Il report sull’inflazione di gennaio mostra un raffreddamento del dato headline — una dinamica che conferma una tendenza discendente costante e pone la Federal Reserve in una posizione sempre più favorevole. Tuttavia, permangono alcune pressioni sottostanti persistenti.
Sebbene l’energia abbia fornito un significativo impulso disinflazionistico a sostegno di questo quadro più rassicurante, il fatto che i costi nel settore dei servizi e categorie volatili come i viaggi restino elevati suggerisce che la Fed probabilmente manterrà un atteggiamento prudente e vigile.

La disinflazione ha progredito negli ultimi mesi, sebbene l’incertezza sui dati successivi alla chiusura (shutdown) e la continua trasmissione dei dazi sollevino interrogativi sulla sua sostenibilità.
Fonte: Team di ricerca di XTB
Dinamica Headline vs. Core
Inflazione Headline: l’indice “All items” è aumentato dello 0,2% m/m a gennaio, in lieve rallentamento rispetto allo 0,3% di dicembre. Questo porta il tasso annuo (a/a) al 2,4%.
Inflazione Core: escludendo alimentari ed energia, i prezzi hanno registrato un’accelerazione al 0,3% m/m (dallo 0,2% di dicembre), mantenendo un tasso annuo del 2,5%.
Variazioni mensili significative (dicembre 2025 – gennaio 2026)
Effetto energia: i prezzi dell’energia hanno registrato una netta inversione, scendendo dell’1,5% m/m a gennaio dopo un aumento dello 0,3% a dicembre. Il calo è stato trainato principalmente dalla benzina, in diminuzione del 3,2% nel mese.
Persistenza dei servizi: il settore dei servizi resta il principale motore dell’inflazione, con un aumento dello 0,4% m/m. In particolare, le tariffe aeree sono balzate del 6,5%, accelerando significativamente rispetto al +3,8% di dicembre.
Abitazione & Shelter: si osserva un rallentamento nel comparto abitativo; la componente Shelter è cresciuta dello 0,2% m/m, rispetto allo 0,4% registrato a dicembre.
Deflazione nei beni: il comparto auto e camion usati ha continuato a diminuire, con un calo dell’1,8% m/m. Al contrario, l’abbigliamento ha registrato un lieve aumento dello 0,3% dopo una lettura precedente invariata.
I dazi iniziano a riflettersi nei prezzi: le categorie sensibili ai tariffi hanno mostrato aumenti marcati. I costi per arredamento sono saliti dello 0,7%, mentre gli elettrodomestici (come le lavatrici) sono aumentati dell’1,3%. Incrementi ancora più significativi si sono registrati per le apparecchiature video e audio (+2,2%) e per il segmento computer e software, in crescita del 3,1%.

La componente Shelter è stata persistentemente il principale motore dell’inflazione al consumo, pertanto la sua incidenza in calo nell’ultimo dato CPI dovrebbe favorire il dibattito su possibili tagli dei tassi di interesse. L’ulteriore diminuzione attesa dei prezzi del petrolio dovrebbe inoltre sostenere l’effetto disinflazionistico delle commodity energetiche e potenzialmente limitare la volatilità delle tariffe aeree.
Fonte: Team di ricerca di XTB
Implicazioni per la Fed
Gli ultimi dati sull’inflazione offrono al FOMC un significativo margine di manovra per discutere un possibile ritorno all’allentamento monetario, piuttosto che sentirsi costretto ad accelerarlo. Il raffreddamento del dato headline è in gran parte sostenuto dal forte calo dei prezzi della benzina e da un’inflazione alimentare contenuta, fattori che dovrebbero contribuire a mantenere ben ancorate le aspettative di inflazione dei consumatori. Inoltre, il rallentamento dei costi legati allo Shelter a un ritmo mensile dello 0,2% rappresenta finora il segnale più solido di sollievo per il comparto dei servizi core.
Tuttavia, i membri più hawkish del comitato probabilmente manterranno un atteggiamento prudente a causa delle dinamiche core “sticky” e delle evidenti pressioni inflazionistiche nei beni sensibili ai dazi. Nel complesso, la combinazione di una disinflazione in progresso e di dati sul mercato del lavoro ancora solidi concede alla Federal Reserve lo spazio necessario per adattarsi liberamente ai rischi su entrambi i lati del proprio mandato, che al momento appaiono relativamente contenuti.

Un’inflazione dei servizi complessivamente più bassa dovrebbe favorire il dibattito su ulteriori tagli dei tassi.
Reazione dei mercati
I Treasury statunitensi hanno registrato un significativo rally, con i rendimenti del decennale scesi ai livelli più bassi degli ultimi 3 mesi (attualmente intorno al 4,06%).

I futures sui Treasury Note decennali (10Y) si trovano ai livelli più alti dall’inizio di dicembre 2025.
Fonte: xStation5
Secondo i Federal Funds Futures, le aspettative di taglio dei tassi nel breve termine restano ben ancorate, con le probabilità implicite per il primo semestre del 2026 sostanzialmente invariate (circa 10% per marzo, 35% per aprile e 90% per giugno).
La parte lunga della curva, invece, ha assunto un orientamento più dovish, con il mercato che attualmente prezza 2,56 tagli dei tassi entro la fine del 2026, rispetto ai 2,3 stimati una settimana fa.
Fonte: Bloomberg Finance LP

Il report sul CPI ha posto un freno alla forza odierna del dollaro, azzerando tutti i guadagni dell’USDIDX, sebbene la volatilità complessiva sul mercato FX generata dalla pubblicazione sia rimasta contenuta.
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