I futures sul Brent (OIL) sono oggi in calo intorno ai 101 dollari al barile, segnalando crescenti speranze del mercato per una graduale de-escalation del conflitto tra Israele, Stati Uniti e Iran. Sembra che la frequenza degli attacchi da entrambe le parti possa iniziare a diminuire, elemento che il mercato potrebbe interpretare come un possibile segnale di apertura a un cessate il fuoco da parte di Teheran. Commenti provenienti da fonti israeliane suggeriscono che l’Iran potrebbe essere già coinvolto in colloqui volti a porre fine al conflitto. Sebbene queste notizie non possano essere verificate in modo indipendente, gli investitori sembrano attribuire una bassa probabilità al fatto che l’Iran continui il conflitto una volta che Israele e gli Stati Uniti interromperanno i loro attacchi.
Secondo le stime di Bloomberg, sarebbero necessari circa due mesi di chiusura totale dello Stretto di Hormuz per causare gravi perturbazioni all’economia globale. I mercati ritengono tuttavia che vi siano ancora motivi per credere che il passaggio possa essere riaperto prima.
Il Golfo Persico rappresenta circa il 20% del mercato globale di petrolio e gas, e circa il 20% di questa offerta è destinata alle economie sviluppate. La maggior parte dei paesi asiatici, fortemente dipendenti dalle importazioni, dispone di riserve sufficienti per diversi mesi o ha accesso a petrolio e gas russi. L’Europa sembra essere la regione più esposta.
OIL (timeframe H1)
I prezzi del petrolio stanno gradualmente raffreddandosi e, confrontando i recenti rialzi con l’RSI, si può osservare una possibile divergenza ribassista. In caso di discesa sotto i 100 dollari, il primo livello di supporto chiave si colloca intorno ai 96 dollari al barile (in base alle precedenti reazioni del prezzo).

Fonte: xStation5
Le stime del think tank ISW indicano un esaurimento delle capacità missilistiche dell’Iran. Secondo dichiarazioni dei militari statunitensi, il potenziale navale e aereo dell’Iran, così come gran parte della sua base industriale, è stato significativamente indebolito a seguito di quasi 20.000 attacchi condotti da Stati Uniti e Israele su vari obiettivi nel Paese. Questo potrebbe ridurre la volontà dell’Iran di proseguire il conflitto.
Fonte: ISW
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