10:13 · 22 giugno 2026

Notizie del mattino: Gli investitori sono fiduciosi che i colloqui tra Stati Uniti e Iran stiano facendo progressi⏰

🌍 GEOPOLITICA

USA–Iran: progressi in Svizzera, ma ancora fragili.
Durante il vertice di Bürgenstock, sul Lago di Lucerna, i mediatori – Qatar e Pakistan – hanno annunciato “progressi incoraggianti” dopo 18 ore di colloqui. Le parti hanno concordato una tabella di marcia di 60 giorni per raggiungere un accordo definitivo e l’istituzione di un Comitato di Alto Livello incaricato di supervisionare la mediazione. Nonostante l’abbandono temporaneo dei negoziati da parte della delegazione iraniana, provocato dalle minacce di Donald Trump su Truth Social di riprendere i bombardamenti, i colloqui non sono stati interrotti.

Stretto di Hormuz: tensioni in aumento, poi allentamento.
Domenica, i Guardiani della Rivoluzione Islamica (IRGC) hanno annunciato una nuova chiusura dello Stretto di Hormuz; il traffico di petroliere è sceso a sole 5 unità (contro le 26 del giorno precedente). Dopo una dichiarazione dei mediatori, la situazione è migliorata: è stato creato un canale di comunicazione dedicato per garantire il transito sicuro del traffico commerciale. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha annunciato la revoca del blocco, la riapertura dei porti petroliferi e petrolchimici e l’avvio di un piano di ricostruzione dell’Iran. Israele è assente dal comunicato finale, lasciando un evidente punto interrogativo sulla sostenibilità del cessate il fuoco.

Qatar: esplosione a Ras Laffan.
Una forte esplosione si è verificata presso il più grande terminal mondiale di gas naturale liquefatto (GNL) durante le operazioni di messa in servizio dell’impianto: 54 persone sono rimaste ferite e 18 risultano ancora disperse. QatarEnergy non ha commentato l’entità dei danni alle infrastrutture. L’incidente evidenzia la vulnerabilità delle infrastrutture energetiche fisiche del Golfo.

Cina: ritorsione contro il Pentagono.
Pechino ha inserito 10 entità militari statunitensi nella propria lista di controllo delle esportazioni (tra cui MP Materials e USA Rare Earth) ed escluso 46 aziende americane dagli appalti pubblici, in risposta all’aggiornamento della lista 1260H del Pentagono, che ha aggiunto Alibaba, Baidu e BYD. Gli analisti considerano la mossa principalmente simbolica e finalizzata a preservare le relazioni bilaterali dopo il vertice Trump–Xi.

Regno Unito: Starmer verso l’uscita.
Il Guardian ha riportato che il Primo Ministro Keir Starmer sarebbe pronto a confermare il proprio ritiro in autunno; sullo sfondo vi è la netta vittoria di Andy Burnham nelle elezioni suppletive parlamentari. Burnham è considerato il favorito per assumere la leadership, mentre il mercato dei gilt (titoli di Stato britannici) resta incerto sul suo approccio alla disciplina fiscale.

📊 MACROECONOMIA

Fed: il mercato sconta sempre più un rialzo dei tassi.
Dopo la riunione restrittiva (hawkish) del FOMC della scorsa settimana, il mercato attribuisce ora una probabilità del 75% a un rialzo dei tassi già a settembre e prezza un inasprimento complessivo di 41 punti base entro fine anno. I rendimenti dei Treasury USA a 2 anni sono saliti al 4,2276%, il livello più alto dall’inizio del 2025.

Dato chiave della settimana: il PCE di giovedì.
L’indice Core PCE di maggio (la misura d’inflazione preferita dalla Fed) è atteso al 3,4%. Un dato superiore alle attese potrebbe accelerare le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi. Nel calendario della settimana figurano anche l’inflazione canadese (CPI), il PMI preliminare dell’Eurozona e il CPI di Tokyo.

Cina: il LPR resta invariato per la tredicesima volta.
La PBOC ha mantenuto il Loan Prime Rate a 1 anno al 3,00% e quello a 5 anni al 3,50%, segnando un altro mese senza variazioni. La banca centrale ha fissato il cambio USD/CNY a 6,8150 contro una stima di 6,7733, suggerendo una volontà di mantenere debole lo yuan. Secondo il New York Times, la Cina sta inoltre rallentando le importazioni di petrolio, fattore che potrebbe pesare sui prezzi nel lungo termine.

📈 MERCATI – REAZIONE AGLI EVENTI

Wall Street / futures: lieve pressione ribassista.
I future sull’S&P 500 perdono lo 0,5%, quelli sul Nasdaq-100 lo 0,6%, mentre il Dow Jones cede 187 punti (-0,4%), anche se al momento della stesura parte delle perdite è stata recuperata. La settimana precedente si era comunque chiusa positivamente: S&P +1%, Dow Jones +1%, Nasdaq +2% (11 settimane positive sulle ultime 12). I mercati attendono i dati PCE e ulteriori sviluppi nei negoziati USA–Iran.

Il Giappone segna un nuovo record.
Il Nikkei 225 è balzato dell’1,95%, superando quota 72.000 punti (CFD JP225: 72.777). Il Topix è salito dell’1,29%. Il rally è stato alimentato dal sollievo per i progressi nei colloqui con l’Iran. Corea del Sud: Kospi +1,22%, Kosdaq -0,99%. Australia (ASX 200): lieve rialzo. Hong Kong (Hang Seng): -1,74%; Cina continentale (CSI 300): +0,28%. La divergenza riflette tensioni geopolitiche e rischi normativi.

💱 VALUTE

Lo yen giapponese sotto pressione.
USD/JPY si attesta intorno a 161,66 (+0,24% sul CFD), non lontano dai minimi degli ultimi due anni; un superamento di 161,96 aprirebbe la strada al livello più debole dello yen dal 1986. Il ministro delle Finanze giapponese Katayama ha dichiarato che il governo è pronto a intervenire “in qualsiasi momento”, ma il mercato resta scettico: intervenire contro una Fed aggressiva sarebbe costoso e rischioso. Il vice governatore della BOJ Himino ha avvertito che ritardare gli aggiustamenti di politica monetaria potrebbe causare un surriscaldamento inflazionistico, mentre il premier Takaichi invita alla prudenza.

EUR/USD stabile.
La coppia scambia intorno a 1,1457, sostanzialmente invariata (-0,01%). Nella heatmap valutaria, le valute più deboli risultano la corona norvegese (NOK, -0,6%), lo yen (JPY, -0,9%) e la corona svedese (SEK, -0,4/-0,5%). Il rand sudafricano (ZAR) è la valuta più forte (+0,9% contro lo yen).

🛢️ MATERIE PRIME

Petrolio: forti oscillazioni, chiusura in ribasso.
Brent: 78,97 dollari (-1,72%).
WTI: 75,25 dollari (-1,66%).
In precedenza il petrolio era salito di oltre il 3% dopo la notizia della chiusura dello Stretto di Hormuz, per poi cancellare i guadagni dopo la dichiarazione dei mediatori.

Oro e argento in rialzo.
Oro: 4.185 (+0,73%). Goldman Sachs ha segnalato una domanda strutturale da parte delle banche centrali pari a 59 tonnellate nel solo mese di aprile.
Argento: 65,55 (+1,17%).
Gas naturale: 3,316 (+2,41%).

🏢 AZIENDESK Hynix supera Samsung.
Per la prima volta nella sua storia, SK Hynix (000660.KS) è diventata la società con la maggiore capitalizzazione della Borsa di Seul, superando Samsung Electronics. Le sue azioni sono salite di oltre il 340% quest’anno grazie alla leadership nei chip HBM destinati all’intelligenza artificiale, utilizzati da clienti come Nvidia e Google. L’azienda sta valutando una quotazione negli Stati Uniti per ampliare la propria base di investitori globali.

Tesla sotto pressione per questioni reputazionali.
Una donna è morta in Texas in un incidente che ha coinvolto una Tesla con il sistema di assistenza alla guida attivato. Il veicolo ha deviato dalla propria corsia andando a schiantarsi contro un edificio.

CRIPTOVALUTE

Bitcoin: 64.099 dollari (+0,75%).
Moderato rialzo favorito dal miglioramento del sentiment di mercato dopo i progressi nei colloqui sull’Iran. Non emergono al momento catalizzatori specifici interni al settore.

🔭 SESSIONE EUROPEA – COSA OSSERVARE

  • Donald Trump firmerà ordini esecutivi alle 15:30 EDT / 20:30 BST: i mercati seguiranno con attenzione eventuali dichiarazioni sull’Iran.
  • Interventi pubblici di Christopher Waller (Fed), Christine Lagarde (BCE) e Valdis Dombrovskis (Commissione Europea).
  • Dati in uscita:
    • Fiducia dei consumatori dell’UE (giugno);
    • Inflazione canadese (CPI di maggio), rilevante per il dollaro canadese e per il quadro inflazionistico globale.

Rischio principale della settimana: il dato Core PCE di giovedì. Se dovesse superare il 3,4%, potrebbe rafforzare le aspettative di un rialzo dei tassi da parte della Fed, penalizzando il mercato obbligazionario e mettendo sotto pressione quello azionario.

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Volatilità limitata e dollaro forte

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