UN RIBASSO CORALE
Se mercoledí si festeggiava il forte recupero dei mercati a ridosso della Fed, ieri abbiamo visto probabilmente il ribasso corale piú forte dell'anno con performance negative di assoluto rilievo. Per fare una panoramica esaustiva, abbiamo visto i mercati ritornare su livelli che non si vedevano da mesi in pochissimo tempo. Nikkei ad esempio é ritornato sui livelli massimi di gennaio, eppure solamente a inizio luglio aveva registrato il suo nuovo massimo storico, livello dal quale ad oggi registriamo una performance del -15%. Dax e Ftse Mib, indici europei caratterizzati dal fatto che non riescono a superare i massimi da marzo, si sono riportati sui livelli massimi di febbraio con una dinamica alquanto spaventosa al ribasso. In Usa forte ritracciamento del Russell che ieri perde il -4% dopo aver tentato l'allungo sui massimi dell'anno, seguito poi dal Dow Jones che si riporta sui massimi di inizio luglio annullando di fatto la dinamica rialzista che si stava formando. Nasdaq e S&P cedono tanto sotto i colpi delle vendite sulle Big 5 che di fatto crollano. Nasdaq registra la peggior performance intraday dell'anno con un ribasso del -4% da massimo a minimo, cosí come S&P500 registra un -3%. La caratteristica principale di queste ultime settimane di mercato é sicuramente la volatilitá che é in palese aumento, una caratteristica peculiare delle fasi ribassiste, soprattutto quando vediamo ribassi consistenti seguiti da rimbalzi altrettanto importanti.
I DATI MACRO NON AIUTANO
Ieri abbiamo assistito all'uscita di alcuni dati macro che hanno di fatto confermato come l'economia Usa sia in rallentamento, un rallentamento che la Fed non sta prendendo assolutamente in considerazione. Aumentano ancora le richieste di sussidi di disoccupazione, soprattutto quello continue che si portano sui massimi pre-pandemici, quindi livelli massimi da circa 4 anni e che di fatto vanno a confermare il trend di peggioramento del tasso di disoccupazione. Inoltre abbiamo anche altri segnali che arrivano dal settore manifatturiero come ad esempio i dati sull'occupazione del settore manifatturiero di ISM che hanno visto ieri un calo fortissimo e repentino che riporta il dato ai livelli dell'estate del 2008. Ricordiamo inoltre che l'inflazione Usa, secondo Truflation, si trova ben al di sotto del 2% ma ció che spaventa di piú di questo dato non é il numero, bensí la tendenza. Al 30 maggio Truflation misurava un'inflazione al 2,7%, ieri abbiamo toccato 1,38%, un calo molto forte in poco tempo dell'inflazione, una tendenza che potrebbe anticipare quello che sará il dato in uscita il 14 di agosto del Bls proprio rispetto all'inflazione. Un calo dell'inflazione, un peggioramento della disoccupazione e del mercato del lavoro, sono ingredienti perfetti per quella che potrebbe essere una recessione negli Usa. Per questo motivo cambiano infatti le aspettative circa i futuri tagli dei tassi da parte della Fed in quanto il FedWatch Tool vede un repentino aumento delle probabilitá al 31% di un taglio tassi dello 0,5%, solamente ieri queste probabilitá erano al 11%.
TASSO DI DISOCCUPAZIONE E NFP DECISIVI
Oggi l'uscita del tasso di disoccupazione e dei NFP sará decisiva per le prossime decisioni della Fed che di fatto sta negando una realtá in peggioramento. Sono ben 3 volte consecutive che il dato sul tasso di disoccupazione esce peggiore rispetto alle stime e un rialzo oggi oltre il 4,1% aprirebbe la strada al raggiungimento dello 0,5% della regola di Sahm, o meglio indicherebbe l'arrivo conclamato di una recessione secondo il Sahm Recession Indicator. Grande attesa anche per i Nonfarm payrolls, un dato che potremmo definire inaffidabile dal 2023 in quanto su 16 dati rilasciati vediamo ben 13 revisioni definitive in negativo e sommando le revisioni vediamo che circa 590.000 posti di lavoro sono stati "bruciati" solamente con la revisione. Questi dati, se visti ulteriormente in negativo per oggi, spingerebbero le aspettative di taglio tassi ancor piú verso una politica monetaria aggressiva per la Fed, con Powell messo alle strette dagli stessi numeri di cui si vanta in ogni conferenza stampa parlando appunto di economia "strong & resilient", una narrativa alla quale il mercato sembra non credere piú. Attenzione quindi al tasso di disoccupazione che potrebbe portarsi pericolosamente oltre i livelli attuali del 4,1% e particolare attenzione anche ai NFP, specialmente la revisione del dato di maggio.
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