L'oro torna a salire grazie al dollaro più debole e al calo dei rendimenti obbligazionari
I prezzi dell'oro hanno registrato un forte rimbalzo, raggiungendo i livelli più elevati dall'inizio di luglio, sostenuti dall'indebolimento del dollaro statunitense e dal calo dei rendimenti dei Treasury USA. Gli investitori stanno concentrando sempre più l'attenzione sulle prospettive della politica monetaria della Federal Reserve, monitorando allo stesso tempo gli sviluppi geopolitici in Medio Oriente, che continuano a influenzare le aspettative sull'inflazione e il sentiment generale sui mercati.
In questa fase, il principale motore dei prezzi dell'oro è rappresentato dalle variazioni dei tassi di interesse reali e dalle aspettative sulle future decisioni della Fed, mentre le tensioni geopolitiche svolgono un ruolo secondario. Dopo l'ultima riunione della Fed, i mercati hanno ridotto alcune delle aspettative relative a ulteriori rialzi dei tassi nel corso dell'anno, mentre i segnali di una graduale distensione diplomatica tra Stati Uniti e Iran hanno fornito ulteriore sostegno nel breve termine al metallo prezioso.
Dollaro più debole e rendimenti obbligazionari più bassi sostengono nuovamente l'oro
Il principale catalizzatore del recente rialzo è stata la combinazione tra un dollaro statunitense più debole e il calo dei rendimenti dei Treasury USA decennali. Storicamente, questo scenario si è rivelato particolarmente favorevole per l'oro, poiché la diminuzione dei rendimenti riduce il costo opportunità legato alla detenzione di un asset privo di cedola, mentre un dollaro più debole rende il metallo prezioso più conveniente per gli investitori che utilizzano altre valute.
Un ulteriore sostegno è arrivato dal crescente ottimismo riguardo al miglioramento delle relazioni diplomatiche tra Stati Uniti e Iran. Le aspettative di una possibile riduzione delle tensioni geopolitiche hanno attenuato i timori di nuove pressioni inflazionistiche derivanti dai mercati energetici. Di conseguenza, i rendimenti dei Treasury sono diminuiti, creando un contesto più favorevole per prezzi dell'oro più elevati.
Dal punto di vista macroeconomico, gli investitori non si concentrano più esclusivamente sugli sviluppi geopolitici in sé, ma soprattutto sul loro impatto sull'inflazione, sulle aspettative relative alla politica monetaria e sulla valutazione del debito pubblico statunitense. Questi tre fattori sono da mesi i principali driver del prezzo dell'oro e continuano a determinarne la direzione.
Mercato del lavoro USA e Fed restano i principali catalizzatori
Il prossimo importante banco di prova per l'oro arriverà dai dati sul mercato del lavoro statunitense, in particolare dal rapporto ADP sull'occupazione privata e, soprattutto, dai dati di venerdì sui Non-Farm Payrolls (NFP).
Eventuali segnali di raffreddamento del mercato del lavoro potrebbero ridurre ulteriormente le aspettative di un orientamento più restrittivo da parte della Fed, sostenendo generalmente l'oro attraverso un nuovo calo dei rendimenti obbligazionari.
Allo stesso tempo, molti economisti continuano a ritenere che la Federal Reserve potrebbe dover mantenere una politica monetaria restrittiva per riportare l'inflazione verso il target del 2%. In uno scenario simile, i tassi di interesse reali potrebbero tornare a salire, limitando il potenziale rialzista dell'oro e favorendo eventualmente una correzione al di sotto degli importanti livelli psicologici attualmente monitorati dagli investitori.
Anche gli altri metalli preziosi stanno mostrando una nuova fase di forza. L'argento continua il suo forte movimento rialzista, mentre platino e palladio hanno raggiunto i livelli più elevati da giugno, suggerendo che il miglioramento del sentiment non riguarda soltanto l'oro.
Gli investitori sembrano infatti aumentare nuovamente l'esposizione agli asset tangibili come parte di una strategia di diversificazione del portafoglio, in un contesto caratterizzato da persistenti incertezze monetarie e geopolitiche.
Grafico GOLD (timeframe giornaliero)
L'oro si sta avvicinando al test della media mobile esponenziale a 50 giorni (EMA50, linea arancione), posizionata intorno ai 4.230 dollari l'oncia.
Un movimento sostenuto al di sopra di questo livello segnalerebbe un miglioramento del momentum nel breve termine e rappresenterebbe il primo breakout sopra la EMA50 da marzo. Durante la primavera, questa media mobile ha più volte agito come resistenza, bloccando i precedenti tentativi di recupero, rendendola quindi un livello tecnico particolarmente rilevante.
Sul fronte ribassista, l'area compresa tra 4.000 e 4.050 dollari l'oncia rimane la principale zona di supporto, dove gli acquirenti sono tornati costantemente sul mercato negli ultimi mesi.

Fonte: xStation5
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