Numeri ottimi per Intel che registra la crescita trimestrale piú rapida dal 2011, nel frattempo il Nikkei crolla del -3%, iniziano a pesare le condizioni macro relative al petrolio e allo yen, la situazione risulta essere molto delicata.
Giappone in pericolo
Nikkei crolla del -3%, un ribasso che peró non va ad intaccare i minimi della scorsa settimana seppur mantenendo la dinamica dei prezzi ribassista, quindi l'outlook sull'indice rimane negativo. A scendere sempre i soliti titoli come Kioxia (-4,4%), Softbank (-7,4%), Tokyo Electron (-5,4%) e Advantest (-6,3%), oramai il ribasso é strutturale. Nikkei si mostra come uno degli indici piú deboli a livello tecnico, complice sicuramente la situazione dello yen che continua a scendere nei confronti del dollaro portandosi a ridosso dei 164, livelli che non vediamo da 40 anni. Ovviamente il petrolio gioca un ruolo fondamentale in quanto il Giappone importa circa il 97% del suo fabbisogno di petrolio e i recenti rialzi dei prezzi del WTI stanno di fatto mettendo in difficoltá la gestione dell'economia. Yen debolissimo, petrolio di nuovo in rialzo, l'unico aspetto positivo é l'inflazione che oggi registra un balzo da 1,5% a 1,7%, livelli perfetti a ridosso del target ma ció che ovviamente spaventa é il rialzo del prezzo del petrolio che di recente é tornato a salire sopra i 90 dollari. Da notare come nel corso dell'ultimo mese abbiamo visto un ribasso generalizzato delle singole inflazioni globale, Usa, Europa, Uk, il Giappone é l'unica economia che ha visto un rialzo dell'inflazione.
Yen senza freni
Nessuna avvisaglia tecnica nel breve, la dinamica settimanale é ancora rialzista cosí come quella giornaliera, la situazione tecnica del cambio UsdJpy non vede alcun freno a questa salita che a quanto pare la BoJ non vuole al momento contrastare. Complice un'inflazione a ridosso del target del 2% e i tassi fermi all,1%, il Giappone si trova in una situazione dove potrebbe anche rimanere fermo a livello di tassi, anche se la condizione ideale sarebbe quella di alzare i tassi e ridurre il gap tra inflazione e tassi, comunque giá a livelli relativamente stabili. A quanto pare per la BoJ questa condizione non rappresenta un problema, almeno per il momento. Attesa per il prossimo 30 luglio la riunione di politica monetaria della BoJ.
Il test del Petrolio
Area tra i 94 e i 96 dollari sará cruciale a livello tecnico per vedere se ci sará uno stop di questa salita. Ricordiamo due fattori importanti, il primo é la dinamica negativa dello scorso mese che di fatto segna l'andamento negativo a lungo termine del petrolio, il secondo fattore é riconducibile alla dinamica del 2022. Come detto negli scorsi mesi, il petrolio poteva replicare la dinamica del 2022 e al momento possiamo dire che la replica é stata molto fedele: accumulo di 5/6 mesi, rialzo di oltre il 100% e ribasso di oltre il 30%. Manca ora il rispetto dell'ultima condizione, ossia quella secondo cui il massimo toccato in area 120 dollari sia il massimo da qui ai prossimi mesi. Data la replica fedele del 2022, possiamo ipotizzare che i massimi del petrolio li abbiamo giá visti e che di fatto potrebbe non esserci il pericolo di vedere nuove fiammate rialziste a lungo termine seppur in presenza di tensioni geopolitiche.
BCE immobile
Una Bce immobile, nulla di nuovo e solito approccio data dependent. L'economia ancora é in salute, i consumi e gli investimenti proseguono il loro corso anche se il mercato del lavoro sembra raffreddarsi leggermente con minori "job posting" registrati. Tutto dipenderá quindi, come detto nelle scorse settimane, dall'andamento dell'inflazione, quest'ultimo fattore spinto dai consumi e dal petrolio, due forze al momento contrapposte che potrebbero di fatto caratterizzare non solo l'inflazione ma anche l'andamento dell'economia in generale. Un'inflazione ancora al rialzo potrebbe di fatto strozzare i consumi, questo il timore piú grande per l'economia globale giá reduce da anni di inflazione oramai fuori dai target.
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