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17:44 · 19 febbraio 2026

Michael Burry e Palantir: un noto analista lancia gravi accuse

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Nonostante risultati eccezionalmente solidi, Palantir ha recentemente faticato a riportare la propria valutazione ai livelli ai quali scambiava regolarmente nel 2025.

Michael Burry, analista leggendario e uno dei critici più espliciti di Palantir, ha approfittato di questa debolezza nella valutazione del titolo. Le accuse mosse da Burry sono rilevanti.

Il confronto tra Burry e Palantir non è una novità. Tuttavia, fino a poco tempo fa sembrava che l’iniziativa restasse dalla parte dell’azienda, prima da Denver e ora dalla Florida. Palantir è riuscita a mantenere una valutazione elevata nonostante i recenti ritracciamenti, e i risultati trimestrali continuano a mostrare una crescita enorme, spesso superiore alle aspettative.

Burry ha in passato sostenuto che il modello di business di Palantir non sia scalabile, poiché ogni integrazione viene realizzata “su misura” (bespoke), e che l’azienda non disponga realmente di soluzioni AI proprietarie, facendo invece affidamento su prodotti “off-the-shelf” di operatori come OpenAI e Google. Palantir è una società estremamente “chiusa” e Burry non è in grado di supportare le sue affermazioni con prove concrete; ciononostante, sostiene che l’azienda sia di fatto una società di consulenza che si presenta come una SaaS, la quale a sua volta si presenta come una società di intelligenza artificiale.

Alcuni giorni fa, tuttavia, Burry ha pubblicato ulteriori analisi nelle quali afferma non solo che il modello di business sia subottimale o che la valutazione sia irrealistica, ma che vi siano addirittura elementi di frode contabile.

Secondo queste accuse, Palantir starebbe utilizzando la tecnica del cosiddetto “channel stuffing”, ovvero un riconoscimento dei ricavi “aggressivo” e “creativo” che potrebbe consentire all’azienda di riportare risultati superiori a quelli reali. Un possibile “sintomo” di tale pratica è la crescita dei crediti commerciali a un ritmo superiore rispetto ai ricavi. Nel caso di Palantir, i crediti sono effettivamente cresciuti più rapidamente dei ricavi in 9 degli ultimi 12 trimestri. Nel periodo analizzato, i crediti sono aumentati di venti volte, mentre i ricavi sono cresciuti “solo” di sei volte, e i giorni medi di incasso (Days Sales Outstanding) sono saliti da 20 a 67 giorni.

Tuttavia, oltre all’analisi puramente finanziaria, un analista dovrebbe applicare anche il principio del “rasoio di Occam”. L’analisi di Burry dimostra finora soltanto che il ciclo di incasso si sta allungando — elemento negativo di per sé — ma ciò non implica necessariamente un deterioramento strutturale della società. Palantir sta crescendo rapidamente e i suoi contratti sono di grandi dimensioni e complessi. Tutto lascia intendere che l’azienda stia semplicemente crescendo più velocemente di quanto riesca a integrare le proprie soluzioni con nuovi clienti — una dinamica che suggerisce più un eccesso di domanda che un collasso imminente. La struttura dei flussi di cassa di Palantir potrebbe assomigliare più a quella dei contractor della difesa che a quella di una tipica società tecnologica.

In definitiva, la tesi di Michael Burry potrebbe rivelarsi corretta, ma le prove finora presentate non sono sufficienti per confermarla.

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