I prezzi del petrolio (OIL) stanno scendendo di oltre il 7%, attestandosi intorno ai 90 dollari al barile, dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha suggerito che i negoziati tra Washington e Teheran potrebbero riprendere questo fine settimana. Il cessate il fuoco tra Israele e Libano sembra reggere, concedendo ai mercati un certo margine di cauto ottimismo. L’attuale tregua tra Stati Uniti e Iran è destinata a scadere il 21 aprile.
Il Brent si avvia verso una chiusura settimanale in calo, mentre il WTI perde quasi il 10% dall’inizio della settimana. Secondo Trump, Washington e Teheran sono “molto vicine” a raggiungere un accordo, aggiungendo che l’Iran avrebbe accettato di non perseguire armi nucleari per oltre 20 anni. Limitare le ambizioni nucleari iraniane è stato indicato da Trump come una delle principali ragioni alla base del conflitto.
Il fattore chiave resta lo Stretto di Hormuz, attualmente parzialmente bloccato (circa il 20% dell’offerta globale di petrolio). Qualsiasi prospettiva credibile di riapertura implicherebbe il ritorno sul mercato di volumi significativi, esercitando pressione ribassista sui prezzi.
Il mercato rimane altamente binario:
- progressi nei negoziati = pressione al ribasso
- fallimento dei colloqui o escalation = forte rimbalzo
I prezzi attuali (circa 90–100 dollari) riflettono un equilibrio tra:
- speranze di de-escalation
- persistenti interruzioni dell’offerta
L’offerta fisica resta limitata: i flussi attraverso Hormuz sono ancora molto al di sotto dei livelli normali e il blocco statunitense continua a limitare le esportazioni iraniane. Anche se lo stretto venisse riaperto, il recupero dell’offerta sarebbe graduale: il mercato non si riequilibrerebbe immediatamente, il che potrebbe mantenere i prezzi relativamente elevati.
La domanda inizia però ad agire come forza opposta: sia l’IEA sia l’OPEC segnalano una domanda globale più debole nei prossimi mesi, aggiungendo una pressione strutturale sui prezzi.
È probabile che la volatilità resti elevata, poiché i mercati stanno reagendo più ai titoli geopolitici che ai fondamentali di breve termine. Permangono inoltre rischi di lungo periodo: il ripristino della produzione interrotta potrebbe richiedere fino a due anni e il controllo dello Stretto di Hormuz resta ancora irrisolto.
OIL (timeframe D1)
Ieri il petrolio si è avvicinato ai 100 dollari incontrando una forte resistenza, per poi ripiegare sotto la EMA50 (linea arancione), segnale che potrebbe indicare un rafforzamento del momentum ribassista. Se i negoziati dovessero portare a una riduzione delle divergenze tra Teheran e Washington, i prezzi potrebbero subire pressioni verso area 80 dollari, dove si osservano diverse reazioni tecniche rilevanti, e potenzialmente verso 70–75 dollari, livelli precedenti alla guerra.
La correzione dai massimi locali supera già il 20%.
Se invece i colloqui dovessero fallire e l’Iran mantenesse la propria posizione sul nucleare e il controllo dello Stretto di Hormuz, il Brent potrebbe tornare sopra i 100 dollari al barile.

Fonte: xStation5
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Riepilogo del mercato: voci di pace e utili deludenti
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