- Segnali contrastanti da Teheran: i media statali iraniani hanno smentito le notizie relative a colloqui nel fine settimana con gli Stati Uniti a Islamabad. Condizionando eventuali negoziati a un cessate il fuoco in Libano, Teheran mantiene elevata l’incertezza geopolitica nonostante l’attuale tregua.
- Mercati in modalità “attesa”: le azioni asiatiche sono salite dopo una solida sessione a Wall Street, ma i principali asset restano intrappolati in range ristretti. Gli investitori attendono segnali concreti di de-escalation. EUR/USD rimane elevato vicino a 1,17, mentre l’oro si aggira intorno ai 4.761 dollari l’oncia.
- Petrolio ancora rigido: il Brent si mantiene vicino ai 96 dollari al barile mentre persistono le preoccupazioni sull’offerta. I prezzi erano scesi da 99 a 95 ieri dopo le notizie su una possibile de-escalation israeliana in Libano, ma il mercato non rompe al ribasso in assenza di progressi diplomatici concreti.
- Ottimismo a Wall Street: i futures USA proseguono i guadagni dopo due sessioni robuste. L’indice US500 è in rialzo dello 0,03%, mentre il tecnologico US100 ha guadagnato lo 0,11%.
- Buona performance in Asia: i benchmark regionali hanno trovato supporto durante la notte, con il China CH50 in crescita di quasi l’1% e il Nikkei 225 giapponese in rialzo dello 0,65%.
- Il Giappone aumenta la pressione: il ministro delle Finanze Katayama ha intensificato la retorica, dichiarandosi pronto a intervenire “su tutti i fronti” contro la volatilità speculativa su FX e petrolio. Per attenuare la crisi, Tokyo continua inoltre a rilasciare riserve strategiche di petrolio.
- Ritardi nella leadership della Fed: il rinvio dell’udienza di conferma di Kevin Warsh a causa di documentazione mancante garantisce una continuità temporanea della politica monetaria. Questo ritardo ha alimentato le speculazioni secondo cui Jerome Powell potrebbe mantenere più a lungo del previsto la sua influenza come governatore.
- Ombre di stagflazione in Asia: le banche centrali stanno affrontando un dilemma crescente. La BoJ avverte rischi di stagflazione se il conflitto in Medio Oriente dovesse protrarsi, mentre la Corea del Sud ha mantenuto i tassi invariati per bilanciare le pressioni inflazionistiche con il rallentamento della crescita.
- Divergenza cinese: i nuovi dati mostrano che il PPI (+0,5% a/a) ha posto fine alla fase deflazionistica grazie all’aumento dei costi energetici. Tuttavia, un CPI debole (+1,0% a/a) conferma una domanda interna ancora fragile, complicando lo scenario di reflazione.
- Sorpresa inflazionistica in Giappone: l’inflazione all’ingrosso (PPI) è salita al 2,6% a/a, superando le attese. Questo aumento, guidato dai costi energetici, accresce significativamente le probabilità di un possibile rialzo dei tassi da parte della BoJ ad aprile.
Grafico del giorno: CH50cash – Azioni cinesi all'offensiva (10.04.2026)
Calendario economico – Dati chiave sull'inflazione negli Stati Uniti (10 aprile 2026)
Oggi Inflazione Usa
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