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14:41 · 15 maggio 2026

Kevin Warsh affronta la prova più difficile finora per la Fed. Trump vuole tagliare i tassi, l'inflazione dice "no"

La nomina di Kevin Warsh come nuovo presidente della Federal Reserve apre un nuovo capitolo della politica monetaria statunitense, ma lo colloca anche in una posizione estremamente complessa. Per mesi, Donald Trump ha chiesto apertamente un taglio immediato dei tassi d’interesse, sostenendo che i costi di finanziamento siano ancora troppo elevati e stiano frenando l’economia. Il problema, tuttavia, è che l’attuale contesto macroeconomico lascia alla Fed uno spazio di manovra molto limitato.

Gli ultimi dati sull’inflazione CPI e PPI di aprile sono risultati ancora più alti rispetto alle già riviste previsioni degli economisti, rafforzando l’idea che le pressioni inflazionistiche nell’economia statunitense restino elevate. In queste condizioni, tagli rapidi dei tassi sarebbero difficili da giustificare dal punto di vista economico e potrebbero facilmente essere interpretati come una decisione politica più che basata sui dati.

È qui che emerge il principale rischio per Warsh. Se il nuovo presidente della Fed dovesse cercare di “ricambiare” il sostegno politico di Trump spingendo per tagli dei tassi nonostante l’inflazione persistente, si troverebbe immediatamente esposto ad accuse di compromissione dell’indipendenza della banca centrale. Per i mercati finanziari, ciò segnalerebbe che la Fed sta iniziando a seguire le aspettative della Casa Bianca invece dei dati macroeconomici, minando potenzialmente la credibilità dell’intera istituzione.

Inoltre, nemmeno il presidente della Fed dispone di piena libertà decisionale. Le decisioni sui tassi vengono prese collettivamente dal FOMC, che include altri governatori e presidenti delle Federal Reserve regionali. Questo significa che Warsh non potrebbe imporre da solo un ciclo di tagli se il resto del comitato ritenesse l’inflazione ancora troppo elevata.

Uno scenario più probabile è che Warsh cerchi di rimodellare la Fed in un altro modo, continuando a ridurre il bilancio della banca centrale. Si tratta di un tema su cui si è espresso ripetutamente anche prima della sua nomina. Warsh ha a lungo criticato l’espansione massiccia degli attivi della Fed dopo le recenti crisi e ritiene che la banca centrale sia diventata troppo coinvolta nei mercati finanziari.

Allo stesso tempo, le tensioni geopolitiche stanno rendendo la situazione ancora più complessa per il nuovo presidente. Il conflitto in corso nel Golfo Persico continua a mantenere elevati i prezzi del petrolio e dell’energia, alimentando ulteriori pressioni inflazionistiche. Finché i prezzi energetici resteranno alti, la Fed avrà uno spazio molto limitato per allentare la politica monetaria senza rischiare una nuova accelerazione dell’inflazione. Anche il mercato obbligazionario sta già segnalando preoccupazioni sul fatto che inflazione e rendimenti elevati possano persistere più a lungo del previsto.

Warsh si trova quindi a guidare la Federal Reserve in un momento eccezionalmente difficile, stretto tra le pressioni politiche di Trump e la dura realtà di un’inflazione persistente. Diventerà presto chiaro se intenderà agire principalmente come un nominato politico fedele al presidente o come un garante indipendente della stabilità monetaria degli Stati Uniti.


Fonte: xStation5
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