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15:11 · 20 gennaio 2026

💡Geopolitica e dazi: i metalli preziosi raggiungono prezzi record (Commodity Wrap, 20.01.2026)

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Petrolio greggio
L’attenzione di Donald Trump si è attualmente spostata principalmente sulla Groenlandia, spingendo i prezzi del petrolio a restituire parte dei recenti guadagni. Il greggio WTI è ora scambiato in prossimità di un’area di supporto intorno ai 59 dollari al barile, in calo rispetto ai massimi di metà gennaio a 62 dollari.

Allo stesso tempo, gli Stati Uniti stanno rafforzando la loro presenza militare in Medio Oriente, segnalando una maggiore probabilità di intervento qualora le proteste in Iran dovessero intensificarsi ulteriormente o Teheran lanciasse nuove minacce. Nelle ultime settimane i prezzi hanno inoltre trovato sostegno nei continui attacchi con droni ucraini alle infrastrutture petrolifere russe e nei solidi acquisti di greggio da parte della Cina. Nel frattempo, l’OPEC+ mantiene una politica di status quo, lasciando invariati i target di produzione per il primo trimestre del 2026.

Gli analisti di Bernstein ritengono che il petrolio possa toccare un minimo ciclico nella prima metà dell’anno, con un potenziale rimbalzo verso i 70 dollari al barile. La loro previsione indica una media annua del Brent a 65 dollari, significativamente superiore al consenso di mercato attuale pari a 61 dollari.

Il WTI ha registrato un forte arretramento la scorsa settimana, poiché il premio per il rischio percepito legato all’Iran si è ridimensionato. Tuttavia, i rischi geopolitici restano elevati, data la volatilità in Venezuela, Iran e Russia, ora ulteriormente aggravata dalla disputa sulla Groenlandia. I prezzi stanno attualmente rimbalzando da un’area di supporto in prossimità del livello di ritracciamento 50,0.
Fonte: xStation5

Oro

L’oro è balzato su nuovi massimi storici oltre i 4.700 dollari l’oncia, mentre i mercati scontano l’aumento dei rischi legati all’ultima offensiva tariffaria di Donald Trump. Il Presidente intende imporre un dazio del 10% ai Paesi che hanno recentemente dispiegato truppe in Groenlandia, con misure destinate a entrare in vigore il 1° febbraio.

Sebbene non siano ancora stati emanati ordini esecutivi formali oltre ai post su Truth Social, il mercato sta trattando queste misure come dazi cumulativi di “integrazione”. Le tariffe attualmente negoziate dalla Commissione Europea — escludendo il settore automobilistico e altri comparti sensibili — si attestano in media al 15%. In base all’escalation proposta, i dazi legati alla Groenlandia salirebbero al 25% entro giugno, restando in vigore fino al raggiungimento di un accordo per l’acquisto dell’isola.

Queste tensioni creano un contesto particolarmente teso per il World Economic Forum di Davos. Mentre la presenza di Donald Trump è confermata, la Danimarca si è invece ritirata dall’evento. Il discorso chiave di Trump, previsto per mercoledì, dovrebbe affrontare non solo lo stallo sulla Groenlandia, ma anche possibili cambiamenti di politica nei confronti dell’Ucraina.

Sul fronte interno, nuove pressioni negli Stati Uniti stanno alimentando l’ansia dei mercati. Gli investitori temono presunti attacchi all’indipendenza della Federal Reserve e l’incertezza sul processo di successione del prossimo presidente della Fed, aggravata da recenti iniziative del Dipartimento di Giustizia. Sebbene i precedenti degli ultimi 50 anni suggeriscano che un presidente uscente della Fed lasci il proprio seggio nel Board of Governors, la recente retorica di Jerome Powell indica la volontà di portare a termine il mandato per garantire che la politica monetaria, basata sui dati, resti al riparo da pressioni politiche.

Inoltre, la validità legale dei nuovi dazi rimane un’incognita, in attesa di una pronuncia della Corte Suprema. Un’eventuale imposizione di rimborsare i dazi già riscossi potrebbe generare caos fiscale, poiché tali entrate sono già state assorbite nella spesa federale. Di conseguenza, una serie di dati macro resilienti e l’incertezza legata alla Fed hanno spinto i mercati a rinviare le aspettative per il primo taglio dei tassi da giugno a luglio.

L’oro è sempre più apprezzato dagli investitori istituzionali. Dopo la decisione di Citi nel 2025 di includere l’oro nel proprio portafoglio modello, Morgan Stanley ha suggerito di abbandonare il tradizionale modello 60:40, dimezzando l’esposizione obbligazionaria a favore di una quota del 20% in oro. Goldman Sachs mantiene un target di fine 2026 pari a 4.900 dollari l’oncia.

L’oro ha superato il bordo superiore del suo canale ascendente principale, suggerendo una possibile accelerazione del trend. Il metallo si trova ora a meno del 5% dal livello psicologico dei 5.000 dollari.
Fonte: xStation5

 

Argento
Lo status dell’argento è stato elevato nel 2025, quando l’USGS lo ha ufficialmente designato come minerale critico. Rimane un elemento chiave per le applicazioni industriali moderne, tra cui fotovoltaico (PV), veicoli elettrici e data center guidati dall’AI. Sebbene il tasso di crescita della domanda legata al PV possa rallentare nel 2026, è comunque previsto un modesto aumento su base annua.

La speculazione su una possibile carenza fisica continua a crescere. Nonostante le consegne fisiche siano leggermente aumentate, la maggior parte delle scorte di argento rimane nei depositi degli exchange (principalmente COMEX), con i movimenti determinati soprattutto dal rolling dei contratti e dal rebalancing degli indici sulle commodity. Tuttavia, emergono problemi di disponibilità acuta a Londra e, soprattutto, a Shanghai.

La Shanghai Gold Exchange mostra attualmente una backwardation, dove i prezzi spot valgono più dei futures, confermando un reale deficit fisico. I prezzi in Cina hanno già superato i 100 dollari l’oncia, con un premio di 10–12 dollari rispetto al COMEX.

Con l’argento che raggiunge livelli record, i prezzi COMEX si avvicinano alla soglia dei 100 dollari, necessitando di un rialzo di soli 5% per raggiungere il traguardo. Un supporto di breve termine si trova intorno a 87 dollari.
Fonte: xStation5

 

Cacao
I report dall’Africa occidentale indicano una stagione di raccolto resiliente. Gli arrivi dal 1° ottobre all’11 gennaio hanno totalizzato 1,13 milioni di tonnellate, rispetto a 1,16 milioni dell’anno precedente.

Le aspettative crescono anche per l’Ecuador, dove la produzione potrebbe salire a 570.000–600.000 tonnellate, potenzialmente posizionando il Paese come secondo produttore mondiale.

I dati sulle lavorazioni (grindings), proxy per la domanda, mostrano un quadro misto:

  • Asia: -4,8% su base annua (meglio del -12% previsto)

  • USA: +0,3% su base annua (anche se il dato potrebbe essere influenzato dall’inclusione di due nuovi trasformatori)

  • Europa: -8,3% su base annua a 304.500 tonnellate, significativamente peggio del -3% stimato e segnando il Q4 più debole degli ultimi 12 anni

I prezzi hanno aperto sotto 5.000 dollari dopo il lungo weekend festivo negli Stati Uniti. I deludenti dati sulla domanda europea hanno probabilmente innescato profit-taking sulle posizioni short. Il posizionamento netto è sceso ai livelli più bassi dal 2022; sebbene ciò possa rappresentare un segnale contrarian, un recupero sostenuto richiederebbe probabilmente nuove evidenze di vincoli sul lato dell’offerta.
Fonte: xStation5


 
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