- Inflazione in Giappone in forte calo all'1,5%
- Oggi PIl Usa previsto in calo dal 4,4% al 3%
- Oggi il Pce previsto stabile al 2,8%
- Nikkei potrebbe chiudere la settimana in negativo
- Inflazione in Giappone in forte calo all'1,5%
- Oggi PIl Usa previsto in calo dal 4,4% al 3%
- Oggi il Pce previsto stabile al 2,8%
- Nikkei potrebbe chiudere la settimana in negativo
Brutto ribasso dell'inflazione in Giappone che si porta all'1,5%, un ribasso molto importante che potrebbe spaventare nel lungo termine la stessa Boj. Nel frattempo oggi ci sará l'uscita del PCE in Usa, dato fondamentale per la Fed.
Ribasso forte dell'inflazione in Giappone
Il dato su base annuale passa all'1,5% dal 2,1% precedente, il problema peró risiede nel forte calo avvenuto in soli 3 mesi di rilevazioni in quanto l'inflazione si trovava al 2,9% a novembre, un calo fortissimo. Questo forte calo potrebbe stabilizzare la BoJ nel breve che dovrá monitorare attentamente l'inflazione nel corso delle prossime rilevazioni, eventuali ulteriori cali potrebbero fermare la politica a tassi crescenti (meno espansiva e non ancora restrittiva) della banca centrale. Il rischio in questo caso é quello di rivedere ció che abbiamo visto dal 1989 ad oggi, ossia un'inflazione che va sopra il target per poi riscendere violentemente e tornare in zona deflazione. Al momento questa ipotesi risulta lontana, l'inflazione é rimasta sopra il target per un tempo molto piú alto rispetto a quanto avvenuto negli ultimi 35 anni e sui massimi dell'inflazione la BoJ ha alzato i tassi, altro elemento che ci fa pensare che la situazione é diversa da quanto visto storicamente. Per il momento la situazione richiede un monitoraggio attento nel corso dei prossimi mesi.

Inflazione giapponese e il forte calo a 1,5% - Fonte: TradingView
Oggi il Pil e il Pce in Usa
Dato fondamentale per la Fed é quello dell'indice dei prezzi Pce che dovrebbe rimanere stabile al 2,8% secondo le stime. La situazione quindi non dovrebbe cambiare lato prezzi, ancora non vediamo forti segnali di rallentamento per l'economia Usa che vede ancora dei numeri del mercato del lavoro altalenanti ma che non segnalano ufficialmente, stando almeno ai dati del Bls, un forte rallentamento economico. Il rallentamento leggero é quello che ci si aspetta invece dal Pil che dovrebbe passare dal 4,4% al 3% sul Q4 del 2025, un calo importante ma che di certo non segnala un rallentamento economico. Ricordiamo che il Pil é un lagging indicator, ossia un indicatore che va in ritardo rispetto a tutti gli altri, pertanto é un dato la cui importanza é marginale a livello di lettura economica generale attuale, a differenza dei dati del mercato del lavoro e dell'inflazione che risultano sicuramente piú veloci. Questi dati sono sicuramente dei dati market mover, pertanto si faccia molta attenzione a ridosso dell'apertura del cash Usa.
Le chiusure settimanali
Per il momento i mercati non hanno dimostrato nulla di sostanziale in questa settimana. Di fatto hanno ricomprato i minimi sulle rotture e venduto i massimi rimanendo cosí compressi e senza una direzione chiara. La dinamica generale sembra quella di un rallentamento a lungo termine delle dinamiche rialziste viste fino ad oggi, soprattutto su Nikkei che al momento segna una chiusura settimanale negativa, a conferma del rallentamento in atto. Sugli altri indici come il Ftse Mib vediamo invece una chiusura tendenzialmente positiva ma con i massimi al di sotto dei massimi delle scorse settimane, quindi una dinamica assolutamente statica. I mercati americani sembrano non soffrire particolarmente, la dinamica é in rallentamento ma stenta a peggiorare e a prendere una direzione precisa. Al momento possiamo dire che questa é stata una settimana con pochi spunti, il tutto e rimandato alla prossima con il test di queste dinamiche tecniche, soprattutto quella dell'ipotetica chiusura negativa del Nikkei.

La chiusura settimanale negativa del Nikkei - Fonte: XStation
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Il Nikkei comanda il trend dei mercati azionari
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