risultati Caterpillar, Merck ed Eli Lilly. Dopo la chiusura dei mercati, saranno invece sotto i riflettori Amazon, in particolare per la crescita di AWS e le indicazioni sugli investimenti nell’intelligenza artificiale, e Intel. Dopo la reazione negativa ai risultati di Alphabet, Amazon dovrà affrontare il difficile compito di ristabilire la fiducia del mercato nel suo complesso.
È attesa inoltre oggi la decisione della BCE sui tassi d’interesse, che dovrebbero rimanere invariati. La riunione della Bank of Japan è invece in programma per domani.
Calendario economico: sotto i riflettori la decisione della BCE, l'inflazione PCE e i risultati di Amazon 🚨
Google delude, Microsoft solida
Live pre-Fed
Apertura Mercati USA: Il mercato è in attesa della Fed e dei risultati di Google
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