Sono trascorse due settimane dall’intervento record della Ministero delle Finanze giapponese e del Dipartimento del Tesoro statunitense. Dopo essere sceso verso quota 155, il cambio USD/JPY sta iniziando a recuperare terreno, avvicinandosi alla soglia psicologica di 160.
Figura 1: USD/JPY (01.02.2026 - 12.08.2026)

Fonte: xStation, 12.08.2026
Cosa si cela dietro il calo?
I fondamentali continuano a esercitare pressione sulla valuta giapponese. Il punto centrale rimane, naturalmente, il carry trade, ovvero l’operatività basata sui differenziali dei tassi di interesse.
Figura 2: Performance di alcune valute selezionate rispetto al dollaro USA (09.08.2026 - 12.08.2026)

Fonte: xStation, 12.08.2026
Finché la divergenza tra i livelli dei tassi di interesse attesi negli Stati Uniti e in Giappone rimarrà significativa, anche un intervento dell’entità di quasi 90 miliardi di dollari potrebbe rivelarsi insufficiente per invertire stabilmente il trend.
Gli investitori si aspettano un intervento deciso da parte della Bank of Japan, ma un’opportunità in tal senso non si presenterà prima del 18 settembre. La decisione di aumentare i tassi di interesse in quell’occasione potrebbe rappresentare un segnale importante per il mercato, portando a un aumento delle aspettative di ulteriori rialzi nei mesi successivi. Attualmente, il mercato attribuisce a questa possibilità una probabilità di circa il 75%.
Figura 3: Probabilità implicita dal mercato di un rialzo dei tassi alla riunione di settembre della BoJ (2025-2026)

Fonte: Team di ricerca di XTB, 12.08.2026
Nel frattempo, l’attenzione del mercato si sposterà sugli Stati Uniti. Oggi alle 13:30 CET è attesa la pubblicazione dei dati sull’inflazione di luglio.
Cosa possiamo aspettarci?
- L’inflazione headline è attesa al 3,4% su base annua, in calo rispetto al 3,5%.
- L’inflazione core è attesa in calo al 2,5%, il livello più basso da marzo 2021.
- I prezzi dell’energia sono probabilmente destinati a diminuire, principalmente a causa del calo dei prezzi della benzina.
- L’inflazione core dei servizi è attesa in ripresa allo 0,2% su base mensile, sostenuta dall’aumento dei costi degli affitti.
Se il dato dovesse evidenziare un calo dell’inflazione superiore alle attese, i mercati potrebbero proseguire nel processo di revisione al ribasso delle aspettative sul percorso dei tassi della Fed. È importante sottolineare che, dopo l’ultima riunione del FOMC e i dati NFP eccezionalmente deboli, la probabilità implicita dal mercato di un rialzo dei tassi a settembre è scesa a circa il 50%.
Figura 4: Percorso dei tassi di interesse della Fed implicito dal mercato [Numero di rialzi] (2025-2026)

Fonte: Team di ricerca di XTB, 12.08.2026
Nel contesto dello yen, l’attenzione è rivolta anche agli sviluppi nello Stretto di Hormuz: il Giappone dipende quasi interamente dalle importazioni per soddisfare il proprio fabbisogno energetico e quasi il 90% del petrolio greggio proviene normalmente dal Medio Oriente.
Figura 5: Struttura delle importazioni di petrolio greggio del Giappone (2024)

Fonte: OEC, 12.08.2026
Negli ultimi giorni abbiamo assistito a un rimbalzo dei prezzi del petrolio. Per un barile di Brent si devono pagare oltre 89 dollari. Ieri, le principali materie prime energetiche hanno continuato a salire, nonostante le dichiarazioni ottimistiche del Ministero degli Affari Esteri pakistano.
Figura 6: PETROLIO (18.12.2025 - 12.08.2026)

Fonte: xStation, 12.08.2026
Durante la notte, Donald Trump ha dichiarato ai media che gli Stati Uniti hanno il «controllo totale» dello Stretto di Hormuz. La parte iraniana, invece, ha posto condizioni rigide per la riapertura della rotta, chiedendo la revoca delle sanzioni statunitensi, la fine del blocco navale e il pagamento da parte degli Stati Uniti di risarcimenti per i danni di guerra.
Il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz è sceso al livello più basso dell’ultima settimana, a circa 10 navi al giorno.
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