I prezzi del petrolio hanno reagito con un improvviso e marcato rialzo alle dichiarazioni di Trump sulla reintroduzione del “blocco dell’Iran” e sul nuovo ruolo degli Stati Uniti come “guardiano” a pagamento dello Stretto di Hormuz. Il mercato ha immediatamente incorporato nei prezzi il rischio geopolitico, nonostante il flusso delle merci debba formalmente rimanere garantito.
Cosa ha dichiarato Trump
Il presidente degli Stati Uniti ha annunciato su Truth Social che lo Stretto di Hormuz “è e rimarrà aperto, con o senza l’Iran”, reintroducendo tuttavia un blocco mirato esclusivamente alle navi e ai clienti iraniani.
La principale novità riguarda il modello di finanziamento: gli Stati Uniti assumerebbero ora formalmente il ruolo di “Guardiani dello Stretto di Hormuz” e applicherebbero una commissione del 20% sul valore di tutte le merci trasportate attraverso lo stretto, in cambio della protezione garantita.
La reazione del mercato petrolifero
Il grafico del CFD sul petrolio con timeframe M5 mostra un classico “news spike” (movimento improvviso causato da una notizia): la candela registra un forte rialzo, passando da circa 78,3 dollari a 79,85 dollari, superando quasi in un unico movimento tutte e tre le medie mobili esponenziali (EMA 50/100/200).
L’RSI (14) è salito a 72,2, entrando in territorio di ipercomprato. Questo conferma che il movimento è stato molto rapido e guidato dall’emotività, un comportamento tipico delle reazioni del mercato a notizie geopolitiche.
È importante considerare il contesto degli ultimi mesi: il mercato ha già reagito in modo simile in diverse occasioni alle dichiarazioni di Trump sullo Stretto di Hormuz. Ad esempio, ad aprile il petrolio WTI è balzato dell’8%, superando i 104 dollari, dopo l’annuncio di un blocco dei porti iraniani, mentre a luglio il Brent ha testato quota 80 dollari dopo la rottura della tregua con l’Iran. La storia dimostra che questi movimenti tendono a essere di breve durata se il reale flusso di petrolio attraverso lo stretto non viene effettivamente interrotto.
Perché questo è importante per il mercato?
Lo Stretto di Hormuz rappresenta circa il 20% del commercio globale di petrolio. Di conseguenza, anche un rischio solo potenziale per il transito delle forniture aumenta il premio per il rischio geopolitico incorporato nei prezzi.
La nuova misura, ovvero un “pedaggio” del 20% sui carichi trasportati, crea un precedente che potrebbe aumentare i costi logistici e le tariffe di trasporto marittimo. Il mercato sta quindi considerando questo scenario non solo come un possibile rischio per l'offerta, ma anche come un aumento dei costi di trasporto del petrolio.
La domanda chiave per i prossimi sviluppi è la seguente: l’Iran accetterà di rimanere un attore escluso senza reagire militarmente, oppure considererà questa decisione come un’ulteriore escalation e adotterà misure di ritorsione nella regione?
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