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10:18 · 19 gennaio 2026

Cina: crescita del 5% senza entusiasmo

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Sulla carta, tutto torna. L’economia cinese è cresciuta del 5% nel 2025, centrando esattamente l’obiettivo fissato dalle autorità di Pechino. Il traguardo è stato raggiunto, i titoli dei giornali sono positivi e le statistiche sono definitive. Dal punto di vista politico, si tratta di un successo. In un contesto di incertezza globale, tensioni commerciali e crisi del mercato immobiliare, mantenere questo ritmo era tutt’altro che scontato.

Eppure i mercati finanziari hanno reagito con freddezza. Nessuna euforia, nessuna ondata di afflussi di capitale e nessun cambiamento nella narrativa dominante. Le previsioni non sono state riviste al rialzo e i prezzi degli asset sono rimasti stabili. Perché?

La risposta non risiede nel livello della crescita in sé, ma nella sua qualità, nelle sue fonti e nella sua dinamica. Sono questi fattori a definire il reale significato dei dati cinesi per i mercati globali e a spiegare perché il raggiungimento di una crescita del PIL del 5% non abbia entusiasmato gli investitori.

Struttura della crescita

La crescita economica della Cina nel 2025 è stata disomogenea. Il contributo maggiore al PIL è arrivato dall’industria e dalle esportazioni, mentre la domanda interna è rimasta debole. Le vendite al dettaglio sono cresciute meno delle attese e gli investimenti, in particolare nel settore immobiliare, hanno continuato a diminuire.

Nel quarto trimestre la crescita ha rallentato in modo evidente, raggiungendo il livello più basso degli ultimi anni. Questo segnala che l’economia sta perdendo slancio, piuttosto che rafforzarlo. Dal punto di vista degli investitori, ciò significa assenza di un classico impulso ciclico. Non esiste un meccanismo in grado di trainare autonomamente la crescita nei prossimi trimestri, né attraverso i consumi né tramite gli investimenti privati. Il 5% registrato nel 2025 non ha la stessa qualità del 5% ottenuto un decennio fa.

Le esportazioni come motore principale

Le esportazioni sono state il principale motore della crescita cinese nel 2025. I surplus commerciali record confermano che le aziende cinesi hanno trovato con successo sbocchi al di fuori degli Stati Uniti, compensando la debolezza della domanda interna.

Allo stesso tempo, questa strategia ha conseguenze rilevanti. La Cina aumenta la pressione competitiva sui produttori globali offrendo beni a prezzi sempre più bassi. Esporta sia capacità produttiva in eccesso sia pressione sui prezzi. Per l’economia globale, questo non rappresenta uno stimolo alla crescita. Invece di sostenere la domanda di materie prime e beni di investimento, aumenta la compressione dei margini, crescono le tensioni commerciali e si rafforza il rischio di protezionismo. Un contesto che favorisce strategie di investimento difensive piuttosto che un mercato rialzista globale.

Dinamica economica

I mercati finanziari non prezzano il passato, ma il futuro. La questione centrale non è quindi che la Cina abbia raggiunto una crescita del 5%, bensì se sia in grado di mantenerla o accelerarla.

Oggi i segnali sono contrastanti. Non emerge un catalizzatore chiaro in grado di ripristinare la fiducia dei consumatori o di invertire la tendenza nel settore immobiliare. Le politiche di stimolo restano selettive e prudenti, con le autorità apparentemente più concentrate sulla stabilità che su un rilancio aggressivo dell’economia.

Le prospettive per il 2026 sono considerate meno favorevoli rispetto all’anno appena trascorso. Per i mercati, questo implica un potenziale limitato di sorprese positive e poche ragioni per una rivalutazione significativa degli asset cinesi.

Implicazioni per i mercati finanziari

Il ruolo della Cina nell’economia globale sta cambiando e ha un impatto diretto sui mercati finanziari. Il Paese non è più il principale motore della crescita globale e sta assumendo sempre più il ruolo di stabilizzatore, mantenendo l’economia su un ritmo moderato piuttosto che generare un forte impulso espansivo.

Per i mercati delle materie prime, ciò significa una minore pressione dal lato della domanda. Per le economie dipendenti dalle esportazioni verso la Cina, le aspettative devono essere riviste. Per gli investitori globali, la selettività settoriale e geografica diventa sempre più importante. La Cina resta presente sulla mappa degli investimenti, ma non è più una fonte evidente di crescita. Nel nuovo scenario globale, il suo ruolo è più complesso e meno chiaramente positivo rispetto ai decenni precedenti.

Punti chiave

  • Il raggiungimento di una crescita del PIL del 5% nel 2025 è un dato di fatto, ma struttura e dinamica spiegano la reazione tiepida dei mercati.

  • La crescita è difensiva, trainata soprattutto dalle esportazioni e dalla gestione del rallentamento, più che da uno stimolo interno.

  • Lo slancio economico si sta indebolendo e mancano catalizzatori chiari per un’accelerazione.

  • Le prospettive per il 2026 sono moderate.

  • Gli investitori devono adattare il proprio approccio alla Cina come fonte di crescita globale.

 

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