- L'Iran ha dichiarato che l'accordo con l'Oman per la riapertura dello Stretto di Hormuz potrebbe subire ritardi finché persisteranno le minacce degli Stati Uniti. In precedenza, alcune indiscrezioni indicavano che l'annuncio sarebbe arrivato nella giornata di mercoledì. I mercati continuano comunque a prevedere il raggiungimento di un accordo almeno temporaneo.
- Nel frattempo, Donald Trump ha affermato che i negoziati stanno procedendo positivamente e che lo Stretto di Hormuz dovrebbe riaprire a breve. Allo stesso tempo, ha avvertito l'Iran che, in caso di fallimento delle trattative, gli Stati Uniti risponderanno con una forte azione militare.
- Secondo diverse fonti, Stati Uniti, Iran e Oman sarebbero vicini a un accordo della durata di 60 giorni che riguarderebbe il transito attraverso lo Stretto di Hormuz e il ripristino del cessate il fuoco. L'Iran otterrebbe un maggiore controllo sul traffico marittimo rispetto al periodo precedente al conflitto, mentre l'Oman assumerebbe un ruolo operativo.
- Secondo un funzionario israeliano rimasto anonimo, Donald Trump starebbe cercando un accordo con l'Iran "a qualsiasi costo". Il commento alimenta i timori che Washington possa essere disposta ad accettare condizioni favorevoli a Teheran pur di porre rapidamente fine al conflitto.
- I prezzi del petrolio continuano a scendere: il greggio OIL perde oggi lo 0,10% a 78,30 dollari al barile, mentre OIL.WTI cede lo 0,30% a 74,90 dollari al barile. La riduzione del rischio di interruzioni nelle forniture energetiche ha contribuito anche ad abbassare le aspettative d'inflazione nel breve termine. Tuttavia, i prezzi restano vulnerabili a eventuali ritardi nei negoziati o a una nuova escalation delle tensioni.
- L'oro guadagna l'1,90%, attestandosi a 4.190 dollari l'oncia, sostenuto dal calo dei prezzi del petrolio, che ha attenuato i timori sull'inflazione e ridotto le aspettative di un ulteriore irrigidimento della politica monetaria della Fed. Prospettive più favorevoli per il mercato energetico potrebbero inoltre tradursi in rendimenti obbligazionari più bassi e in un indebolimento del dollaro statunitense, offrendo ulteriore supporto ai metalli preziosi.
- Il tasso di disoccupazione della Nuova Zelanda è salito al livello più elevato degli ultimi 11 anni, esercitando pressioni sul dollaro neozelandese. Tuttavia, il resto del rapporto è risultato meno negativo del previsto, con un incremento dell'occupazione leggermente superiore alle attese. Nel complesso, i dati indicano un progressivo raffreddamento del mercato del lavoro, elemento che potrebbe contribuire ad attenuare le pressioni inflazionistiche monitorate dalla Reserve Bank of New Zealand (RBNZ).
- L'aumento dei tassi della Banca del Giappone (BOJ) deciso a giugno, che ha portato il tasso di riferimento all'1,0%, è stato approvato con un voto di 7 a 1. I membri del consiglio hanno ritenuto che i rischi al rialzo per l'inflazione fossero superiori agli effetti negativi del conflitto in Medio Oriente sulla crescita economica. La decisione è stata sostenuta dalla forte crescita dei salari, dall'aumento delle aspettative d'inflazione e dal rapido trasferimento dell'aumento dei prezzi del petrolio all'economia. La BOJ ha inoltre ribadito l'intenzione di interrompere ulteriori riduzioni degli acquisti di titoli di Stato giapponesi (JGB) a partire da aprile 2027.
- Il presidente della Fed di Kansas City, Jeff Schmid, ha dichiarato che l'inflazione rimane troppo elevata e che la politica monetaria dovrebbe essere più restrittiva. Ha inoltre aggiunto che gli investimenti legati all'intelligenza artificiale stanno contribuendo ad alimentare le pressioni inflazionistiche.
- L'indice RatingDog China Services PMI è sceso a 50,4 punti a luglio, rispetto ai 54,1 di giugno, un dato nettamente inferiore alle aspettative del mercato.
- L'indice PMI dei servizi australiano è salito a 53,6 punti a luglio, raggiungendo il livello più alto degli ultimi sei mesi. I nuovi ordini sono tornati a crescere, l'occupazione è aumentata e la fiducia delle imprese è migliorata.
- AMD ha superato le aspettative degli analisti in termini di utili, ricavi e utile operativo. Anche la guidance sui ricavi del terzo trimestre si è attestata al di sopra del consenso, segnalando una domanda ancora molto solida. Tuttavia, i risultati non sono stati sufficienti a soddisfare gli investitori e il titolo ha perso l'8,80% nelle contrattazioni after-hours.
- SpaceX ha registrato ricavi pari a 7,8 miliardi di dollari nel secondo trimestre, in crescita del 92% su base annua e superiori alle aspettative. La perdita operativa della divisione dedicata all'intelligenza artificiale è risultata significativamente inferiore alle previsioni, mentre l'EBITDA rettificato ha superato ampiamente il consenso. Starlink si è confermata il principale motore di crescita della società. Nonostante i risultati molto positivi, il titolo ha perso oltre il 7% nelle contrattazioni after-hours.
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