18:37 · 6 agosto 2026

Il petrolio torna sopra gli 80 dollari al barile 🔼

Petrolio in rialzo tra tensioni geopolitiche e rischi sull'offerta globale

I prezzi del petrolio si muovono al rialzo nella sessione di giovedì, mentre gli investitori tornano a concentrarsi sui rischi geopolitici che influenzano l'offerta globale di greggio.

L'attenzione del mercato è rivolta ai negoziati tra Iran e Oman sul futuro della navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz, insieme alle notizie riguardanti nuovi attacchi degli Houthi contro petroliere saudite.

Un ulteriore sostegno ai prezzi arriva dagli attacchi con droni effettuati dall'Ucraina contro infrastrutture russe di raffinazione, aumentando l'incertezza sulle forniture.

In questo contesto geopolitico, l'Arabia Saudita ha leggermente ridotto il prezzo ufficiale di vendita del suo greggio di riferimento Arab Light per le consegne di settembre verso l'Asia. Sebbene questa decisione segnali una continua competizione per la domanda asiatica, è stata ampiamente oscurata dagli sviluppi geopolitici, che rimangono il principale driver dei prezzi del petrolio.

Dati principali

  • Il greggio Brent sale verso gli 81 dollari al barile, mentre il WTI viene scambiato vicino ai 76 dollari al barile.
  • I negoziati tra Iran e Oman sullo Stretto di Hormuz restano il principale elemento monitorato dal mercato, anche se l'esito rimane incerto.
  • L'Ucraina ha effettuato attacchi con droni contro due raffinerie russe e navi coinvolte nel trasporto di greggio russo, aumentando i rischi di interruzioni dell'offerta.

I colloqui Iran-Oman restano il principale focus del mercato

Il principale fattore alla base del movimento dei prezzi del petrolio è attualmente rappresentato dai negoziati in corso tra Iran e Oman riguardanti le modalità di navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz.

Secondo il Ministero degli Esteri iraniano, le parti avrebbero raggiunto un accordo sulla rotta marittima proposta, con una dichiarazione congiunta attesa al termine delle consultazioni con gli altri partecipanti coinvolti.

Secondo fonti Reuters, l'accordo proposto potrebbe garantire all'Iran un maggiore controllo sulle navi in ingresso nel Golfo Persico.

Per il mercato petrolifero, questo potrebbe aprire la strada a una parziale ripresa del traffico attraverso uno dei più importanti punti strategici per il commercio energetico globale. Tuttavia, gli investitori rimangono prudenti dopo i precedenti tentativi falliti di raggiungere un accordo duraturo.

Lo Stretto di Hormuz resta fondamentale per l'offerta globale di petrolio

Prima dello scoppio del conflitto alla fine di febbraio, circa il 20% delle spedizioni globali giornaliere di petrolio e gas naturale liquefatto (GNL) transitava attraverso lo Stretto di Hormuz.

Di conseguenza, qualsiasi sviluppo relativo alla sicurezza della rotta marittima o alla possibile ripresa della normale attività di trasporto ha un impatto immediato sui prezzi dell'energia.

Allo stesso tempo, i dati sul traffico marittimo indicano che le esportazioni di greggio e condensati dai Paesi del Golfo rimangono circa il 40% inferiori rispetto ai livelli precedenti al conflitto, evidenziando come l'offerta fisica non sia ancora completamente tornata alla normalità.

Gli attacchi degli Houthi aumentano il premio al rischio geopolitico

Le nuove notizie relative agli attacchi degli Houthi contro petroliere saudite operative nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden hanno aggiunto un ulteriore elemento di incertezza al mercato.

L'Arabia Saudita non ha confermato ufficialmente gli episodi, ma le sole indiscrezioni hanno contribuito ad aumentare il premio al rischio geopolitico incorporato nei prezzi del petrolio.

Gli analisti sottolineano che i precedenti attacchi degli Houthi non hanno provocato significative interruzioni delle forniture globali di petrolio o gas naturale. Tuttavia, gli investitori temono che un'eventuale escalation più ampia possa tradursi in concrete interruzioni delle esportazioni energetiche nella regione.

L'Iran avverte sui possibili attacchi alle infrastrutture energetiche regionali

Secondo Reuters, l'Iran avrebbe avvertito i Paesi del Golfo che qualsiasi nuovo attacco statunitense sul territorio iraniano provocherebbe una risposta contro infrastrutture energetiche strategiche dell'intera regione.

Queste dichiarazioni rafforzano i timori sulla sicurezza delle forniture petrolifere mediorientali e continuano a sostenere il premio geopolitico incorporato nei prezzi del greggio.

L'Ucraina colpisce le raffinerie russe

Anche gli sviluppi in Russia stanno influenzando il sentiment del mercato.

L'Ucraina ha annunciato attacchi con droni contro le raffinerie Bashneft-Novoil e Slavneft-Yanos, oltre che contro navi utilizzate per il trasporto di greggio russo nel Mar Nero.

Le autorità russe hanno dichiarato che la raffineria di Yaroslavl è stata colpita durante uno dei più grandi attacchi con droni dall'inizio della guerra, causando un incendio nell'impianto.

Sebbene l'impatto immediato sull'offerta globale di petrolio sembri limitato, il mercato continua a considerare gli attacchi ripetuti alle infrastrutture energetiche russe come un fattore in grado di aumentare i rischi sull'offerta.

Analisi tecnica petrolio (grafico D1)

I prezzi del petrolio sono rimbalzati al di sopra del ritracciamento di Fibonacci del 23,6% relativo all'ultimo movimento ribassista, situato vicino agli 80,6 dollari al barile.

Per i compratori, la prossima resistenza chiave si trova a 87,3 dollari al barile, in corrispondenza del ritracciamento di Fibonacci del 38,2%, un livello rafforzato dalle precedenti reazioni dei prezzi e dalla media mobile esponenziale a 50 periodi (EMA50, linea arancione).

Sul lato ribassista, il livello psicologico degli 80 dollari al barile rappresenta il primo importante supporto, seguito dai recenti minimi relativi in area 78,5 dollari al barile.

Fonte: xStation5

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