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14:12 · 18 marzo 2026

📉L'oro perde il 2%

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La Federal Reserve è ampiamente attesa a mantenere i tassi d’interesse invariati, segnalando al contempo una pausa prolungata nel suo ciclo di politica monetaria. Tuttavia, il contesto si sta facendo sempre più complesso: uno shock sul mercato del petrolio sta spingendo l’inflazione verso l’alto, mentre iniziano a emergere i primi segnali di rallentamento dell’attività economica e di un mercato del lavoro più debole. I mercati seguiranno con attenzione la conferenza stampa del Presidente della Fed Jerome Powell alle 19:30, così come le proiezioni economiche aggiornate. In attesa della decisione, i rendimenti stanno leggermente calando, mentre l’oro perde quasi il 2%, scendendo intorno a 4.900 dollari l’oncia.

18:00 CET, decisione sui tassi della Fed (USA): Previsione: 3,75% | Precedente: 3,75% (comunicato FOMC + proiezioni)

  • Previsioni medie tassi Fed (livello attuale): Previsione: 3,375% | Precedente: 3,625%

  • Previsioni medie tassi Fed (anno prossimo): Previsione: 3,125% | Precedente: 3,375%

  • Previsioni medie tassi Fed (prossimi 2 anni): Previsione: 3,125% | Precedente: 3,125%

  • Previsioni medie tassi Fed (lungo termine): Previsione: 3,125% | Precedente: 3,0%

18:30 CET, discorso del Presidente della Fed Jerome Powell

Scenario base e opinione di Bloomberg Economics

Lo scenario di base prevede tassi compresi tra 3,50% e 3,75%, ma la decisione potrebbe non essere unanime. Alcuni membri del FOMC potrebbero dissentire a favore di un taglio, in particolare Stephen Miran e potenzialmente Christopher Waller, per i quali la decisione rimane delicata. A febbraio, Waller aveva indicato le condizioni che giustificherebbero una pausa: inflazione vicina al 2% (dopo aggiustamenti tariffari) e un mercato del lavoro in indebolimento. I dati recenti soddisfano parzialmente questi criteri: l’inflazione core si sta stabilizzando e il report sulle payroll di febbraio è stato debole, anche se il forte dato di gennaio continua a complicare il quadro.

Nuovo fattore: petrolio e conflitto

La riunione di marzo si svolge in un nuovo contesto di rischio. Il conflitto che coinvolge l’Iran ha spinto i prezzi del petrolio nella fascia 80–100 dollari al barile, impattando direttamente le prospettive inflazionistiche.

La Fed probabilmente aggiornerà il comunicato per enfatizzare i “rischi bilaterali”, indicando minacce simultanee di:

  • inflazione più alta (trainata dall’energia)

  • crescita e occupazione più deboli

Questo cambio di narrazione è significativo, poiché segna un allontanamento dal chiaro bias accomodante osservato all’inizio dell’anno.

Proiezioni: inflazione in rialzo, crescita in calo

Le variazioni più visibili compariranno nel Summary of Economic Projections (SEP). L’inflazione PCE è prevista in aumento a circa 3,0% (da 2,4%), con la PCE core a 2,7%.

Contemporaneamente, la Fed dovrebbe ridurre la previsione di crescita del PIL (circa 2,0% da 2,3%) e alzare la stima del tasso di disoccupazione al 4,5%. Il meccanismo dietro queste revisioni è coerente: prezzi dell’energia più alti riducono il reddito disponibile delle famiglie, deprimono i consumi e indeboliscono la domanda di lavoro. Uno scenario stagflazionistico rimane un rischio chiave per quest’anno, sia per il dollaro USA sia per i rendimenti obbligazionari.

Dot plot: leggermente più restrittivo

Le revisioni al rialzo dell’inflazione dovrebbero riflettersi nel dot plot, con il percorso dei tassi previsto leggermente più alto rispetto a dicembre, senza però modificare le aspettative medie per il 2026. Lo scenario centrale indica ancora un taglio di 25 bp, e nessun partecipante dovrebbe prevedere rialzi. Anche la membro più hawkish, Beth Hammack, dovrebbe mantenere un percorso stabile, considerando la politica attuale come sostanzialmente neutra.

Comunicazione: lieve cambiamento di tono

L’aggiustamento più probabile della forward guidance sarà evolutivo piuttosto che drastico. La Fed potrebbe sostituire “ulteriori aggiustamenti” con “aggiustamenti futuri”, rimuovendo l’implicito bias accomodante.

Si tratta di un piccolo cambiamento linguistico, ma importante, poiché suggerisce maggiore flessibilità e prontezza ad agire in entrambe le direzioni, inclusa, almeno teoricamente, la possibilità di rialzi.

Mercato del lavoro in indebolimento?

Uno dei dati più sorprendenti dalla riunione precedente è stato il calo di 92k delle nonfarm payrolls di febbraio. Analisi recenti indicano che l’indebolimento reale potrebbe essere maggiore, potenzialmente rivisto a -112k.

Questo è rilevante perché:

  • gli indicatori del settore privato hanno storicamente anticipato revisioni

  • alcuni policymaker potrebbero concludere che il mercato del lavoro non si sta stabilizzando, ma peggiorando

Segnali aggiuntivi dal Beige Book mostrano assunzioni stagnanti in gran parte delle regioni e un rallentamento dell’attività economica tra gennaio e metà febbraio.

Divario all’interno della Fed

Esiste una chiara divergenza nella Fed su come interpretare lo shock di offerta attuale. Dal punto di vista dei modelli (FRB/US), prezzi petroliferi e tariffe più alti dovrebbero essere considerati transitori, a condizione che le aspettative inflazionistiche rimangano ancorate. In questo contesto, la politica ottimale manterrebbe un bias accomodante, poiché prezzi energetici più alti raffreddano la domanda e riducono l’inflazione core.

Tuttavia, l’orientamento dominante nel FOMC è attualmente più prudente. Il fronte restrittivo si concentra sui rischi inflazionistici a breve termine, probabilmente mantenendo i tagli dei tassi in sospeso almeno fino alla prima metà dell’anno.

Scenario: tagli posticipati

Secondo Bloomberg Economics, l’inflazione continuerà a salire a marzo e aprile, con un picco a maggio. Solo successivamente gli effetti di una domanda più debole e di un mercato del lavoro più freddo inizieranno a prevalere.

In questo contesto, la Fed dovrebbe mantenere i tassi invariati nella prima metà dell’anno, per poi essere costretta a tagliare più aggressivamente nella seconda metà per allinearsi al ciclo economico. La riunione di marzo del FOMC sarà probabilmente caratterizzata da un tono più restrittivo, sia nel comunicato sia nelle proiezioni aggiornate. Allo stesso tempo, i dati macroeconomici indicano rischi al ribasso crescenti.

Di conseguenza, la Fed potrebbe trovarsi in una classica trappola di politica monetaria: reagire alle pressioni inflazionistiche di breve periodo ritardando l’allentamento, per poi essere costretta a tagli più rapidi quando le condizioni economiche peggiorano.

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Fonte: xStation5

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