L'inizio della settimana è stato dominato dalle notizie relative alla sospensione delle ostilità tra Stati Uniti e Iran.
🌍 Geopolitica
La notte tra giovedì e venerdì è stata, almeno per il momento, l'ultima caratterizzata dai bombardamenti statunitensi. La sospensione degli attacchi aerei sarebbe dovuta agli avvertimenti dei consiglieri americani, che hanno segnalato una riduzione dei bersagli disponibili e delle scorte di armamenti. Domenica, questa informazione è stata confermata dall'ambasciatore statunitense presso le Nazioni Unite, Mike Waltz, il quale ha sottolineato che la pausa è stata decisa per "lasciare spazio alla diplomazia".
Nello stesso giorno, il presidente Trump ha dichiarato che i colloqui sono effettivamente in corso:
"Stiamo parlando con loro proprio in questo momento. Credo che stiano diventando ogni giorno più seri. Siamo pronti ad agire, ma stiamo negoziando."
Questa notte ha persino definito i negoziati come "colloqui positivi". Allo stesso tempo, come ormai di consueto, ha ribadito che, qualora le trattative dovessero fallire, gli Stati Uniti "torneranno a fare ciò che stavano facendo".
Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha però fornito una versione diversa degli eventi, affermando che al momento non esiste alcun dialogo diretto tra funzionari iraniani e statunitensi. Teheran ha comunque confermato di essere impegnata in colloqui con l'Oman, mediatore chiave nel conflitto. L'obiettivo è definire "meccanismi per il traffico marittimo" nello Stretto di Hormuz. Per ora, come dichiarato da Baghaei, "non vi è alcun cambiamento nello status della navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz".
Teheran ha inoltre dichiarato che sospenderà le proprie azioni di ritorsione "finché gli Stati Uniti manterranno la pausa".
🛢️ Materie prime energetiche
Lo Stretto di Hormuz rimane di fatto chiuso (secondo i dati di Kpler, il traffico navale è limitato a un massimo di una dozzina di navi al giorno, rispetto alle circa 80-140 che transitano normalmente) e le parti restano ancora lontane da un accordo sull'arricchimento dell'uranio.
Il petrolio Brent quota attualmente intorno agli 88 dollari al barile, mentre il WTI si attesta a circa 82 dollari al barile. Si tratta di un calo rispettivamente del 15% e del 12% rispetto ai massimi registrati giovedì.
Anche il gas naturale europeo è in ribasso: sul mercato olandese TTF il contratto con scadenza settembre quota circa 58 dollari per MWh, mentre il Natural Gas (Henry Hub) tratta intorno a 2,75 dollari per MMBtu.
📈 Mercati azionari
Il forte calo dei prezzi delle materie prime energetiche ha favorito un netto miglioramento del sentiment sui mercati globali. La seduta di lunedì si è chiusa in rialzo soprattutto per le borse europee, guidate dal DAX tedesco (+1%) e dall'Ibex 35 spagnolo (+0,8%).
Negli Stati Uniti, invece, il quadro è stato più contrastato. Il Dow Jones ha chiuso in rialzo dello 0,5%, l'S&P 500 ha terminato la seduta invariato, mentre il Nasdaq 100 ha perso lo 0,2%. La debolezza è stata principalmente causata dal settore dei semiconduttori, che ha restituito parte dei forti guadagni delle sedute precedenti. Sandisk ha perso l'11,3%, ASML il 5,4%, Nvidia il 5% e Seagate il 4%.
A seguito del proseguimento del ribasso di Nvidia, Apple è tornata a essere la società con la maggiore capitalizzazione di mercato, pari a circa 4.950 miliardi di dollari.
Figura 1: Migliori e peggiori titoli del Nasdaq 100 (27/07/2026).

Fonte: Team di ricerca di XTB 28/07/2026
Questo movimento può essere interpretato in parte come una presa di profitto in vista della pubblicazione dei risultati trimestrali dei prossimi hyperscaler. Tuttavia, potrebbe aver inciso anche la notizia dei progressi compiuti dai produttori cinesi nello sviluppo di macchinari proprietari per la produzione di semiconduttori. Secondo alcune indiscrezioni, è infatti in fase di sviluppo una tecnologia DUV (Deep Ultraviolet Lithography), fondamentale per la produzione di chip avanzati.
🌏 Asia
Le vendite nel settore dei semiconduttori non hanno risparmiato i mercati asiatici. L'indice sudcoreano KOSPI ha perso oltre il 10%, trascinato principalmente da Samsung (-13,2%) e SK Hynix (-7,5%).
Anche il Nikkei 225 giapponese (-4,3%) e lo Shanghai SE Composite cinese (-1,3%) hanno chiuso in ribasso, mentre l'Hang Seng è riuscito a mantenersi leggermente in positivo (+0,2%).
🧈 Metalli preziosi
È difficile individuare una direzione chiara per i prezzi dei metalli preziosi. Dopo l'apertura dei mercati di lunedì, sia l'oro sia l'argento avevano inizialmente registrato dei rialzi, successivamente azzerati nel corso della seduta, nonostante il calo dei rendimenti dei titoli di Stato decennali nelle principali economie. Anche oggi entrambi i metalli proseguono la loro fase di debolezza.
L'oro quota circa 4.045 dollari l'oncia troy, in calo dello 0,8% rispetto all'inizio della giornata, mentre l'argento scambia intorno a 57,2 dollari l'oncia, in ribasso del 2,1%.
📈 Dati macroeconomici e politica monetaria
Le pubblicazioni macroeconomiche di ieri sono state piuttosto limitate. La seconda parte della settimana sarà invece più ricca di appuntamenti, con la diffusione dei dati sull'inflazione in Europa e negli Stati Uniti. Nel caso degli USA, l'attenzione sarà rivolta all'indice PCE, la misura dell'inflazione preferita dalla Federal Reserve, pubblicata con un ritardo di un mese.
L'attenzione principale dei mercati sarà però rivolta alle riunioni delle principali banche centrali. Martedì la Federal Reserve comunicherà la propria decisione sui tassi di interesse, giovedì sarà il turno della Bank of England, mentre nella notte tra giovedì e venerdì toccherà alla Bank of Japan.
Non ci aspettiamo variazioni dei tassi da parte di nessuna delle tre banche centrali. Tuttavia, tutte dovrebbero mantenere un tono restrittivo (hawkish), orientando i mercati verso un possibile rialzo dei tassi nella riunione successiva, scenario che al momento rappresenta l'ipotesi di base.
Germania
L'indice IFO sul clima economico in Germania è salito a 86,6 punti, mentre la componente relativa alle aspettative delle imprese è aumentata a 86,7 punti. Non si sono invece registrati miglioramenti nella valutazione della situazione attuale.
Nel complesso, i dati sono coerenti con i recenti indicatori PMI, che continuano a suggerire un graduale miglioramento del quadro economico, in particolare nel settore manifatturiero.
Stati Uniti
Gli ordini di beni durevoli sono aumentati a giugno dello 0,3% su base mensile, un dato significativamente inferiore alle attese del mercato (+2,5%). Gli investitori si aspettavano un rimbalzo più deciso dopo il calo del 4% registrato a maggio.
Il dato inferiore alle aspettative è dovuto principalmente alla minore domanda nel comparto dei trasporti. Gli ordini di beni strumentali core, invece, si sono mantenuti solidi, contribuendo a rassicurare parzialmente i mercati.
È inoltre proseguita la crescita della spesa legata all'intelligenza artificiale: i principali contributi al rimbalzo di giugno sono arrivati dai comparti computer ed elettronica (+3,1% su base mensile). Positivo anche l'andamento dei metalli di base (+1,1% m/m) e delle apparecchiature e degli elettrodomestici elettrici (+0,9% m/m).
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