- Tensioni rinnovate e impennata dei prezzi: il Brent è salito di quasi il 6%, superando i 90 dollari, dopo la nuova chiusura dello Stretto di Hormuz e gli attacchi reciproci a navi commerciali.
- Tregua a rischio e crisi diplomatica: la probabilità di estendere il cessate il fuoco è crollata dopo che l’Iran ha accusato gli USA di violazioni e ha rifiutato il nuovo round di colloqui previsto a Islamabad.
- Crisi dell’offerta e speculazione: circa 13 milioni di barili al giorno risultano di fatto esclusi dal mercato, mentre il divario tra prezzi fisici e futures segnala una forte tensione sistemica.
- Tensioni rinnovate e impennata dei prezzi: il Brent è salito di quasi il 6%, superando i 90 dollari, dopo la nuova chiusura dello Stretto di Hormuz e gli attacchi reciproci a navi commerciali.
- Tregua a rischio e crisi diplomatica: la probabilità di estendere il cessate il fuoco è crollata dopo che l’Iran ha accusato gli USA di violazioni e ha rifiutato il nuovo round di colloqui previsto a Islamabad.
- Crisi dell’offerta e speculazione: circa 13 milioni di barili al giorno risultano di fatto esclusi dal mercato, mentre il divario tra prezzi fisici e futures segnala una forte tensione sistemica.
Dopo un periodo di breve ottimismo alla fine della scorsa settimana, il mercato globale del petrolio greggio è nuovamente entrato in una fase di estrema tensione. Il prezzo del Brent è salito di quasi il 6% nella mattinata di lunedì, superando il livello dei 90 dollari. Questo forte movimento ribalta in gran parte i ribassi registrati venerdì scorso, avvenuti dopo che il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, aveva dichiarato aperto lo Stretto di Hormuz alla navigazione.
Attualmente la situazione fondamentale è estremamente complessa: si stima che fino a 13 milioni di barili di produzione giornaliera dal Golfo Persico restino di fatto esclusi dal mercato globale e che un eventuale sblocco dei colli di bottiglia nei trasporti possa richiedere molte settimane, se non mesi. Sebbene possa sembrare che il peggio sia passato, il mercato petrolifero rimane estremamente teso, come dimostra la differenza di una dozzina o anche diverse decine di dollari tra il prezzo del petrolio sui mercati futures e quello del greggio fisico.

Brent Dated e Brent front-month su ICE. Nel grafico inferiore, le differenze tra il Brent Dated e ICE, mentre la linea rosa rappresenta la differenza tra il Brent Dated e il Fair Value Brent di Bloomberg. Fonte: Bloomberg Finance LP
Nuovo blocco dello Stretto di Hormuz e incidenti armati
La principale ragione del ritorno al trend rialzista è la nuova, pressoché immediata chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran, avvenuta appena 24 ore dopo le dichiarazioni di riapertura. Da un lato si sono verificati attacchi iraniani contro navi appartenenti a compagnie occidentali, dall’altro un attacco e la successiva cattura di una nave iraniana da parte della Marina statunitense. In risposta, Teheran ha ufficialmente sospeso il traffico navale, mentre il vicepresidente Mohammad Reza Aref ha avvertito sulla piattaforma X che il mondo non può aspettarsi sicurezza gratuita per le proprie esportazioni mentre le vendite di petrolio iraniano vengono bloccate. L’Iran sottolinea che la stabilità dei prezzi dei carburanti dipende da una cessazione permanente delle pressioni economiche e militari contro il Paese. Un ulteriore fattore di rischio è la possibile espansione delle ostilità alle infrastrutture energetiche regionali in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti.
Prospettive diplomatiche e cessate il fuoco
La probabilità di estendere il cessate il fuoco di due settimane, in scadenza questo martedì, è diminuita significativamente ed è attualmente considerata bassa. Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, ha accusato ufficialmente gli Stati Uniti di mancanza di sincerità negli sforzi diplomatici, definendo i blocchi portuali e la cattura delle navi una palese violazione della tregua. Inoltre, Teheran ha respinto la proposta dell’amministrazione Trump per un nuovo round di colloqui di pace a Islamabad previsto per questa settimana.
Tuttavia, i canali di comunicazione non sono stati completamente chiusi. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian sostiene che la guerra non sia nell’interesse di nessuno e che le tensioni dovrebbero essere ridotte attraverso la diplomazia. Alcuni analisti di mercato ritengono inoltre che la forte pressione economica su entrambe le parti porterà infine a un ritorno ai negoziati, interpretando l’attuale escalation come parte di un duro gioco negoziale. Per il momento, tuttavia, il mercato resta in modalità risk-off, riflesso dal calo delle valutazioni di azioni e obbligazioni e dall’aumento dei prezzi delle materie prime energetiche.
Si segnala che i colloqui potrebbero teoricamente iniziare oggi, ma in realtà è più probabile che si svolgano domani, poco prima della scadenza ufficiale del cessate il fuoco, che secondo l’Iran è stato violato dagli Stati Uniti. Inizialmente era prevista la partecipazione del vicepresidente USA JD Vance, ma recenti report indicano che, per motivi di sicurezza, non è certo che prenderà parte ai negoziati. D’altra parte, l’Iran non ha indicato ufficialmente l’invio di una delegazione a Islamabad.
Il Brent resta in un trend ribassista
Il prezzo del Brent apre in rialzo, ma al tempo stesso il mercato futures non sembra reagire in modo eccessivamente negativo all’escalation. Con una nuova chiusura dello Stretto di Hormuz, i prezzi dovrebbero superare il livello dei 100 dollari al barile. Attualmente la resistenza chiave si colloca intorno ai 95 dollari, in corrispondenza del ritracciamento del 38,2% e del limite superiore del canale ribassista. Al contrario, la zona 80–85 dollari dovrebbe essere mantenuta con un lieve aumento del flusso navale, mentre una riapertura completa dello Stretto di Hormuz e il ritorno di almeno il 50% delle esportazioni dal Golfo Persico potrebbero riportare i prezzi verso l’area 75–80 dollari al barile, anche se si tratterebbe di uno scenario estremamente ottimistico.

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