L’USDJPY oggi assomiglia a un incontro di boxe, dove uno dei due pugili sta disperatamente cercando di non finire all’angolo, ma sta esaurendo forza e idee, mentre i colpi continui provenienti da macroeconomia e geopolitica non fanno altro che peggiorare la sua situazione.
In questo scambio diventa sempre più evidente che non si tratta più di una lotta per il predominio, ma di una battaglia per la sopravvivenza, scandita dal ritmo imposto da un avversario più forte, che sta gradualmente prendendo il controllo del tempo e dello spazio sul mercato.
Fonte: xStation5
Geopolitica ed Energia
Il principale fattore alla base dei movimenti attuali resta la tensione attorno allo Stretto di Hormuz. L’aumento del rischio geopolitico sta spingendo al rialzo i prezzi del petrolio e, più in generale, di tutte le materie prime energetiche, colpendo direttamente le economie importatrici.
Il Giappone si trova in una posizione particolarmente delicata, poiché continua a dipendere fortemente dalle importazioni energetiche. L’aumento dei costi dell’energia si sta trasmettendo immediatamente alle pressioni inflazionistiche lungo tutta la catena produttiva, aumentando lo stress economico.
Inflazione e sorpresa nei dati
Gli ultimi dati sull’inflazione alla produzione hanno mostrato una chiara accelerazione. Il PPI è salito al 4,9% su base annua rispetto al precedente 2,6%, superando nettamente le aspettative del mercato.
Non si tratta soltanto di una deviazione statistica, ma di un segnale che le pressioni sui costi in Giappone stanno crescendo più rapidamente del previsto. È importante sottolineare che l’inflazione è in larga parte “importata”, il che significa che la sua origine si trova al di fuori della politica domestica ed è fortemente legata alle condizioni globali.
Bank of Japan sotto pressione
L’aumento dell’inflazione sta iniziando a modificare in modo significativo la narrativa attorno alla Bank of Japan. Il mercato sta progressivamente prezzando la possibilità di un rialzo dei tassi già a giugno, mentre alcuni economisti suggeriscono che potrebbe non trattarsi di una misura isolata, ma dell’inizio di un più ampio ciclo di normalizzazione monetaria.
Si tratterebbe di un cambiamento rilevante rispetto agli anni di politica ultra-accomodante che hanno caratterizzato i mercati giapponesi per decenni. Le pressioni inflazionistiche stanno mettendo la BOJ in una posizione in cui l’inazione potrebbe essere percepita sempre più come un errore di politica monetaria.
Differenziale dei tassi e forza del dollaro
Nonostante le crescenti aspettative di una stretta monetaria in Giappone, lo yen rimane strutturalmente debole. Il principale fattore è l’enorme differenziale dei tassi d’interesse tra Giappone e Stati Uniti.
La Federal Reserve continua infatti a mantenere un contesto di tassi relativamente elevati, sostenendo il dollaro e mantenendo attraenti le strategie di carry trade. In pratica, il capitale continua ad avere un forte incentivo a restare posizionato contro lo yen, limitando la capacità della valuta giapponese di mettere a segno un recupero duraturo nonostante il cambiamento delle aspettative sulla BOJ.
Rischio di intervento e reazione del mercato
Un altro elemento in gioco è la speculazione riguardo a possibili interventi valutari da parte delle autorità giapponesi. Tali azioni possono innescare rapidi rafforzamenti dello yen, ma generalmente di breve durata.
Il mercato resta tuttavia scettico sulla loro efficacia nel lungo periodo in assenza di un cambiamento corrispondente nella politica monetaria. Di conseguenza, gli interventi tendono ad agire più come temporanee interruzioni del trend che come vere inversioni di tendenza.
Quadro di mercato
Di conseguenza, USDJPY si trova attualmente all’incrocio di tre forze principali. Da un lato, il differenziale dei tassi continua a sostenere il dollaro. Dall’altro, le crescenti aspettative di una Bank of Japan più aggressiva (“hawkish”) supportano lo yen. A completare il quadro c’è la geopolitica, che attraverso i prezzi dell’energia alimenta l’inflazione e costringe il mercato a una continua rivalutazione degli scenari.
Nel breve termine, lo scenario più probabile resta quello di una volatilità elevata, con il mercato che reagirà principalmente ai dati sull’inflazione e alle comunicazioni della Bank of Japan, mentre cerca un equilibrio tra queste tre forze concorrenti.
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