
Fonte: investing

Volatilità attualmente osservata nei principali contratti. Fonte: xStation.
- I mercati hanno iniziato la settimana con una nota molto tesa, ancora dominati dall’escalation delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dato all’Iran un ultimatum di 48 ore, chiedendo la riapertura dello Stretto di Hormuz o affrontare potenziali attacchi a infrastrutture chiave. La scadenza termina lunedì sera, motivo per cui i mercati restano in stato di massima allerta in caso di ulteriore escalation del conflitto.
- L’Iran ha risposto con fermezza, avvertendo che qualsiasi azione di questo tipo innescherebbe attacchi di ritorsione contro impianti energetici in tutta la regione del Golfo Persico, oltre a impianti di desalinizzazione e centrali nucleari nei Paesi vicini del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC).
- Fatih Birol, capo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, ha descritto la situazione come “molto seria” e potenzialmente peggiore delle crisi petrolifere degli anni ’70. Birol ha osservato che le attuali interruzioni sono stimate intorno a 11 milioni di barili al giorno, un livello che supera le perdite combinate dei due principali shock petroliferi di quell’epoca.
- In questo contesto, il dollaro statunitense e il dollaro canadese stanno nuovamente dominando il mercato Forex. La coppia USDJPY è tornata sopra il livello di 159,500 yen per dollaro. Nel frattempo, le valute dell’area antipodiana stanno performando molto male.
- Tuttavia, i movimenti più significativi che stanno attirando l’attenzione degli investitori si vedono nei metalli preziosi, in particolare oro e argento. L’oro è in calo del 4% ed è sceso a 4.320 dollari per oncia, mentre l’argento perde il 5,6% e viene scambiato vicino a 65 dollari.
- Il calo dei prezzi di questi metalli può essere in parte dovuto al continuo apprezzamento del dollaro USA, che storicamente mostra una forte correlazione inversa con movimenti bruschi del mercato dell’oro.
- I contratti futures sugli indici statunitensi ed europei indicano ribassi dei prezzi azionari durante la sessione di lunedì. Il tedesco DE40 è attualmente in calo dello 0,82%, l’US500 americano scende dello 0,32% e il cinese CHN.Cash perde l’1,29%. D’altra parte, il contratto sul giapponese JP225 è in rialzo di quasi lo 0,72%, indicando un sentiment misto.
- La situazione è però molto diversa nel mercato spot. Qui i mercati azionari stanno registrando cali molto marcati. Il coreano KOSPI e il giapponese Nikkei 225 sono i peggiori, con ribassi rispettivamente del 6,3% e del 3,6%.
- I prezzi del petrolio greggio — attualmente il principale indicatore del rischio inflazionistico percepito dal Medio Oriente — stanno salendo, ma con un margine relativamente contenuto considerando il contesto geopolitico di ultimatum e attacchi alle infrastrutture petrolifere. Il Brent oscilla intorno a 107 dollari, in rialzo di circa lo 0,3%, mentre il WTI sale verso 98 dollari.
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