Wall Street è in calo in vista della decisione della Fed, con il sentiment appesantito da un dato sull’inflazione alla produzione più forte del previsto e da una crescente incertezza su come la banca centrale reagirà a un contesto inflazionistico sempre più complesso.
Il Dow Jones perdeva 351 punti, ovvero lo 0,8%, mentre l’S&P 500 cedeva lo 0,5% e il Nasdaq Composite arretrava dello 0,5%. Questo tipo di movimento riflette un mercato che sta chiaramente riducendo l’esposizione al rischio a poche ore dall’annuncio della Fed.
La principale sorpresa macro è arrivata dall’inflazione alla produzione negli Stati Uniti. Il PPI è salito dello 0,7% su base mensile a febbraio, ben al di sopra dello 0,3% atteso, suggerendo che le pressioni inflazionistiche stavano già aumentando prima dello scoppio del conflitto con l’Iran. In altre parole, la Fed non entra in questa riunione con l’inflazione pienamente sotto controllo.
Dazi e petrolio
Secondo CrossCheck Management, il dato PPI più elevato è in gran parte trainato dai dazi, che stanno aumentando i costi dei metalli, degli input industriali e più in generale delle spese manifatturiere. In questa ottica, non si tratta di un rumore inflazionistico temporaneo, ma di un problema di prezzi più strutturale che potrebbe continuare a influenzare la politica monetaria almeno fino al terzo trimestre. La situazione è ulteriormente complicata dall’energia.
Dallo scoppio della guerra con l’Iran, i prezzi del petrolio sono aumentati sensibilmente, e questo movimento non è ancora stato pienamente riflesso negli ultimi dati sull’inflazione. I mercati temono sempre più che i costi energetici più elevati inizino a trasferirsi ai prezzi al consumo nei prossimi mesi.
Queste preoccupazioni sono chiaramente visibili nel mercato delle materie prime. Il greggio WTI è salito di oltre il 2%, avvicinandosi ai 99 dollari al barile, mentre il Brent ha guadagnato oltre il 5%, raggiungendo circa i 109 dollari al barile. L’ultimo rialzo è seguito alle notizie secondo cui Israele ha colpito il più grande impianto di lavorazione del gas dell’Iran nella provincia di Bushehr.
Allo stesso tempo, l’Iran ha minacciato attacchi alle infrastrutture petrolifere in Arabia Saudita, negli Emirati Arabi Uniti e in Qatar, dopo una nuova ondata di attacchi contro impianti energetici negli Emirati. Dal punto di vista dei mercati, il rischio non è più limitato ai titoli di notizie: gli investitori si stanno concentrando sempre più su possibili interruzioni dei flussi di petrolio e carburante, in particolare attraverso lo Stretto di Hormuz.
Fed e Trump
Il petrolio era già in rialzo nella sessione precedente dopo che Donald Trump aveva dichiarato in un post su Truth Social che gli Stati Uniti non avevano bisogno del supporto degli alleati NATO in Medio Oriente. In precedenza aveva anche suggerito la possibilità di formare una coalizione per proteggere le rotte marittime nello Stretto di Hormuz, anche se alcuni Paesi sarebbero riluttanti a partecipare.
In questo contesto, il mercato si aspetta ancora che la Fed lasci i tassi di interesse invariati nell’intervallo 3,5%–3,75%. Tuttavia, il vero peso dell’evento di oggi non risiede nella decisione in sé, ma nel tono del comunicato e nell’eventuale segnale da parte di Jerome Powell che prezzi del petrolio più elevati possano modificare in modo significativo le prospettive di politica monetaria.
È qui che si concentra il rischio dell’evento odierno. Il mercato non si aspetta una variazione dei tassi, ma cerca chiarezza su come la Fed interpreterà la nuova combinazione di inflazione persistente, tensioni geopolitiche e crescenti rischi al ribasso per la crescita.
Investitori cauti
Secondo Ameriprise Financial, gli investitori restano cauti sia in vista della decisione della Fed sia di fronte ai prezzi elevati del petrolio. Il nodo centrale sarà capire come i policymaker integreranno il conflitto con l’Iran nella loro valutazione dei rischi inflazionistici e delle prospettive di crescita.
Allo stesso tempo, le azioni continuano a trovare supporto in un contesto di utili relativamente solido. Saglimbene ha inoltre osservato che i fondamentali restano costruttivi per le azioni statunitensi, anche mentre gli investitori affrontano un’elevata incertezza geopolitica e timori legati alle possibili disruption guidate dall’intelligenza artificiale.
Oltre alla Fed, l’attenzione del mercato si sposta anche su Micron Technology, che pubblicherà i risultati dopo la chiusura. Il titolo è salito di quasi il 62% quest’anno, trainato dalla forte domanda di memorie ad alta larghezza di banda, rendendolo uno degli appuntamenti più rilevanti della giornata.
I recenti movimenti di mercato continuano a rafforzare questa narrativa. I prezzi del petrolio stanno estendendo i guadagni dopo le minacce dell’Iran alle infrastrutture energetiche in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar, oltre all’attacco di Israele al principale impianto di lavorazione del gas iraniano. Per ora, questo mantiene elevate le preoccupazioni sull’inflazione e lascia i mercati in una posizione chiaramente più difensiva in vista della decisione della Fed.
US30 (H1)
Il contratto futures sul Dow Jones Industrial Average (US30) registra un forte calo, tornando verso i recenti minimi locali.

Fonte: xStation5
Live Speciale pre-FED
L'indice dei prezzi alla produzione (PPI) statunitense è molto più alto del previsto 🚩 L'indice US100 perde terreno
📉L'oro perde il 2%
Grafico del giorno: EURUSD in leggero calo prima della decisione della Federal Reserve 🔍
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