Il dollaro australiano è oggi in calo nei confronti di tutte le valute del G10 dopo la pubblicazione di dati sull'inflazione australiana inferiori alle attese (AUD/USD, AUD/NZD: -0,3%). Sia il dato di giugno sia il report completo relativo al secondo trimestre hanno evidenziato un'inflazione inferiore al 4%, offrendo alla Reserve Bank of Australia (RBA) i primi segnali concreti dell'efficacia dei mesi di aggressivi rialzi dei tassi d'interesse.
Analisi tecnica: AUD/USD (D1)
L'AUD/USD sta testando livelli tecnici chiave mentre aumenta la pressione ribassista. La tenuta dei ritracciamenti di Fibonacci del 50,0% e del 61,8% sarà fondamentale per evitare un'ulteriore discesa verso l'area di 0,6900. Una rottura al ribasso della fascia di supporto evidenziata in giallo (0,6880-0,6900) rappresenterebbe un chiaro segnale di ripresa del trend ribassista, uno scenario che potrebbe essere ulteriormente alimentato da un ulteriore rallentamento dell'inflazione in Australia.
L'indicatore RSI rimane vicino al livello neutrale di 50, lasciando spazio a un'eventuale prosecuzione della pressione ribassista.
L'unica speranza per i compratori resta un messaggio particolarmente accomodante da parte della Federal Reserve e un ritorno delle quotazioni al di sopra della media mobile esponenziale (EMA) a 100 periodi (linea viola scuro). Tuttavia, questo scenario appare poco probabile alla luce della solidità del mercato del lavoro statunitense (disoccupazione stabile e richieste di sussidi ai minimi storici), del miglioramento degli indici PMI e della posizione rigorosa di Kevin Warsh nel contrastare un'inflazione ancora superiore all'obiettivo della Fed.

Fonte: xStation5
Cosa sta guidando il ribasso dell'AUD/USD oggi?
L'inflazione scende sotto il 4%: l'inflazione annua (CPI) in Australia è rallentata al 3,8% a giugno, rispetto al 4,0% di maggio, registrando anche un calo dello 0,1% su base mensile. Nel secondo trimestre, l'inflazione è scesa allo 0,6% su base trimestrale (4,0% su base annua), rispetto all'1,4% registrato nel primo trimestre. Particolarmente rilevante per la Reserve Bank of Australia (RBA) è stato il dato sull'inflazione trimmed mean, che si è attestato al 3,6% su base annua (0,8% su base trimestrale), al di sotto della previsione della banca centrale (3,8%).
Il calo dei prezzi del carburante frena l'inflazione: il principale fattore che ha contribuito al rallentamento dell'inflazione è stata la diminuzione di quasi l'11% dei prezzi dei carburanti a giugno, che ha favorito una disinflazione nei trasporti e nei beni. Al contrario, il settore immobiliare continua a esercitare pressioni sui prezzi (+6,8% su base annua): i costi di costruzione delle nuove abitazioni sono aumentati del 5,8% a causa del rincaro dei materiali e della manodopera. Inoltre, l'inflazione dei servizi è accelerata al 4,0% su base annua, segnalando che le pressioni inflazionistiche interne rimangono ancora sostenute.
Il mercato azzera le aspettative di un rialzo dei tassi: dopo la pubblicazione dei dati, il mercato dei swap sui tassi d'interesse ha praticamente azzerato la probabilità di un rialzo dei tassi da parte della RBA nella riunione di agosto. Più in generale, le aspettative di ulteriori rialzi sono diminuite lungo tutte le scadenze. Attualmente i tassi d'interesse australiani, al 4,35%, restano i più elevati tra le economie del G10. L'ultimo rialzo risale a maggio, mentre nei mesi successivi la governatrice della RBA ha adottato un tono più accomodante, affermando che l'attuale livello dei tassi rappresenta un buon punto in cui prendersi una pausa prima di valutare eventuali nuove mosse.

Il mercato non sconta più un rialzo completo dei tassi d'interesse in Australia prima di marzo 2027. Fino alla scorsa settimana, i contratti indicavano con quasi assoluta certezza un aumento dei tassi già nella riunione di febbraio (linea blu). Ora, invece, la curva si sta riavvicinando ai livelli osservati un mese fa, quando gli operatori prevedevano una pausa nel ciclo di rialzi, sostenuti anche dalle speranze di una de-escalation del conflitto in Medio Oriente.
Fonte: Team di ricerca di XTB
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