Il dollaro statunitense in indebolimento sta sostenendo un ulteriore recupero dei prezzi dell’oro, con il metallo prezioso salito a livelli che non si vedevano dal 5 giugno, vicino ai 4.450 USD per oncia. È interessante notare che il dollaro si sta indebolendo e i rendimenti obbligazionari stanno diminuendo, mentre il Brent (OIL) mantiene i guadagni, scambiando intorno ai 91,5 USD al barile.
- Il calo dei rendimenti obbligazionari sta sostenendo il recupero dopo la seduta negativa di ieri, quando i prezzi dell’oro sono scesi di quasi il 2%, in un contesto di aumento dei rendimenti dei titoli di Stato a lunga scadenza di Stati Uniti, Germania e Giappone.
- Il mercato è in attesa dei verbali della riunione della Fed di luglio, che potrebbero fornire ulteriori indicazioni sul futuro percorso dei tassi di interesse.
- Secondo il CME FedWatch, gli investitori stanno prezzando una probabilità del 65% che i tassi rimangano invariati a settembre. Le aspettative di un rialzo dei tassi si sono ridimensionate dopo una serie di dati economici statunitensi più deboli del previsto.
- Tassi di interesse statunitensi invariati sarebbero generalmente favorevoli per l’oro, poiché ridurrebbero il costo opportunità associato alla detenzione di un asset che non genera rendimento.
- Le tensioni geopolitiche rimangono un fattore molto importante: i prezzi del petrolio sono saliti ai massimi delle ultime tre settimane, a causa dell’incertezza legata al traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz.
ORO (grafico D1)
Il quadro tecnico dell’oro appare sempre più costruttivo. Il prezzo ha superato con decisione il principale livello rappresentato dalla media mobile esponenziale a 200 giorni (EMA200) (linea rossa) e sta ora testando l’area dei 4.460 USD, mentre l’RSI rimane appena al di sotto di 65, lasciando spazio a una possibile prosecuzione del movimento rialzista.

Fonte: xStation5
Posizionamento sul mercato dell’oro: gli speculatori mantengono un’esposizione long
I dati del Commitment of Traders (COT) dell’11 agosto mostrano chiaramente che i fondi appartenenti alla categoria Managed Money mantengono un forte posizionamento long sul mercato dell’oro. Le loro posizioni long ammontano a 148,6 mila contratti, mentre quelle short sono pari ad appena 11,0 mila, con una posizione netta long di circa 137,7 mila contratti. Si tratta di un posizionamento chiaramente sbilanciato. I fondi continuano a ritenere che il trend rialzista in corso non sia ancora esaurito.
È importante osservare non solo il livello assoluto del posizionamento, ma anche la variazione settimanale. I Managed Money hanno aumentato le posizioni long di 8,8 mila contratti, mentre gli short sono cresciuti di appena 1,9 mila. Di conseguenza, la posizione netta è aumentata di quasi 6,9 mila contratti. Il capitale speculativo non sta quindi riducendo l’esposizione dopo i recenti rialzi, ma continua ad aumentare le posizioni nella stessa direzione del mercato.
L’entità di questo squilibrio è evidente anche nella struttura dell’open interest. Le posizioni long dei Managed Money rappresentano il 37,1% dell’open interest totale, mentre gli short costituiscono solo il 2,7%. Questo indica una forte convinzione da parte dei fondi sulla direzione del mercato. Allo stesso tempo, quanto più il posizionamento diventa sbilanciato, tanto più aumenta il rischio di una rapida chiusura delle posizioni qualora il momentum dovesse deteriorarsi.
I Commercials sfruttano maggiormente i prezzi elevati per effettuare operazioni di copertura
Dall’altra parte del mercato troviamo i Commercials, in particolare la categoria Producer/Merchant/Processor/User. I produttori e le entità legate al mercato fisico dell’oro detengono 15,7 mila contratti long e 43,7 mila contratti short, per una posizione netta short di circa 27,9 mila contratti. Il predominio delle posizioni short non è di per sé insolito. Per questo gruppo, la vendita di futures rappresenta un modo naturale per coprire i prezzi di vendita futuri.
Molto più significativo è il cambiamento del posizionamento nell’ultima settimana. Le posizioni long sono diminuite di appena 22 contratti, mentre gli short sono aumentati di ben 9,1 mila. Questo indica un chiaro incremento dell’attività di hedging agli attuali livelli di prezzo. I Commercials non devono necessariamente aspettarsi un calo immediato dell’oro per considerare gli attuali prezzi interessanti per aumentare le proprie coperture.
Lo stesso meccanismo è ancora più evidente tra gli Swap Dealers. Questo gruppo detiene appena 19,1 mila contratti long contro 243,8 mila short, con una posizione netta short di circa 224,7 mila contratti. Nell’ultima settimana, gli short sono aumentati di altri 15,5 mila contratti, mentre i long sono diminuiti di circa 1,7 mila. L’entità di questo movimento mostra che l’offerta di futures da parte dei partecipanti commerciali sta aumentando insieme alla maggiore attività degli acquirenti speculativi.
La divergenza tra fondi e Commercials si sta ampliando
Se si combinano Producer/Merchant e Swap Dealers in un più ampio aggregato commerciale, il quadro diventa ancora più chiaro. I due gruppi detengono complessivamente circa 34,8 mila contratti long e 287,4 mila short. La loro posizione netta combinata è quindi pari a circa -252,6 mila contratti. Solo nell’ultima settimana, questa esposizione netta short è aumentata di circa 26 mila contratti.
Allo stesso tempo, i Managed Money mantengono una posizione netta long di circa 137,7 mila contratti. Si tratta di una struttura tipica di un mercato caratterizzato da un forte trend, in cui il capitale speculativo segue il momentum mentre i Commercials rispondono aumentando l’offerta di futures. Questo non significa automaticamente che una delle due parti abbia ragione e l’altra torto. I due gruppi hanno infatti obiettivi molto diversi e operano su orizzonti temporali differenti.
Un altro elemento importante del report è l’aumento di 28,8 mila contratti dell’open interest totale. Il mercato non sta quindi salendo esclusivamente perché le precedenti posizioni short vengono chiuse, ma sta attirando anche nuove esposizioni. Si tratta di una distinzione importante, perché l’aumento dell’open interest, insieme al forte posizionamento dei Managed Money, conferma l’ingresso di nuovo capitale nel trend. Allo stesso tempo, aumenta anche l’entità del potenziale deleveraging futuro qualora la direzione del mercato dovesse invertirsi.
I dati COT indicano un aumento del rischio legato al posizionamento
Il principale errore nell’interpretazione di questo report sarebbe considerare l’ampia posizione netta short dei Commercials come un semplice segnale di vendita sull’oro. I Commercials tendono strutturalmente ad avere posizioni short perché effettuano operazioni di copertura legate al mercato fisico o all’esposizione dei clienti. Durante le fasi più estreme di un mercato rialzista, le loro posizioni short possono rimanere elevate per molte settimane. Il livello assoluto del posizionamento non offre quindi un’indicazione affidabile sul timing.
Molto più interessante è la velocità del cambiamento. I Managed Money continuano ad aumentare le posizioni long, i Commercials stanno accelerando l’accumulo di posizioni short e l’open interest è in aumento. Una struttura di questo tipo indica generalmente che il trend rimane attivo, ma che il mercato dipende sempre più dall’afflusso di nuovo capitale speculativo. Se questi afflussi dovessero indebolirsi, la precedente forza del mercato potrebbe trasformarsi rapidamente in una fonte di volatilità.
La categoria Other Reportables offre un’ulteriore conferma di questo posizionamento sbilanciato. Detiene 102,3 mila contratti long contro 22,0 mila short, con una posizione netta long di circa 80,3 mila contratti. Ciò significa che il bias rialzista non è limitato ai soli Managed Money. Un’ampia parte del comparto speculativo nel suo complesso rimane posizionata per ulteriori rialzi dell’oro.
Il comportamento dei Managed Money sarà il segnale chiave nei prossimi report
L’attuale report COT non mostra ancora alcun chiaro segnale di capitolazione degli acquirenti. I Managed Money stanno aumentando l’esposizione, le posizioni short rimangono limitate e il comparto speculativo più ampio continua a mantenere un forte orientamento netto long. Dal solo punto di vista del posizionamento, il trend rimane quindi confermato. Il rischio è che una quota sempre maggiore dei partecipanti al mercato sia già posizionata nella stessa direzione.
Un primo segnale di allerta emergerebbe se i prezzi dell’oro rimanessero elevati mentre i Managed Money iniziassero a ridurre significativamente l’esposizione long. Un segnale ancora più forte sarebbe rappresentato da un contemporaneo rallentamento o calo dell’open interest. Una combinazione di questo tipo suggerirebbe che il mercato non sta più attirando nuove esposizioni speculative e che il trend in corso sta iniziando a perdere momentum. In questo scenario, l’attuale divergenza tra fondi e Commercials assumerebbe una connotazione molto più contrarian.
Per il momento, tuttavia, la conclusione rimane più equilibrata. I fondi continuano a confermare il trend rialzista, mentre i Commercials stanno sfruttando i prezzi elevati per aumentare le proprie operazioni di copertura. Non si tratta ancora di un segnale che il mercato rialzista sia prossimo alla fine, ma indica che il mercato dell’oro sta diventando sempre più affollato sul lato long. I prossimi due o tre report COT saranno quindi particolarmente importanti per valutare se i Managed Money continueranno ad aumentare l’esposizione o inizieranno gradualmente a ridurre le proprie posizioni.

Fonte: CFTC
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