18:51 · 27 maggio 2026

🛢️Il petrolio Brent perde il 3%

Dopo il rimbalzo dei prezzi dell’energia registrato ieri, oggi si osserva un ritorno ai ribassi a causa delle speranze di raggiungere la pace in Iran. All’inizio della sessione odierna, gli investitori hanno reagito in modo ottimistico alle notizie di un possibile breakthrough diplomatico tra Washington e Teheran. Tuttavia, nonostante il chiaro miglioramento del sentiment di mercato, la situazione fisica nello strategico Strait of Hormuz rimane sostanzialmente invariata: il traffico navale è ancora fortemente limitato e nella regione continuano a verificarsi scontri militari.

Forti ribassi dei prezzi del petrolio greggio

Le notizie su un possibile accordo di pace hanno innescato una forte ondata di vendite sui mercati dei carburanti. In termini statistici, il movimento appare significativo:

Il prezzo del Brent è sceso temporaneamente sotto la soglia dei 92 dollari al barile, minimo da un mese, per poi risalire fino a circa 94 dollari. Su base settimanale, le quotazioni perdono oltre il 6%, mentre dall’inizio del mese il ribasso arriva fino al 15%.

Il benchmark statunitense, il WTI con consegna a luglio, ha registrato un calo ancora più marcato, arrivando a perdere oltre il 5% in alcuni momenti. Attualmente la contrazione è limitata al 3,5%, con il prezzo che è tornato leggermente sopra i 90 dollari al barile.

Il petrolio potrebbe registrare il maggiore ritracciamento da aprile 2025. Fonte: Bloomberg Finance LP, XTB

Bozza di accordo alimenta l’ottimismo

La fonte del calo dei prezzi odierno sono le notizie diffuse dalla televisione di Stato iraniana, secondo cui sarebbe stata ottenuta una bozza non ufficiale di un accordo di pace provvisorio tra Stati Uniti e Iran. Secondo le disposizioni del documento, il traffico commerciale e il flusso di navi attraverso lo Strait of Hormuz tornerebbero alla normalità entro un mese dalla finalizzazione dell’accordo.

La bozza prevede, tra le altre cose, che le forze statunitensi rimuovano il blocco navale imposto sui porti iraniani e ritirino la propria marina dalle acque circostanti l’Iran. La rimozione dei blocchi potrebbe portare a un afflusso improvviso e significativo di barili sul mercato globale dei carburanti.

Tuttavia, è importante ricordare che l’accordo non è ancora stato finalizzato e il Segretario di Stato USA Marco Rubio ha avvertito che la definizione di un’intesa conclusiva potrebbe richiedere almeno alcuni giorni. Inoltre, nelle ultime settimane si sono già verificati diversi annunci simili, quindi non si può escludere che i movimenti attuali rappresentino semplicemente una correzione all’interno di un trend laterale in corso dall’8/9 marzo, prima di una nuova fase rialzista.

È inoltre importante sottolineare che i principali punti di disaccordo includono la richiesta iraniana di sbloccare immediatamente metà dei 24 miliardi di dollari di asset congelati e la riluttanza di Teheran a garantire una navigazione completamente libera senza costi per i servizi di transito. L’Iran ha inoltre dichiarato di aver recentemente autorizzato il passaggio di diverse decine di navi e sono emerse notizie relative alla partenza di due superpetroliere. Tuttavia, si tratta solo di una goccia nel mare rispetto al fabbisogno del mercato globale del petrolio.

È inoltre rilevante sottolineare che la partenza di queste navi ha segnato la prima volta in una settimana in cui 4 milioni di barili di greggio non sanzionato sono transitati attraverso lo stretto, anche se il traffico complessivo di martedì si è limitato a sole 5 unità in entrambe le direzioni. Gli analisti del settore energetico evidenziano che questo aumento temporaneo potrebbe essere rapidamente compensato da un’assenza totale di navi nei giorni successivi, poiché le imbarcazioni attraversano l’area esclusivamente in gruppi organizzati. Inoltre, il monitoraggio del traffico è reso difficile da interferenze diffuse sui segnali AIS e dal fatto che le navi legate all’Iran spesso disattivano i transponder per evitare il tracciamento.

Il petrolio è già in un trend ribassista, come suggerito anche dalla storia delle tensioni nei mercati energetici del 1990 e del 2022. D’altro canto, la stessa storia mostra che il ritorno ai livelli pre-crisi può essere molto irregolare e instabile, e l’attuale crisi del mercato del greggio sarebbe la più grande mai registrata. Fonte: Bloomberg Finance LP, XTB

Analisi tecnica

Dal punto di vista tecnico, ci troviamo in una fase importante per il mercato del Brent.

In primo luogo, il prezzo si trova chiaramente al di sotto della media mobile a 50 giorni da diversi giorni consecutivi, il che potrebbe rappresentare un segnale rilevante. La SMA 50 si trova inoltre in un punto di svolta, simile a quanto osservato nel luglio 2022.

D’altro canto, la media a 100 periodi è ancora in rialzo e rimane al di sotto dei livelli attuali del petrolio. Inoltre, sembra che una stabilizzazione del mercato dopo un eventuale accordo di pace richiederà il mantenimento dei prezzi almeno nella fascia 80–85 dollari al barile, mentre nel 2022 le quotazioni erano poi scese anche sotto gli 80 dollari.

 

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