10:57 · 13 luglio 2026

Grafico del giorno: petrolio, Warsh e inflazione – il dollaro ne uscirà vincitore? (13.07.2026)

Abbiamo iniziato la settimana con un forte rialzo dei prezzi delle materie prime energetiche e un generale ritorno dell'avversione al rischio da parte degli investitori. Il movimento è la conseguenza del comunicato diffuso dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), secondo cui lo Stretto di Hormuz resterà chiuso al traffico marittimo "fino a nuovo ordine".

🌍 Geopolitica

Sia l'aumento del prezzo del petrolio – di cui gli Stati Uniti sono oggi esportatori netti – sia il ritorno dell'avversione al rischio rappresentano, in teoria, fattori favorevoli al dollaro americano.

Tuttavia, le comunicazioni provenienti dalle due parti continuano a essere contraddittorie. Donald Trump ha smentito le dichiarazioni di Teheran, assicurando che lo Stretto resta aperto alle navi che navigano nel rispetto del diritto internazionale. Questo potrebbe essere uno dei fattori che stanno favorendo l'attuale inversione di tendenza sul mercato valutario.

Nel frattempo, entrambe le parti continuano ad alzare i toni.

L'Iran sostiene che qualsiasi ulteriore iniziativa degli Stati Uniti o dei loro alleati in risposta al blocco dello Stretto sarà accolta con una dura rappresaglia.

Gli Stati Uniti, dal canto loro, avvertono che, se Teheran manterrà il blocco, procederanno con nuovi attacchi contro obiettivi iraniani.

Per il momento, tuttavia, i mercati non stanno ancora scontando lo scenario peggiore. L'aumento dei prezzi delle principali materie prime energetiche resta infatti relativamente contenuto e, al momento, non sono stati superati i massimi registrati l'8 luglio.

Attualmente il Brent quota poco sopra i 78 dollari al barile, mentre il WTI oscilla intorno ai 74 dollari.

La situazione, comunque, rimane estremamente dinamica. Eventuali nuovi attacchi, soprattutto contro navi in transito nello Stretto di Hormuz, potrebbero provocare un improvviso aumento della volatilità sui mercati.

🏛️ L'audizione di Kevin Warsh

Martedì il presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, comparirà davanti al Congresso nell'ambito della tradizionale audizione semestrale.

Finora si è svolta una sola riunione del FOMC sotto la sua guida e i mercati non hanno ancora un'idea chiara di quale sarà il suo approccio alla politica monetaria. I primi segnali emersi hanno sorpreso gli operatori e sono stati interpretati come moderatamente restrittivi (hawkish).

L'audizione assume un'importanza particolare alla luce dell'intenzione di Warsh di ridurre l'utilizzo della forward guidance, ovvero delle indicazioni preventive con cui la Federal Reserve orienta i mercati sulle future decisioni di politica monetaria.

La volontà di rendere meno trasparente la comunicazione della banca centrale ha suscitato numerose critiche e ci si aspetta che Warsh venga incalzato su questo tema durante le domande dei parlamentari.

Va inoltre ricordato che Warsh non ha partecipato all'ultimo "dot plot", il grafico con cui i membri del FOMC illustrano le proprie previsioni sul percorso futuro dei tassi d'interesse.

Figura 1: Differenze tra il dot plot di marzo e quello di giugno (livello previsto dei tassi d'interesse alla fine del 2026).

Fonte: FOMC, 13/07/2026

Sebbene la conferenza di giugno abbia contribuito a rasserenare in parte il clima sui mercati, molti osservatori ritengono ancora che Kevin Warsh possa cercare di allinearsi alle posizioni della Casa Bianca.

È probabile che i parlamentari cerchino di ottenere una risposta alla domanda chiave: in cosa si differenzia l'approccio di Warsh all'economia e alla politica monetaria rispetto a quello sostenuto da Donald Trump?

📊 Inflazione CPI

Novanta minuti prima dell'inizio dell'audizione verranno pubblicati i dati sull'inflazione statunitense di giugno.

Il consenso degli analisti prevede:

  • Inflazione core (al netto di alimentari ed energia): stabile al 2,9%.
  • Inflazione headline (indice generale): lieve calo al 3,9%.

Si tratta però di un miglioramento solo marginale e non sufficiente per parlare di un ritorno alla normalità.

Le pressioni inflazionistiche restano infatti decisamente superiori all'obiettivo della Federal Reserve. Per questo motivo è probabile che il Congresso chieda a Warsh spiegazioni molto dettagliate su come intenda riportare l'inflazione verso il target del 2%.

Figura 2: Andamento dell'inflazione Core CPI e PCE negli Stati Uniti (2016-2026).

Fonte: Team di ricerca di XTB 10/07/2026

Nel corso della sua prima conferenza stampa, il nuovo presidente della Federal Reserve ha messo fine alle speculazioni su un possibile innalzamento dell'obiettivo di inflazione, sottolineando inoltre che non intende tollerare un'inflazione elevata nel tentativo di proteggere il mercato del lavoro.

I mercati hanno interpretato queste dichiarazioni come relativamente restrittive (hawkish), aumentando le aspettative di un possibile rialzo dei tassi d'interesse da parte della Fed.

Warsh ha però anche evidenziato di prestare particolare attenzione a ciò che definisce "la cifra a sinistra della virgola", lasciando intendere che considera rilevante il valore intero dell'inflazione (ad esempio un'inflazione al 2,x% piuttosto che al 3,x%).

Ha inoltre affermato che gli attuali metodi di misurazione delle pressioni inflazionistiche sono tutt'altro che perfetti. Come possibile alternativa ha citato, tra gli altri indicatori, il Trimmed Mean Inflation elaborato dalla Federal Reserve di Dallas.

Secondo questo indicatore, nel mese di maggio l'inflazione si attestava al 2,8%, mantenendo quindi il valore "2" davanti alla virgola, un livello decisamente più vicino all'obiettivo ufficiale della Federal Reserve.

Figura 3: Analisi tecnica dell'EUR/USD (grafico giornaliero, periodo 23/01/2026 – 13/07/2026).

Fonte: xStation, 13/07/2026

La coppia EUR/USD si trova in un chiaro trend ribassista dall'inizio di aprile.

Nonostante il rallentamento della fase di discesa e il consolidamento dell'area di 1,14, il cambio rimane nettamente al di sotto delle medie mobili semplici (SMA) a 50, 100 e 150 giorni, che continuano a svolgere il ruolo di resistenze dinamiche.

Nel dettaglio:

  • la SMA a 50 giorni coincide quasi perfettamente con il livello di ritracciamento di Fibonacci del 38,2%, in area 1,152;
  • la SMA a 100 giorni si trova in prossimità del 50% di Fibonacci, intorno a 1,159;
  • la SMA a 150 giorni è vicina al livello di Fibonacci del 61,8%, in area 1,164.

La disposizione di questi livelli tecnici continua a favorire i venditori, uno scenario confermato anche dall'indice RSI, che si attesta a 43,8, mantenendosi sotto la soglia neutrale di 50 e indicando una persistente debolezza del cambio EUR/USD.

13 luglio 2026, 10:12

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