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Iran–USA: nessuna svolta sullo Stretto di Hormuz. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che Teheran non sta conducendo negoziati diretti con Washington, ma si limita a scambiare messaggi attraverso intermediari. L’Iran ha posto nuove condizioni, in gran parte già ripetute, per la riapertura dello Stretto: la revoca completa delle sanzioni, la fine del blocco navale e la sospensione delle operazioni militari – in sostanza, un ritorno all’accordo di giugno. Parlando con Axios, Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti stanno “mantenendo un profilo basso” e stanno semplicemente “negoziando a metà” con l’Iran, nella speranza che la pressione economica e l’elevata inflazione costringano Teheran a fare concessioni.
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Escalation su un secondo fronte – Yemen e Golfo Persico. Gli Emirati Arabi Uniti hanno riferito di un attacco missilistico iraniano contro una petroliera collegata ad ADNOC nello Stretto, senza vittime. Gli Houthi yemeniti hanno rivendicato un attacco con droni contro la raffineria di Saudi Aramco a Jazan, in Arabia Saudita, come ritorsione per la violazione dello spazio aereo yemenita da parte di droni sauditi, aprendo di fatto un secondo fronte parallelo a quello dello Stretto di Hormuz. Il CENTCOM statunitense ha riferito che, entro domenica, 55 navi mercantili erano già state dirottate (rispetto alle 35 della settimana precedente), due erano state neutralizzate e altre due erano state sottoposte a controlli nell’ambito del blocco navale.
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Netanyahu respinge il piano di Trump per Gaza. Parlando al suo gabinetto di destra, il primo ministro israeliano ha nuovamente respinto il piano di Trump in 15 punti, affermando che l’esercito non si ritirerà finché Hamas non sarà disarmato, nonostante Israele abbia di fatto sospeso le principali operazioni a Gaza sotto la pressione di Washington. Fonti della Casa Bianca suggeriscono che l’amministrazione consideri queste dichiarazioni parte della campagna elettorale israeliana e non le ritenga un vero ostacolo al piano.
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Mercato del lavoro statunitense e aspettative sulla Fed. Il rapporto NFP di luglio, più debole delle attese (-23.000 contro +80.000 previsto), ha fatto scendere la probabilità di un rialzo dei tassi della Fed a settembre dal 67% a circa il 44%, secondo il CME FedWatch. I mercati attendono ora il dato chiave sull’inflazione CPI di mercoledì, che potrebbe nuovamente spostare queste aspettative in entrambe le direzioni. Tuttavia, il rendimento dei Treasury USA decennali rimane elevato, intorno al 4,655%, vicino al livello del 4,70%, suggerendo che il mercato obbligazionario non abbia condiviso pienamente l’entusiasmo del mercato azionario.
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Wall Street chiude la settimana sui massimi storici, ma l’entusiasmo di venerdì è frenato dall’incertezza del weekend sullo Stretto di Hormuz. L’S&P 500 ha chiuso la scorsa settimana su un nuovo massimo storico, registrando la migliore settimana da aprile, sostenuto dai dati più deboli sul mercato del lavoro e dalle aspettative che la Fed possa rinviare i rialzi dei tassi. Tuttavia, i futures di lunedì sono contrastati in risposta alle dichiarazioni di Araghchi: il US500 guadagna poco meno dello 0,2%, mentre il US100 sale dello 0,25%.
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L’Asia reagisce positivamente ai guadagni di venerdì a Wall Street, ignorando in parte le tensioni geopolitiche. Il Nikkei 225 guadagna circa l’1,7–2%, sostenuto dal momentum dei titoli AI e dei semiconduttori proveniente da Wall Street, anche se l’incertezza in Medio Oriente limita ulteriori rialzi. Il Kospi sale di circa lo 0,5–0,8% grazie ai produttori sudcoreani di chip, mentre il Kosdaq è balzato di oltre il 5%, facendo scattare un circuit breaker a seguito della chiusura delle posizioni short. L’Hang Seng guadagna circa lo 0,7%, mentre l’ASX 200 è in lieve calo; nel riepilogo della riunione di luglio, la BOJ ha segnalato un rischio crescente di un’inflazione superiore alle attese, con alcuni membri orientati verso un ritmo più rapido di rialzi dei tassi a settembre.
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Cina: l’inflazione rallenta, l’economia è sotto pressione e, come se non bastasse, arriva un potente tifone. Il CPI cinese è aumentato solo dello 0,5% su base annua a luglio, il dato più debole da gennaio e inferiore alle previsioni (0,8%), mentre i prezzi alla produzione (PPI) sono aumentati del 3,5%, anch’essi al di sotto del consenso del 3,8%, segnalando un allentamento delle pressioni sui prezzi e della domanda interna. A ciò si aggiunge il tifone “Dolphin”, il più potente dell’anno, che ha colpito la provincia di Zhejiang, costringendo oltre un milione di persone a evacuare e causando l’interruzione delle attività offshore.
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USD/JPY: il cambio recupera dopo il calo di venerdì seguito ai dati NFP, ma la direzione rimane incerta. Il tasso di cambio è sceso da 158,30 a circa 156,70 dopo il debole rapporto sul mercato del lavoro, prima di rimbalzare e tornare verso 158,20. L’evento chiave della settimana sarà il dato CPI statunitense di mercoledì: qualsiasi risultato al di sotto dello scenario “caldo” limiterà ulteriori rialzi del dollaro. Il rischio di un intervento sul mercato valutario limita i guadagni verso quota 160, mentre uno scenario ribassista verso 155–156 richiederebbe sia un’inflazione statunitense più contenuta sia una de-escalation in Medio Oriente.
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Materie prime: petrolio e gas salgono per i timori legati allo Stretto di Hormuz; l’oro si avvicina ai massimi storici. Il Brent sale di circa l’1–2%, a circa 84,4 dollari al barile, mentre il WTI guadagna circa l’1,7–2%, portandosi a 78,4–78,8 dollari al barile, dopo che il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz è sceso a soli 8 transiti confermati venerdì (-33% su base giornaliera). Citi ha alzato la previsione sul Brent per il terzo trimestre a 80 dollari. Il gas naturale (NATGAS) registra il rialzo maggiore tra tutte le asset class, con un aumento del 2,67% a 2,735–2,745, riflettendo le crescenti preoccupazioni sul fronte energetico. L’oro è in lieve calo (-0,12%) a 4.335–4.336 dollari, dopo aver raggiunto il massimo delle ultime sette settimane in risposta ai dati deboli sul mercato del lavoro, anche se UBS evidenzia rischi nel breve termine mantenendo il proprio target a 5.000 dollari. L’argento sale moderatamente (+0,45%) a 63,74–63,83 dollari.
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Società: Berkshire Hathaway aumenta la liquidità disponibile, mentre Meta è sotto pressione in India. Il nuovo CEO di Berkshire, Greg Abel, ha intensificato i riacquisti di azioni, portandoli a 4,5 miliardi di dollari nel secondo trimestre (dai 235 milioni del primo trimestre) e, dopo 14 trimestri consecutivi da venditore netto di azioni, è diventato acquirente netto, con acquisti netti per quasi 20 miliardi di dollari, inclusi 10 miliardi di dollari in Alphabet. L’utile operativo è aumentato del 16%, a 12,98 miliardi di dollari, mentre la liquidità è scesa dal record di 397,4 a 365,5 miliardi di dollari. In India, una commissione parlamentare ha chiesto a Mark Zuckerberg di presentare le proprie scuse entro tre giorni per aver temporaneamente limitato il post del primo ministro Modi su Facebook, minacciando di revocare a Meta la protezione prevista dal regime di “safe harbour”: secondo gli esperti legali, una simile decisione impedirebbe di fatto alla piattaforma di operare nel Paese. Le grandi compagnie petrolifere (Exxon, Chevron, BP, Shell e TotalEnergies) hanno generato profitti record per 48 miliardi di dollari e quasi 90 miliardi di dollari di liquidità nel secondo trimestre grazie ai prezzi del petrolio sostenuti dalla guerra, alimentando le critiche nei confronti di Trump e rinnovando le richieste di introdurre una windfall tax, già adottata dal Portogallo.
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Criptovalute e riepilogo della sessione di trading. Bitcoin è in lieve calo (-0,22%), tra 64.905 e 65.095 dollari, sottoperformando rispetto ai rialzi dei mercati azionari e delle materie prime. Questo suggerisce che nelle ultime ore i flussi di capitale si siano orientati maggiormente verso petrolio, gas e gli indici tecnologici asiatici piuttosto che verso gli asset digitali. La sessione europea di oggi sarà probabilmente dominata dagli ulteriori sviluppi sullo Stretto di Hormuz e a Gaza, nonché dall’attesa per i dati CPI statunitensi di mercoledì. In assenza di importanti dati macroeconomici in calendario per lunedì, l’attenzione degli investitori sarà rivolta anche alle trimestrali di questa settimana di società come On Holding, Cava, Super Micro e CoreWeave.
Calendario economico: i mercati si risvegliano dopo un fine settimana di stallo geopolitico🚢
US OPEN: Rimbalzo modesto all'ombra di un mercato del lavoro debole
Dati NFP ben al di sotto delle attese! 🚨EUR/USD in forte rialzo 📈
Dollaro e Nasdaq di fronte a un test decisivo
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