10:30 · 23 luglio 2026

Il petrolio sale di oltre il 3% 🛢️

Il primo attacco diretto dei militanti Houthi sostenuti dall'Iran contro petroliere saudite nella regione del Mar Rosso ha provocato un'immediata reazione dei mercati finanziari. I timori di un'escalation del conflitto e di una possibile risposta degli Stati Uniti hanno spinto i prezzi delle materie prime ai massimi degli ultimi mesi, indebolendo al contempo il dollaro.

Brent ai massimi da giugno

La situazione attorno alla strategica rotta marittima dello stretto di Bab el-Mandeb si sta rapidamente deteriorando. La notizia dell'attacco a due navi saudite ha innescato un nuovo rialzo di circa il 3% del petrolio Brent, che sul contratto con scadenza settembre ha superato per la prima volta da giugno i 97 dollari al barile.

Dopo il rollover dei contratti sulla piattaforma xStation, il Brent viene attualmente scambiato intorno ai 92 dollari al barile sul contratto con scadenza ottobre.

La variazione del prezzo del Brent riflette il rollover dei contratti futures. Fonte: XTB

  • Rischio geopolitico: si tratta del primo attacco diretto contro spedizioni commerciali di petrolio in questa regione, un evento che aumenta significativamente la probabilità di una risposta militare da parte degli Stati Uniti.
  • Pressione sull'offerta: il mercato ha iniziato a prezzare rapidamente il rischio di interruzioni della catena di approvvigionamento attraverso il Mar Rosso e il Canale di Suez. Vale la pena ricordare che questa rappresenta attualmente una delle principali rotte di approvvigionamento verso l'Asia.
 

Il Brent continua a salire dopo il rollover dei contratti futures, anche se ieri i prezzi hanno trovato una resistenza in corrispondenza della media mobile a 100 periodi. Il prossimo importante livello di resistenza si colloca nell'area compresa tra 96 e 98 dollari al barile. Fonte: xStation5

Il dollaro sta perdendo il suo status di "bene rifugio"?

Sul mercato valutario si è osservata una reazione sorprendente. Nonostante l'aumento delle tensioni geopolitiche, l'indice del dollaro (DXY) perde circa lo 0,2%. A differenza della fase iniziale del conflitto, gli investitori non stanno più considerando la valuta statunitense come la principale destinazione nei momenti di crisi.

  • Il dollaro australiano guida i rialzi: l'AUD guadagna fino allo 0,3%, sostenuto dai dati molto positivi sul mercato del lavoro australiano di giugno.
  • Euro in rialzo: la moneta unica europea (EUR) avanza di circa lo 0,2% in attesa della decisione odierna della Banca Centrale Europea (BCE) sui tassi di interesse.

Ottimismo in Asia, delusione per i risultati delle Big Tech

Il sentiment sui mercati azionari globali appare fortemente contrastato:

  • Forte rialzo in Asia: la maggior parte dei principali listini asiatici ha chiuso in territorio positivo, trainata dal Kospi della Corea del Sud, che oggi ha registrato un balzo di oltre il 4%.
  • Pressione sui mercati occidentali: i futures sugli indici di Stati Uniti ed Europa sono in calo. A pesare è soprattutto la pubblicazione delle trimestrali delle società americane. Alphabet ha riportato risultati molto solidi, in particolare grazie alla forte crescita dei ricavi del cloud, ma il mercato resta preoccupato per l'aumento degli investimenti in conto capitale (CAPEX).
  • Vendite nel settore tecnologico: nella sessione after-hours, le azioni di colossi come Alphabet, Tesla, IBM e Texas Instruments hanno registrato ribassi, raffreddando il sentiment degli investitori.
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