- Crollo del petrolio di oltre il -10%
- Recupero forte dell'azionario
- Dollaro in forte ritracciamento, Yen recupera
- Titoli di Stato in Ripresa
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Il Petrolio crolla dopo il rinvio dell'ultimatum, il prezzo del greggio si comporta come nel 2022, si allontana dai massimi. L'azionario recupera in modo forte, un movimento dettato dall'alta volatilitá che non cambia le carte in tavola, la dinamica di lungo rimane ancora ribassista.
Petrolio, come nel 2022
Un movimento giá analizzato all'inizio del conflitto che si sta manifestando in modo analogo al 2022. Prima i mesi in accumulo, poi il movimento del 100% seguito da un ribasso del 30%, il massimo conseguito nel movimento rialzista fa da massimo per i mesi successivi, questo il movimento del 2022 che si sta palesando anche in questa occasione. I prezzi del petrolio seguono prima le logiche di mercato, la guerra é la "benzina" per la volatilitá ma di fatto é il mercato che comanda. Il petrolio, prima della situazione venezuelana, poi con le tensioni in Medio Oriente, si trovava in un trend marcatamente ribassista proprio dal 2022, segno del fatto che la domanda globale non era cosi forte da spingere i prezzi naturalmente verso l'alto. Il ribasso di questa notte é iniziato in realtá ieri pomeriggio alle 17:00 quando é stato raggiunto il massimo dal quale é poi partito il movimento. I massimi a ridosso dei 119,45 non sono stati toccati, cosí come nel 2022 i movimenti rilazisti a seguito del ribasso del 30% non hanno raggiunto i massimi precedenti. I movimenti del petrolio, cosi come per tutti gli altri asset, sono guidati essenzialmente dai meccanismi di domanda offerta, le notizie che arrivano ora dal Medio Oriente, cosí come quelle che venivano dall'Ucraina, fanno da motore della volatilitá. In sostanza il mercato al momento non accetta prezzi cosí alti e sopra i 100 dollari al barile il petrolio viene venduto.
Recupero dell'azionario
Forte recupero dell'azionario che di fatto mantiene la dinamica ribassista di lungo termine che vediamo sui grafici mensili. Anche in questo caso si tratta di pura volatilitá, una volatilitá oramai strutturale che potrebbe essere molto persistente nel corso dei prossimi mesi e che potrebbe portare i mercati a registrare delle performance estremamente positive cosi come estremamente negative. L'attuale situazione rientra perfettamente nella dinamica di un bear market di lungo termine, cosí come abbiamo visto nel 2022 dove a settimane di forti ribassi si alternavano settimane di forti rialzi con un risultato finale di lungo termine comunque negativo. Al momento quindi la dinamica che vediamo é senza direzione, la dinamica a lungo termine é improntata verso il risk-off e a guidare il tutto é al momento l'aspettativa di inflazione da qui ai prossimi 2/3 mesi e il mercato del lavoro.
Ottimo ribasso per UsdJpy
Si segnala anche l'ottimo ribasso di UsdJpy che torna a ridosso dei 158, livelli ancora alti ma sicuramente migliori rispetto ai 160 sfiorati nei giorni scorsi. Per il momento la BoJ non interviene anche se questi prezzi risultano ancora molto elevati rispetto ai fondamentali dell'economia giapponese. Lo yen é svalutato come quando i tassi si trovavano allo 0%, inoltre i livelli di inflazione non sono mai stati cosí "alti" come negli ultimi mesi, condizione ideale per la BoJ per mantenere la politica monetaria meno accomodante.
Titoli di Stato e Inflazione
In questo contesto dobbiamo assolutamente fare attenzione ai titoli di Stato, specie quelli Usa. Lo spread 2-10 anni Usa é ritornato sopra i 50 punti base, potrebbe riprendere la sua corsa verso i 100 punti base nel corso delle prossime settimane, soprattutto se il petrolio iniziasse a scendere per il lungo termine. Per il momento le aspettative di inflazione comandano tutto, i rendimenti dei titoli di Stato risultano elevati rispetto ai fondamentali, la ripresa é piú che probabile. Qualora dovessimo mancare le aspettative di inflazione al rialzo, i titoli di Stato potrebbero riprendere i loro trend naturali e riportarsi su rendimenti in linea con i tassi e l'inflazione.
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