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15:11 · 24 marzo 2026

Grafico del giorno – L'incertezza influenza i prezzi del petrolio Brent (24.03.2026)

Punti chiave
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Punti chiave
  • Tensione geopolitica: il petrolio resta volatile mentre i mercati valutano l’ultimatum di 5 giorni di Trump alla luce dei continui attacchi israeliani e delle ritorsioni iraniane.
  • Supporto chiave: il Brent ha difeso con successo il livello di 95$, mantenendo intatta la tendenza rialzista più ampia del 2026 nonostante le oscillazioni recenti del 10%.
  • Segnale di mercato: mentre la backwardation indica una offerta ristretta, un calo di 1–2$ negli spread calendariali segnerebbe un’inversione di tendenza definitiva.

Cosa sta succedendo con il petrolio?
Il Brent ha ridotto le perdite durante la sessione di ieri, nonostante un calo iniziale di circa il -10%, un evento eccezionalmente raro in questo mercato. Il brusco calo dei prezzi è seguito alle dichiarazioni di Donald Trump, che ha suggerito l’avvio di negoziati per un accordo con l’Iran e ha indicato che un’intesa potrebbe arrivare a breve. Trump ha annullato l’attacco pianificato alle infrastrutture energetiche, concedendo all’Iran una finestra di 5 giorni per finalizzare i colloqui. Sebbene Teheran abbia ufficialmente negato che siano in corso trattative, la dinamica attuale inizia a ricordare i negoziati commerciali dello scorso anno con la Cina.

Stanno realmente avvenendo negoziati di pace?
Mentre Donald Trump ha sospeso gli attacchi americani alle principali strutture energetiche, gli attacchi aerei guidati da Israele sono proseguiti durante la notte, concentrandosi principalmente sulle infrastrutture legate al gas. L’Iran ha risposto con attacchi di ritorsione contro Israele e altri stati regionali, tra cui Bahrain e UAE. Il Wall Street Journal riporta che i paesi del Golfo Persico stanno considerando un coinvolgimento più diretto nel conflitto. L’Arabia Saudita ha concesso agli Stati Uniti l’accesso alle proprie basi aeree per le operazioni e sta valutando l’uso diretto delle proprie forze militari. Nel frattempo, gli UAE stanno concentrando gli sforzi nel colpire le basi finanziarie ed economiche dell’Iran.

Nonostante il rifiuto ufficiale dell’Iran di riconoscere l’esistenza di un dialogo, i media suggeriscono che i negoziati avvengano tramite “canali secondari”, con il Pakistan che si offre come mediatore. Esiste il rischio che Donald Trump sia eccessivamente ottimista riguardo ai segnali di de-escalation, che potrebbero provenire solo da una fazione iraniana, mentre gli elementi più duri del regime restano contrari alla pace. La situazione richiama gli eventi del 2025, quando Trump annunciò un’intesa con la Cina dopo che entrambe le parti avevano aumentato le tariffe oltre il 100%. Nonostante i primi rifiuti di Pechino, due settimane dopo fu firmato un accordo per ridurre le tariffe al 30%. Attualmente, l’Iran richiede la completa rimozione delle sanzioni, riparazioni finanziarie e il ritiro degli Stati Uniti dalla regione, mentre Washington insiste sulla sospensione totale del programma nucleare iraniano.

Situazione di mercato
Il Brent è attualmente scambiato intorno ai 100 USD al barile sul contratto di maggio, mentre il contratto di aprile resta significativamente sopra questo livello. Dopo l’arresto della vendita di ieri, i guadagni odierni restano limitati. Considerando la scadenza di 5 giorni fissata dagli Stati Uniti, la volatilità potrebbe temporaneamente diminuire, pur dovendo notare che Israele non ha ritirato le proprie operazioni militari contro l’Iran.

Sul fronte tecnico, il supporto chiave a 95 USD al barile resta intatto, coincidente con il ritracciamento di Fibonacci del 38,2%. Questo livello ha in passato rappresentato un punto di significative reazioni dei prezzi. Per il momento, la trendline rialzista—tracciata dai minimi di fine febbraio e del 10 gennaio—rimane intatta.

La curva dei futures resta in evidente backwardation e gli spread calendariali fino alla fine dell’anno restano elevati (sebbene inferiori ai livelli estremi osservati nel 2022). Una riduzione degli spread calendariali di circa 1–2 dollari segnerebbe un vero picco e il potenziale per un calo più profondo nelle settimane a venire. Da notare che i prezzi forward per l’inizio del 2027 si mantengono sopra gli 80 USD al barile, significativamente più alti rispetto ai livelli precedenti l’inizio del conflitto.

Fonte: Bloomberg Finance LP

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