Wall Street avvia la seduta in forte calo, con gli indici statunitensi che registrano perdite significative mentre cresce la cautela degli investitori in seguito all’escalation del conflitto nel Golfo Persico. Il Dow Jones cede il 2,5%, l’S&P 500 perde il 2,4% e il Nasdaq arretra del 2,5%. I mercati stanno progressivamente prendendo atto che il conflitto potrebbe protrarsi oltre pochi giorni e difficilmente resterà un episodio isolato, aumentando sensibilmente l’incertezza sui listini.
Gli investitori reagiscono all’aumento delle tensioni militari legate agli scambi tra forze statunitensi e iraniane. In particolare, il mercato sta incorporando i recenti attacchi con droni contro strutture diplomatiche americane nella regione, incluso un attacco all’ambasciata USA a Riyadh, nonché una serie di raid contro infrastrutture petrolifere strategiche in Arabia Saudita e in altri Paesi del Golfo, che accrescono il rischio di interruzioni nelle forniture energetiche. A incrementare ulteriormente l’incertezza, il presidente Donald Trump ha suggerito che le operazioni potrebbero durare dalle quattro alle cinque settimane, modificando nettamente le precedenti aspettative di una rapida risoluzione. Questa combinazione di fattori ha evidenziato il rischio di un’escalation prolungata, aumentando l’avversione al rischio e la volatilità sui mercati finanziari.
Si osserva una rotazione dei capitali verso settori difensivi ed energetici, mentre le società più sensibili ai costi dell’energia e alla domanda dei consumatori, come compagnie aeree e turismo, risultano sotto pressione. L’aumento dei prezzi del petrolio, insieme alla maggiore domanda di oro e dollaro USA, segnala un crescente interesse per gli asset rifugio in un contesto di incertezza crescente. Finché il conflitto non mostrerà segnali di stabilizzazione e i rischi per le catene globali di approvvigionamento petrolifero non si attenueranno, il sentiment degli investitori resterà probabilmente altamente sensibile a ogni nuovo sviluppo proveniente dalla regione. Il mercato sta progressivamente prezzando uno scenario di conflitto prolungato, con conseguente aumento della volatilità e scelte di investimento più prudenti.
Fonte: xStation5
I futures sull’US500 (S&P 500) sono in calo in risposta all’escalation del conflitto nel Golfo Persico, con il timore che domina sempre più il mercato a fronte delle crescenti tensioni regionali. I recenti attacchi con droni contro strutture diplomatiche statunitensi, insieme ai raid contro infrastrutture petrolifere chiave in Arabia Saudita e in altri Stati del Golfo, hanno intensificato le preoccupazioni per possibili interruzioni delle forniture energetiche globali e per un potenziale aumento dei prezzi del petrolio.
Fonte: xStation5
Company news:
- Le azioni di Nvidia (NVDA.US) sono in calo dopo i forti ribassi registrati sui mercati asiatici, innescati dall’escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Iran. Nvidia sta sottoperformando gran parte dei titoli delle cosiddette “Magnificent Seven”, mentre le autorità statunitensi starebbero valutando restrizioni sul numero di acceleratori per l’intelligenza artificiale che il colosso dei semiconduttori può esportare verso singole società cinesi. Di conseguenza, l’intero comparto dei semiconduttori e della tecnologia risulta sotto pressione, con le azioni del settore penalizzate dall’incertezza geopolitica e dalle possibili ripercussioni del conflitto in Medio Oriente.
- Le azioni di Credo Technology (CRDO.US) sono in flessione, nonostante la società di apparecchiature per telecomunicazioni abbia riportato risultati del terzo trimestre in linea con le stime preliminari diffuse a febbraio. La reazione del mercato suggerisce che gli investitori si attendessero performance più solide e che il semplice rispetto delle previsioni precedenti non sia stato sufficiente a sostenere il titolo.
- Le azioni di MongoDB (MDB.US) stanno crollando dopo che la società di software per database ha fornito guidance su ricavi e utili rettificati per l’intero esercizio e per il primo trimestre inferiori alle attese degli analisti. Nonostante risultati finanziari solidi, gli investitori si sono concentrati su prospettive di breve termine più deboli, esercitando una significativa pressione ribassista sul titolo.
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