Oggi la decisione della Bank of Canada in merito ai tassi con aspettative di tassi fermi al 2,25%. I mercati virano in negativo con il Vix che torna sopra i 16, livelli massimi da 4 settimane a questa parte. L'azionario inizia a strutturare un ribasso per il lungo termine su diversi indici.
Nikkei -3%. Dax e Ftse Mib rompono i Minimi Mensili
Mercati azionari che girano in negativo su base settimanale con Nikkei che nella notte cala del -3% sulla scia degli Usa che ieri hanno visto una giornata negativa cosí come l'Europa. Tra le situazioni tecniche piú importanti abbiamo sicuramente quella del Dax che é andato ad aggredire al ribasso i minimi dello scorso mese, si registra anche la rottura al ribasso dei minimi il che rappresenta un segnale di debolezza importante dal punto di vista tecnico. Tentativo di ribasso con aggressione dei minimi lo ritroviamo anche sul Dow Jones che va a sfiorare i minimi dello scorso mese, anche questo tentativo é tecnicamente rilevamente sul computo della dinamica dei mercati azionari. Importantissimo il Ftse Mib che sul cash rompe i minimi mensili di un netto -0,5% registrando un minimo in area 51800 contro il minimo di agosto in area 52180. Ritornando al Nikkei, stanotte c'é stata la violazione dei minimi settimanali, evento che al momento non ritroviamo sul Nasdaq che di fatto vede una certa correlazione con il Nikkei in quanto indici con forte componente tecnologica al loro interno. In questo momento la situazione tecnica dei mercati sembra girare in negativo, il mese di settembre potrebbe riservare sorprese molto interessanti in senso negativo, soprattutto se queste dinamiche verranno confermate con la chiusura tecnica di venerdí su base settimanale.
Il Punto sui Titoli di Stato
Titoli di Stato con rendimenti in salita, il motivo principale risiede nelle aspettative di inflazione che incidono naturalmente sui tassi di interesse. Facendo il punto della situazione, le curve dei titoli di Stato sono tutte in upward sloping, ossia sono curve crescenti che denotano un mercato strutturalmente sano. La crescita dei rendimenti é perfettamente in linea con le aspettative di inflazione che al momento rilevano livelli dei prezzi relativamente alti rispetto ai target delle banche centrali, ne consegue che il rialzo dei rendimenti é in linea con l'inflazione rilevata in Europa e in Usa. Lo spread tra il 2 e il 10 anni Usa, i veri benchmark per il mercato obbligazionario globale, é rilevato attorno ai 40 punti base, livelli assolutamente normali in queste condizioni di mercato. In sostanza, il rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato non deriva da preoccupazioni strettamente legate ai singoli paesi, infatti la dinamica é congiunturale e investe tutti i titoli di Stato. Nota importante é sicuramente da farsi sul Gilt Uk a 10 anni che tocca il 5,25% di rendimento rendendosi uno dei titoli di Stato a piú alto rendimento tra i paesi sviluppati. Il 10 anni dei JGB giapponesi tocca il 3%, sulla scia di un futuro aumento dei tassi da parte della Bank of Japan. In Europa da notare i nuovi massimi del Bund al 3,37% e dell'OAT francese al 4,235%, che supera il Btp che quota al 4,20% portando lo spread a favore dell'Italia.
Gas e Petrolio comandano l'inflazione. Inflazione UE al 3,3%
Ieri il preliminare dell'inflazione europea ha visto un dato al 3,3%, dato molto alto considerando il target del 2% della Bce. Da notare peró che l'inflazione Core, ossia quella che esclude le componenti volatili come cibi non lavorati ed energia, scende dal 2,5% al 2,4%. Questo calo conferma due tendenze: la prima é che l'inflazione é guidata principalmente dall'andamento del prezzo del petrolio e del gas ttf europeo. La discesa dell'inflazione core suggerisce anche un calo dei consumi in Europa, dovuto proprio all'aumento dei beni volatili, pertanto ció che viene forzatamente speso per cibo ed energia comporta un risparmio sulle altre componenti, comportando cosí un calo dei consumi dovuto alla maggior propensione al risparmio. Il Gas TTF, fondamentale per l'economia europea e per il tessuto produttivo delle imprese, arriva a quotare i 72 euro al MWh, nuovi massimi dal 2023. Questo aumento ha effetti sui futuri costi che le imprese dovranno sostenere per produrre, oltre che direttamente sull'inflazione. Al momento quindi, seppur petrolio e gas siano le componenti principali dell'inflazione, l'attenzione si sposta sui consumatori e sul gap che vediamo tra inflazione e inflazione core, differenza che ci dirá effettivamente quanto i consumatori riusciranno a reggere il ritmo di spesa degli ultimi anni.
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