L’uranio è tornato al centro dell’attenzione degli investitori, poiché il rally della commodity ha spinto i titoli legati al settore verso nuovi massimi storici. I prezzi dell’uranio sono saliti a 85,25 dollari per libbra, il livello più alto degli ultimi quasi 18 mesi.
Il mercato sta sempre più scontando una combinazione di crescente domanda strutturale e di un ulteriore impulso agli acquisti da parte dei fondi di investimento. Le azioni di società come Uranium Energy Corp (UEC.US) negli Stati Uniti, la canadese Cameco (CCJ.US) e Kazatomprom (KAP.UK) — il maggiore produttore mondiale di uranio con sede in Kazakistan — hanno registrato rialzi di portata storica, trainati dal forte ritorno dell’energia nucleare.
In un recente commento, Bank of America ha indicato di attendersi un aumento graduale dei prezzi dell’uranio nel 2026, con l’attenzione degli investitori probabilmente concentrata sui grandi produttori come Cameco, piuttosto che sui nomi minerari di dimensioni minori.
Il bull market dell’uranio è tornato — dopo quasi 20 anni.

I prezzi dell’uranio hanno già messo a segno un forte rimbalzo, ma restano ancora ben al di sotto dei livelli massimi raggiunti durante il precedente bull market del 2007. Il settore ha subito lo shock del disastro di Fukushima, ma oggi la narrazione sta nuovamente cambiando, orientandosi verso l’uranio come una delle fonti energetiche più efficienti e affidabili in un mondo alla ricerca di energia stabile e scalabile.
Fonte: Cameco
Fattori chiave alla base del rialzo dei prezzi dell’uranio
Un ciclo rialzista più ampio delle materie prime e il recupero della domanda di lungo periodo
Il rally dell’uranio si inserisce in un contesto più ampio di bull market delle commodity e di ricostruzione della domanda strutturale di lungo termine. L’energia nucleare è sempre più considerata un pilastro della produzione elettrica stabile e a basse emissioni, nonché essenziale per l’espansione della capacità di calcolo e dell’intelligenza artificiale.
Cambio di approccio degli Stati Uniti verso la politica nucleare
Cresce lo slancio politico per ricostruire la filiera domestica del combustibile nucleare negli USA. I segnali di mercato indicano un allentamento di alcuni requisiti regolamentari per i permessi relativi agli impianti di arricchimento dell’uranio, mentre l’espansione delle infrastrutture nucleari statunitensi è tornata al centro dell’agenda politica.
Adattamento alle sanzioni e alla minore disponibilità di combustibile nucleare russo
Un tema strutturale chiave è l’adattamento del mercato ai vincoli derivanti dalle sanzioni e dal ridotto accesso al combustibile nucleare russo. Il progressivo allontanamento dall’uranio russo sta aumentando l’interesse per la cooperazione con partner occidentali — come Cameco e Centrus — per stabilizzare l’offerta e colmare eventuali carenze.
Acquisti più aggressivi da parte dei fondi e del mercato fisico
La domanda da investimento sta tornando rilevante, in particolare tramite veicoli supportati da uranio fisico. Nelle ultime settimane, l’attenzione si è concentrata sull’acquisto segnalato di 100.000 libbre di uranio da parte della canadese Sprott, rafforzando l’idea che il capitale istituzionale stia rientrando nel settore con rinnovata convinzione.
Supporto dal boom dei data center
La rapida espansione delle infrastrutture digitali e dell’AI sta alimentando la domanda di energia altamente affidabile. Ciò rafforza l’argomentazione secondo cui il nucleare potrebbe diventare un pilastro chiave per l’alimentazione dei data center ad alta intensità energetica, sostenendo indirettamente le prospettive di domanda di uranio.
Riduzione dell’offerta secondaria
Nel medio-lungo periodo, il mercato potrebbe risentire sempre più della contrazione dell’offerta “liquida” proveniente da scorte, materiale riprocessato e altre fonti secondarie. Storicamente, questo fenomeno ha rappresentato un catalizzatore per l’aumento dei premi di prezzo quando il mercato globale si restringe.
Nuovi reattori in Asia come base della domanda di lungo periodo
La pressione rialzista di lungo termine potrebbe intensificarsi con l’entrata in funzione di nuove unità nucleari — principalmente in Cina e India, ma anche in altre economie emergenti dove il nucleare sta diventando sempre più rilevante per la sicurezza energetica.
Prospettive di domanda: il mercato sconta un gap strutturale persistente
Le stime di settore indicano che la domanda globale di uranio potrebbe crescere di circa 28% entro il 2030, implicando una pressione costante sulle utility per aumentare le coperture di approvvigionamento, una competizione più intensa per il materiale disponibile e una spinta al rialzo sul mercato spot.
La volatilità resta parte del gioco, ma i fondamentali si rafforzano
Il mercato dell’uranio è naturalmente soggetto a movimenti bruschi e a rapide correzioni. Tuttavia, emergono segnali sempre più chiari che la “nervosità” di breve periodo possa convivere con un trend rialzista di lungo termine, sostenuto dall’aumento dei contratti, dagli acquisti delle utility e dal ruolo crescente dell’energia nucleare nel mix energetico globale.
Uranium Energy Corp è la principale società statunitense impegnata nella produzione di uranio negli Stati Uniti. Il titolo ha toccato nuovi massimi storici ieri, superando i 18 dollari per azione, ed è in rialzo di oltre 36% da inizio anno.

Fonte: xStation5
Le azioni di Centrus Energy — la più grande e di fatto l’unica principale società statunitense specializzata nella lavorazione dell’uranio — hanno registrato rialzi eccezionali. Di recente, il titolo ha rimbalzato dalla media mobile a 200 giorni sul grafico giornaliero, riprendendo il proprio trend rialzista.

Fonte: xStation5
Le azioni del secondo maggiore produttore di uranio negli Stati Uniti, Cameco, hanno toccato nuovi massimi storici a 117 dollari per azione.
Fonte: xStation5
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