14:53 · 8 ottobre 2026

Un balzo del 4% dei prezzi del petrolio pesa sugli indici (08.10.2026)

Punti chiave
Punti chiave
  • Il petrolio Brent sale di oltre il 4%, superando i 104 dollari al barile, a causa dell’escalation delle tensioni in Medio Oriente.
  • L’uragano Isaias costringe a interrompere circa un quarto della produzione di petrolio nel Golfo del Messico.
  • Il rendimento dei Treasury USA a 10 anni sale di 5 punti base, al 5,35%, mentre l’aumento dei prezzi del petrolio alimenta i timori sull’inflazione.
  • Le azioni europee scendono nel complesso, con l’Euro Stoxx 50 in calo dell’1,1% e il settore bancario sotto pressione.
  • Le azioni Samsung perdono quasi il 2,5%, nonostante l’azienda abbia registrato un utile operativo record nel terzo trimestre, superiore a 100.000 miliardi di KRW.
  • L’oro sale a circa 4.120 dollari l’oncia, sostenuto dai timori sull’inflazione e dalla ripresa della domanda cinese.

La seduta di giovedì è stata caratterizzata da un forte rimbalzo dei prezzi del petrolio, che ha innescato una nuova ondata di vendite sia sui mercati azionari sia sui titoli di Stato. Gli investitori tornano a concentrarsi sull’aumento dei rischi geopolitici e sulle possibili conseguenze sull’inflazione.

Materie prime

Il petrolio Brent guadagna oggi oltre il 4%, superando i 104 dollari al barile. Il WTI registra un rialzo simile, arrivando a sfiorare i 92 dollari.

A spingere i prezzi sono soprattutto le notizie che mettono in discussione l’ipotesi secondo cui l’amministrazione Donald Trump avrebbe evitato di intensificare il conflitto con l’Iran fino alle elezioni di metà mandato di novembre.

Figura 1: Petrolio Brent e WTI (2026)

Fonte: Team di ricerca di XTB, 08.10.2026

Le tensioni aumentano ulteriormente a causa della ripresa degli attacchi degli Houthi. Negli ultimi due giorni, i ribelli hanno colpito due aeroporti sauditi, a Riad e Abha, causando tre vittime e decine di feriti.

A pesare sui rischi dal lato dell’offerta è anche l’uragano Isaias, il primo della stagione atlantica, che ha costretto i produttori del Golfo del Messico a interrompere circa un quarto della produzione di petrolio greggio e il 16% circa di quella di gas naturale. La tempesta dovrebbe intensificarsi ulteriormente e raggiungere le coste della Louisiana e del Texas tra venerdì sera e sabato.

Mercato obbligazionario

L’aumento dei prezzi del petrolio alimenta i timori per un’inflazione persistente, favorendo una nuova fase di vendite sui titoli di Stato. Il rendimento dei Treasury USA a 10 anni sale di circa 5 punti base, al 5,35%.

Un movimento ancora più marcato si osserva sui titoli di Stato francesi, i cui rendimenti salgono di 9 punti base, al 4,95%. Il tema è stato analizzato più nel dettaglio nel commento azionario di ieri.

Figura 2: Petrolio WTI e rendimento dei Treasury USA a 10 anni (2026)

Fonte: Team di ricerca di XTB, 08.10.2026

È interessante notare che attualmente ben il 38% dell’intero mercato delle obbligazioni societarie francesi investment grade offre un rendimento inferiore rispetto a titoli di Stato francesi comparabili. All’inizio del 2026, questa quota corrispondeva ad appena 12 miliardi di euro.

Gli investitori considerano quindi le aziende con ricavi solidi e una forte esposizione ai mercati internazionali, come L’Oréal o TotalEnergies, un rifugio più sicuro rispetto ai titoli di Stato francesi.

Figura 3: Differenziale di rendimento dei titoli di Stato a 10 anni tra Francia e Germania (2026)

Fonte: Team di ricerca di XTB, 08.10.2026

Mercato azionario

Le vendite sui mercati del petrolio e obbligazionario si stanno riversando anche sulle azioni. I futures sull’S&P 500 sono in calo dello 0,4%, indicando una seconda giornata consecutiva di ribassi dopo i recenti massimi record.

Anche i principali indici europei sono nettamente in territorio negativo. L’Euro Stoxx 50 perde l’1,1%, il CAC 40 francese cede lo 0,9%, il FTSE MIB italiano scende dell’1,3%, mentre il DAX tedesco è in calo dello 0,8%.

Figura 4: Titoli migliori e peggiori dell’Euro Stoxx 50 (08.10.2026)

Fonte: Team di ricerca di XTB, 08.10.2026

Il settore bancario europeo è particolarmente sotto pressione, con l’indice Stoxx 600 Banks in calo di quasi il 2%. I timori legati alla situazione fiscale della Francia stanno pesando sul sentiment e potrebbero dissuadere la BCE dall’avviare un ciclo aggressivo di rialzi dei tassi, che i mercati avevano precedentemente già scontato.

Figura 5: Treemap dell’Euro Stoxx 50 (08.10.2026)

Fonte: Team di ricerca di XTB, 08.10.2026

Anche i titoli del settore dei semiconduttori stanno registrando una performance negativa, con i risultati trimestrali di Samsung al centro dell’attenzione. Nonostante un aumento di dieci volte dell’utile operativo, i risultati non hanno soddisfatto le aspettative degli investitori, facendo scendere il titolo di quasi il 2,5%. L’utile operativo preliminare di Samsung nel terzo trimestre ha superato per la prima volta i 100.000 miliardi di won sudcoreani, raggiungendo 107.400 miliardi di KRW, pari a circa 80 miliardi di dollari. I ricavi sono saliti a 195.000 miliardi di KRW, sostenuti soprattutto dalla domanda di chip di memoria HBM e DRAM.

Politica monetaria

Christopher Waller, uno dei membri del FOMC che si è espresso più apertamente di recente, ha dichiarato oggi che saranno probabilmente necessari ulteriori rialzi dei tassi di interesse per riportare l’inflazione verso l’obiettivo. Ha tuttavia sottolineato che la banca centrale mantiene flessibilità sulle tempistiche e non deve necessariamente inasprire la politica monetaria a un ritmo aggressivo, con rialzi a ogni riunione consecutiva. I mercati stanno già scontando pienamente un rialzo dei tassi a dicembre, mentre attribuiscono una probabilità inferiore al 20% a un intervento nella prossima riunione, prevista per la fine di ottobre.

Metalli preziosi e criptovalute

L’oro guadagna oggi circa lo 0,3%, salendo a circa 4.120 dollari l’oncia, poco al di sopra del minimo delle ultime nove settimane raggiunto ieri. I prezzi sono sostenuti dai timori sull’inflazione legati al forte aumento dei prezzi del petrolio, oltre che dal ritorno degli acquirenti cinesi dopo la festività della Golden Week. La ripresa dei prezzi deve tuttavia fare i conti con la maggiore forza del dollaro USA, con l’indice del dollaro vicino ai massimi dell’anno. L’oro resta circa un quinto al di sotto dei livelli precedenti allo scoppio del conflitto tra USA e Iran. L’argento perde oggi circa l’1,4%, mentre il Bitcoin scende di circa lo 0,4%.

Figura 6: Oro (2026)

Fonte: Team di ricerca di XTB, 08.10.2026

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Michał Jóźwiak, Analista dei mercati finanziari presso XTB

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