Gli indici azionari statunitensi hanno raggiunto nuovi massimi storici, sostenuti dalla crescente convinzione degli investitori che il conflitto USA–Iran possa presto de-escalare, che i prezzi dell’energia possano stabilizzarsi e che la Fed possa tornare a una posizione leggermente più accomodante.
L’S&P 500 è salito dello 0,8% e, per la prima volta nella storia, ha chiuso ieri sopra la soglia dei 7.000 punti, mentre oggi il contratto sul Nasdaq 100 (US100) è in rialzo di quasi lo 0,2%, segnando un nuovo record superando i 24.400 punti.
Il principale motore del rally sono le grandi società tecnologiche, i cui guadagni nel pre-market sono stati alimentati dai solidi risultati del produttore taiwanese di chip TSMC. L’ottimismo legato a possibili colloqui di pace USA–Iran ha ridotto i prezzi del petrolio e aumentato l’appetito per gli asset rischiosi, tra cui le azioni.
Il mercato attende ulteriori aggiornamenti sui negoziati, che potrebbero sostenere il trend rialzista. I risultati finanziari delle principali banche (Bank of America, Morgan Stanley) hanno superato le aspettative sia in termini di ricavi che di utili.
Il forte rally di breve termine dell’S&P 500 (circa il 10% in 11 giorni) rappresenta un evento storico raro e invia segnali contrastanti sulle prospettive future. Tuttavia, i dati storici suggeriscono rendimenti moderati nel breve periodo ma potenzialmente più elevati su un orizzonte più lungo.
Oggi, un possibile catalizzatore di ulteriore ottimismo potrebbe essere la pubblicazione dei risultati di Netflix per il primo trimestre 2026, attesi dopo la chiusura della sessione. Un supporto fondamentale per i mercati azionari rimane la solidità delle società statunitensi. L’avvio di questa stagione degli utili può essere considerato molto positivo.
US100 (intervallo D1)

Fonte: xStation5

Fonte: Yahoo Finance
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