13:26 · 30 luglio 2026

🛢️ Un'ulteriore escalation e la situazione di tensione non spingono il prezzo del petrolio al rialzo.

Il mercato del petrolio sta attraversando una fase di estrema volatilità a causa del conflitto armato tra Stati Uniti e Iran. Sebbene le forniture fisiche siano fortemente compromesse dalle interruzioni nello Stretto di Hormuz e nel Mar Rosso, le raffinerie a livello globale stanno registrando margini record e il mercato continua ad analizzare ogni segnale che possa indicare un'imminente de-escalation oppure un'ulteriore estensione del conflitto.

Escalation tra Stati Uniti e Iran

La situazione in Medio Oriente resta estremamente tesa dopo la ripresa degli attacchi reciproci tra Stati Uniti e Iran. Washington ha deciso di tornare a colpire obiettivi iraniani in risposta diretta all'attacco contro una base militare americana. Il presidente Donald Trump ha annunciato pubblicamente raid "decisi" e "molto pesanti" nella serata di mercoledì, alimentando il premio al rischio sui mercati delle materie prime e interrompendo il clima di fiducia che si era diffuso sui mercati azionari dopo la conferenza del presidente della Fed, Kevin Warsh.

Vale inoltre la pena sottolineare che, dopo la recente fase di de-escalation che aveva fatto scendere il prezzo del WTI da circa 93 dollari a 80 dollari al barile, il mercato sta ora recuperando circa la metà di quel movimento ribassista. Il petrolio WTI sta infatti testando un'importante area di resistenza in prossimità degli 85 dollari al barile, corrispondente al livello di ritracciamento del 50% dell'intero movimento rialzista iniziato con l'avvio del conflitto.

Il prezzo del greggio ha recuperato metà della recente ondata ribassista in seguito a dichiarazioni incisive di Donald Trump. Fonte: xStation5

L'andamento del petrolio greggio sta replicando in larga misura la volatilità osservata negli anni '90. Se la storia dovesse ripetersi, ci si potrebbe aspettare un netto calo dei prezzi nel prossimo futuro. Tuttavia, uno scenario di questo tipo richiederebbe una completa de-escalation delle tensioni in Medio Oriente.
Fonte: Bloomberg Finance LP, XTB.

Flussi di petrolio: Stretto di Hormuz e rotte alternative

Lo Stretto di Hormuz continua a rivestire un ruolo fondamentale per l'equilibrio del mercato petrolifero globale, anche se i forti rialzi delle ultime settimane sono stati alimentati anche dagli attacchi degli Houthi nello Stretto di Bab el-Mandeb.

Nonostante le pesanti restrizioni, si stima che dal Golfo Persico continuino a transitare fino a 13 milioni di barili di petrolio al giorno. Alla luce del marcato rallentamento della domanda globale di greggio (il cosiddetto demand destruction, ovvero la riduzione dei consumi dovuta ai prezzi elevati e al rallentamento economico), questo flusso contribuisce a limitare il rischio di un significativo deficit di offerta.

Nonostante la teorica chiusura dello Stretto di Hormuz, il numero di navi commerciali che transitano attraverso questo passaggio è aumentato in modo significativo, raggiungendo il livello più elevato dalla metà di luglio, quando si era verificata una marcata escalation delle tensioni nella regione.
Fonte: Bloomberg Finance LP, XTB.

Il deficit globale di petrolio potrebbe essersi ridotto fino a circa 2 milioni di barili al giorno, mentre nel momento di massima tensione aveva raggiunto un picco stimato tra 7 e 8 milioni di barili al giorno.
Fonte: Bloomberg Finance LP, XTB.

Boom della raffinazione e riduzione delle scorte

Lo shock geopolitico sta avendo un impatto asimmetrico, ma estremamente profondo, sull'intera economia del petrolio. La riduzione della disponibilità di greggio a basso costo ha provocato un forte aumento dei prezzi dei prodotti raffinati, come benzina, diesel e carburante per l'aviazione, ben superiore all'incremento del prezzo del petrolio greggio stesso. Questo squilibrio ha innescato un vero e proprio boom storico del settore della raffinazione, con margini in forte espansione per le raffinerie.

Il crack spread negli Stati Uniti rimane su livelli record. Anche l'attività di raffinazione in Cina è aumentata in modo significativo, un segnale che potrebbe indicare la volontà dei produttori di sfruttare gli elevati prezzi dei carburanti e i margini particolarmente favorevoli del settore.
Fonte: Bloomberg Finance LP, XTB.

La lavorazione di petrolio greggio nelle raffinerie statali cinesi è aumentata in modo significativo e si attesta intorno alla media quinquennale. Fonte: Bloomberg Finance LP

Anche l'attività di raffinazione delle strutture private in Cina sta rimbalzando, sebbene rimanga vicina ai minimi degli ultimi cinque anni. È importante ricordare che le raffinerie private cinesi lavorano in larga misura greggio proveniente da fonti soggette a sanzioni, tra cui l'Iran.
Fonte: Bloomberg Finance LP, XTB.

I grandi operatori globali della raffinazione stanno lavorando a pieno regime. Ad esempio, Shell ha riportato un tasso di utilizzo delle raffinerie pari a un livello senza precedenti del 102% (il 100% della capacità rappresenta un valore teorico, mentre nella pratica il volume lavorato può superare quanto indicato dalla capacità nominale dichiarata). Inoltre, la produzione di carburante per l'aviazione è aumentata del 20% su base annua.

Grazie ai margini record (crack spread), i profitti derivanti dalle attività di trading e raffinazione sono aumentati notevolmente. Tuttavia, il maggiore utilizzo delle raffinerie e l'elevato consumo di materie prime hanno portato a un rapido calo delle scorte commerciali di petrolio negli Stati Uniti, scese a livelli definiti dagli esperti come "pericolosamente bassi".

Costi economici per i produttori e prospettive sui prezzi

Mentre trader e raffinerie stanno registrando profitti superiori alla media, i produttori stanno subendo gli effetti negativi del conflitto. L'economia dell'Arabia Saudita ha registrato una contrazione del PIL del 4,8% su base annua nel secondo trimestre, il risultato peggiore dalla pandemia del 2020. La causa principale è il crollo del settore petrolifero saudita, che si è ridotto di quasi il 25%.

La produzione di greggio rimane ben al di sotto dei livelli precedenti al conflitto e le infrastrutture inutilizzate (compresa la situazione in Qatar, che ha avuto ripercussioni sulla produzione di GNL di Shell) continuano a limitare l'offerta disponibile.

La produzione in Arabia Saudita è scesa a livelli inferiori ai minimi registrati durante la pandemia e, nonostante il recente recupero, rimane estremamente contenuta.
Fonte: Bloomberg Finance LP, XTB.

I prezzi sui mercati continuano a essere caratterizzati da un'elevata volatilità. Il petrolio Brent oscilla intorno agli 88 dollari al barile, mentre il greggio statunitense WTI viene scambiato in area 84-85 dollari al barile.


Il prezzo oggi rimane sotto pressione, nonostante l'ulteriore escalation della situazione in Medio Oriente. Fonte: Bloomberg Finance LP, XTB

È interessante notare che, considerando le medie a 1 e 5 anni, al momento il prezzo non appare in una condizione di eccessivo ipercomprato, sebbene si mantenga al di sopra di tali medie. Fonte: Bloomberg Finance LP, XTB


 
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