14:20 · 3 agosto 2026

Grafico del giorno: lo yen scende dai massimi degli ultimi 40 anni – cosa aspettarsi? (03.08.2026)

Dopo aver raggiunto il livello più alto dal 1986 (163,99), il cambio USD/JPY ha registrato un calo molto significativo. Il movimento è stato determinato dal primo intervento coordinato tra Stati Uniti e Giappone dal 2011, quando lo yen si era indebolito in seguito al devastante terremoto che aveva colpito il Paese.

Il Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent e il Ministro delle Finanze giapponese Satsuki Katayama hanno sottolineato che entrambe le parti sono pronte a intraprendere ulteriori azioni per stabilizzare il tasso di cambio.

Intervento storico

Secondo i dati forniti dalla Bank of Japan, l'entità dell'intervento giapponese potrebbe aver raggiunto i 59 miliardi di dollari, una cifra senza precedenti considerando la portata di un intervento effettuato in una singola giornata.

Sebbene non sia possibile stimare l'entità dell'intervento statunitense attraverso dati ufficiali, diversi elementi suggeriscono che possa essersi attestato tra i 5 e i 10 miliardi di dollari. Questa ipotesi è supportata, almeno in parte, da una nota lasciata da Scott Bessent durante un incontro in Maryland.

Fonte: Reuters

L'intervento statunitense è stato confermato nel fine settimana dal presidente Trump:
"Il Giappone è stato molto disponibile nei nostri confronti, fatta eccezione, ovviamente, per l'attacco a Pearl Harbor. (...) Ha uno yen debole e aveva bisogno di un po' di aiuto. E noi siamo sempre pronti ad aiutare il Giappone."

Oggi il ministro Katayama ha pubblicato una lettera ufficiale che conferma l'intervento.

Torna l'accordo di Mar-a-Lago?

A seguito della cooperazione degli Stati Uniti nel recente intervento volto a rafforzare lo yen, torna al centro dell'attenzione la questione di una politica più ampia della Casa Bianca.

Un ritorno a misure mirate a indebolire il dollaro statunitense, con l'obiettivo di sostenere le esportazioni nazionali, appare possibile. All'inizio del 2025 tali iniziative erano state definite "Accordo di Mar-a-Lago", un tentativo moderno di replicare i principi alla base dell'Accordo del Plaza del 1985.

Cosa ha determinato il precedente indebolimento dello yen?

Un ruolo fondamentale è stato svolto dal ritorno del carry trade, ovvero la strategia basata sullo sfruttamento dei differenziali dei tassi di interesse.

Come funziona?

Questa strategia consiste nel prendere in prestito una valuta (in questo caso lo yen) a tassi di interesse prossimi allo zero e convertirla immediatamente in un'altra valuta (ad esempio il dollaro) per effettuare investimenti in mercati caratterizzati da rendimenti più elevati.

Sebbene la Bank of Japan abbia abbandonato la politica monetaria ultra-accomodante e abbia effettuato cinque rialzi dei tassi negli ultimi mesi, portando il tasso di riferimento al livello più alto degli ultimi 20 anni (1%), questo rimane comunque molto inferiore rispetto ai livelli osservati negli Stati Uniti (3,75%) e in molte altre economie sviluppate, come:

  • Australia (4,35%)
  • Norvegia (4,25%)
  • Regno Unito (3,75%)
  • Eurozona (2,4% – tasso sui depositi)

La BoJ mantiene i tassi invariati

Come previsto dal mercato, la Bank of Japan ha mantenuto invariati i tassi di interesse nella notte tra giovedì e venerdì. Il tasso principale resta all'1%.

La decisione è stata presa con un voto di 8 a 1. Uno dei membri più favorevoli a una politica restrittiva (hawkish), Hajime Takata, ha votato a favore di un rialzo.

A causa delle iniziative governative volte a sostenere le famiglie sul fronte dei prezzi energetici, la BoJ ha rivisto al ribasso le proprie previsioni sull'inflazione per l'anno fiscale 2026, portandole dal 2,8% al 2,5%. Allo stesso tempo, la previsione sull'inflazione per il 2027 è stata aumentata dal 2,3% al 2,4%.

La riunione è stata interpretata come una pausa per valutare l'impatto delle recenti strette monetarie. Naoki Tamura, membro del consiglio della BoJ, ha indicato la possibilità di aumentare i tassi con intervalli di alcuni mesi di 25 punti base fino al raggiungimento di un livello intorno al 2%.

Questa prospettiva è in gran parte coerente con le aspettative del mercato. La probabilità implicita di un rialzo a settembre è paragonabile al lancio di una moneta. Un aumento dei tassi entro la fine dell'anno è invece già pienamente prezzato. È possibile che la BoJ effettui due rialzi nel periodo indicato.

Qual è la situazione dell'inflazione?

Il rapporto trimestrale pubblicato a luglio ha mostrato che le famiglie giapponesi stimano una crescita dei prezzi del 10,8% nei prossimi cinque anni. L'indagine non aveva mai registrato valori così elevati (anche se va ricordato che viene effettuata soltanto da 20 anni).

Sebbene questo dato sia influenzato dalla metodologia del sondaggio – viene infatti utilizzata una media, distorta dalle aspettative irrazionalmente elevate di una parte della popolazione – non si può sottovalutare il timore crescente legato alle pressioni inflazionistiche.

Anche la mediana delle aspettative (5%) sta crescendo rapidamente e potrebbe rappresentare un indicatore più affidabile sotto questo aspetto.

Negli ultimi quattro mesi l'inflazione è aumentata rispettivamente dello 0,4%, 0,1%, 0,4% e 0,3% su base mensile. Annualizzando questi dati, si ottiene una crescita dei prezzi nell'ordine del 4-5%.

Escludendo le componenti più volatili come energia e alimentari, la situazione appare migliore, ma diversi fattori suggeriscono comunque una possibile accelerazione dell'indicatore rispetto al livello attuale (1,6%).

Tra gli elementi più rilevanti troviamo una crescita relativamente dinamica dei salari, pari al 3,2% a maggio.

La dipendenza dalle importazioni energetiche

Uno yen più debole non è soltanto una questione legata al carry trade. Un ruolo significativo è giocato anche dallo scoppio della guerra in Medio Oriente, che ha spinto i prezzi del petrolio e del GNL (gas naturale liquefatto) ai livelli più elevati dal 2022, quando la Russia ha lanciato l'invasione su larga scala dell'Ucraina.

Quasi il 90% del fabbisogno energetico del Giappone proviene dalle importazioni e, in condizioni normali, i principali fornitori sono i Paesi del Medio Oriente.

Figura 1: Bilancia commerciale del settore energetico giapponese (1998-2026)

Fonte: IEA, 03.08.2026

La prolungata assenza di una de-escalation nel conflitto tra Stati Uniti e Iran potrebbe tradursi non solo in un significativo aumento delle pressioni inflazionistiche, ma anche in difficoltà nel garantire la continuità delle forniture di risorse energetiche strategiche.

Figura 2: Struttura delle importazioni di petrolio greggio del Giappone (2024)

Fonte: OEC, 03.08.2026

Analisi tecnica
Figura 3: USDJPY [D1] (20.01.2026 - 03.08.2026)

Fonte: xStation, 03.08.2026

Dopo aver raggiunto un massimo locale in area 164, il mercato ha registrato un forte crollo. Il prezzo ha rotto con decisione alcuni livelli strutturali di supporto e attualmente si trova nella zona di 157.

È importante notare, tuttavia, che su una delle recenti candele si è formata una lunga ombra inferiore: questo indica il primo serio tentativo di difesa da parte degli acquirenti e una reazione della domanda.

Il prezzo ha effettuato una rottura netta al ribasso della fascia composta dalle medie mobili EMA 50, EMA 100 ed EMA 200. Per lungo tempo queste medie (linee blu, rossa e gialla) hanno rappresentato supporti dinamici all'interno del trend rialzista. Attualmente questa configurazione tecnica è stata invalidata.

La più vicina di queste medie (EMA 50, linea blu, intorno a 159,3) rappresenta ora la prima importante resistenza dinamica nel caso di un possibile rimbalzo.

La lunga ombra inferiore della candela ribassista ha testato il ritracciamento di Fibonacci del 78,6%. Attualmente il prezzo ha registrato un rimbalzo e sta cercando di mantenersi al di sopra del livello di ritracciamento del 61,8%.

L'indicatore RSI si trova a 21,3, entrando in una zona di forte ipervenduto (sotto 30). Sebbene nei trend ribassisti più forti l'RSI possa rimanere in questa area per un periodo prolungato, un valore così basso rappresenta un segnale importante di possibile correzione rialzista o, almeno, di una fase di consolidamento necessaria a "raffreddare" l'indicatore.

Il MACD conferma un forte trend ribassista. Le linee hanno effettuato un incrocio verso il basso e si stanno allontanando dal livello zero, mentre l'istogramma continua ad aumentare nella zona negativa. Al momento non sono presenti divergenze.

3 agosto 2026, 10:34

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La BoE lascia i tassi invariati

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