11:03 · 1 luglio 2026

PMI manifatturiero dell'Eurozona: EURUSD in lieve rialzo grazie alla crescita della produzione e all'allentamento delle pressioni inflazionistiche 🇪🇺

Il settore manifatturiero dell’Eurozona ha mostrato una resilienza incoraggiante alla chiusura della prima metà dell’anno. Sebbene l’indice S&P Global Eurozone Manufacturing PMI sia sceso leggermente a un minimo di quattro mesi, attestandosi a 51,4 a giugno (da 51,6 di maggio), è rimasto comunque in territorio di espansione per il quinto mese consecutivo.

I dati sottostanti evidenziano una dinamica settoriale complessa: la produzione industriale sta accelerando, le catene di approvvigionamento restano sotto pressione ma mostrano segnali di stabilizzazione, e il calo dei costi energetici sta fornendo un sollievo significativo ai produttori.

L’EUR/USD è salito leggermente dopo che i dati sull’inflazione di Francia, Germania e dell’intera Eurozona sono risultati superiori alle attese. Tuttavia, il cambio rimane confinato nel range 1,1380–1,1430, con ulteriori catalizzatori di volatilità — tra cui l’inflazione HICP dell’Eurozona, il rapporto sull’occupazione ADP e il panel di Sintra con i principali presidenti delle banche centrali — attesi nel corso della sessione. Il momentum rialzista potrebbe rafforzarsi se l’EUR/USD dovesse superare le sue principali medie mobili esponenziali (EMA). Al momento della scrittura, il cambio è in calo dello 0,15%. Fonte: xStation5

Dinamiche settoriali: produzione vs domanda

Nonostante il lieve calo del PMI headline, la produzione manifatturiera effettiva ha registrato un significativo miglioramento, segnando il trimestre più forte per la produzione industriale dell’area euro dall’inizio del 2022.

Accelerazione della produzione: l’indice PMI Output del manifatturiero è salito a un massimo di due mesi a 51,7 (da 51,3 di maggio), segnando sei mesi consecutivi di aumento dei volumi produttivi.

Divergenze geografiche: la crescita della produzione è stata diffusa in tutta l’Eurozona, con Spagna e Francia come unici paesi a non registrare espansione a giugno.

Domanda fragile: i nuovi ordini sono tornati a crescere dopo la stagnazione di maggio, ma l’aumento è stato marginale. La domanda estera (che include anche il commercio intra-Eurozona) continua a rappresentare un freno, contraendosi per il secondo mese consecutivo.

Persistenti tensioni sulle supply chain: l’indice dei tempi di consegna dei fornitori è salito a un massimo di tre mesi, segnalando un leggero allentamento delle pressioni logistiche. Tuttavia, la capacità dei fornitori resta sotto forte stress, con tempi di consegna ancora ben al di sotto dei livelli precedenti al conflitto in Medio Oriente.

Pressioni inflazionistiche in calo e moderazione dei tagli occupazionali

Un elemento chiave del sondaggio di giugno è stato il chiaro raffreddamento del contesto dei costi, guidato principalmente dal forte calo dei prezzi internazionali del petrolio.

Inflazione dei costi al livello più debole da marzo: sebbene i costi di input restino elevati, il ritmo dell’inflazione dei prezzi in input è rallentato a giugno, interrompendo una tendenza rialzista iniziata a settembre dello scorso anno.

Prezzi alla produzione meno aggressivi: in linea con il sollievo sui costi, i produttori dell’Eurozona hanno moderato anche la loro politica di prezzo. L’inflazione dei prezzi di vendita è scesa a un minimo di tre mesi.

Riduzione moderata dell’occupazione: il numero di dipendenti nel settore manifatturiero ha continuato a diminuire a giugno, ma il ritmo dei tagli è stato contenuto e più lento rispetto a maggio.

Fiducia in ripresa: l’ottimismo delle imprese sulle prospettive future è salito a un massimo di quattro mesi, proseguendo il recupero dal minimo di 17 mesi registrato ad aprile. Tuttavia, le aspettative a un anno restano leggermente sotto la media storica.

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